La Coppa del Mondo non è soltanto una competizione sportiva, è uno status simbolo, una corona d’alloro poggiata sul capo di chi, tra svariate centinaia di giocatori, è riuscito a ritagliarsi un posto prezioso tra le fila della sua nazionale. A volte può essere soltanto un inizio, altre il sogno di una vita, ancora, però, un addio, una chiusura di un capitolo meraviglioso. Quello che conta, alla fine di tutto, è esserci, scendere in campo rivestiti dei colori della propria casa, lottare e portare in alto, con sudore e gloria, ciò che contraddistingue un uomo: il suo paese, la sua nazionalità, la sua bandiera, la sua appartenenza.
Quando si parla di Mondiali, la competizione calcistica più importante al mondo, non si può non pensare alla magia, al fascino, all’attrazione che concentra su di se milioni di spettatori per circa un mese di puro calcio. É vero, la favola italiana per la nazionale si è spenta da un po’, ma le favole non si limitano ai nostri confini. Non potremmo esultare ai goal degli azzurri, ma potremmo gioire illuminati dalle imprese degli altri, coccolarci con storie d’amore che sembrano ormai destinate a finire e, comodi dal nostro divano, gustarci la bellezza del miglior calcio che ci sia.
Così, nel nostro viaggio col pensiero, potremmo perderci tra le miriade di storie che arriveranno alla loro conclusione una volta terminata questa festa calcistica. Tra tutti, un uomo in particolare è pronto a giocarsi il tutto per tutto, nella sua ultima (probabilmente) apparizione: Neymar da Silva Santos Júnior, contro ogni aspettativa, ha ricevuto la chiamata alle armi dal nuovo CT del Brasile, Carlo Ancelotti. O’Ney, dopo essere tornato a militare al Santos, squadra che lo ha battezzato e lanciato nel mondo dei grandi, non sembrava potesse avere l’occasione di rientrare nella rosa della sua nazionale; complici gli infortuni e un campionato meno competitivo rispetto agli standard europei, nessuno credeva più, nemmeno lui, nella chiamata tanto attesa. Però, come un fulmine a ciel sereno, Ancelotti ha deciso di farlo rientrare, probabilmente conscio che questa potrebbe essere l’ultima volta che una Coppa del Mondo ospiterà uno dei talenti più cristallini che il gioco del pallone abbia mai visto.

Le lacrime di Neymar dopo la convocazione parlano da sole, e ci raccontano di un uomo fragile che si è sempre nascosto dietro numeri funambolici e giocate extra-terrene, proteggendo quella fragilità di un uomo che avrebbe solo voluto essere il migliore, senza vivere all’ombra di nessuno migliore di lui. E la nazionale brasiliana è sempre stata questo posto per lui, anche se, purtroppo, non è ma riuscito a coronare il sogno di riportarla nell’Olimpo.
Al di là di ogni aspettativa, che personalmente non ho, nei confronti di un giocatore limpido e meraviglioso come O’Ney, che per il calcio ha già dato tanto, forse fin troppo, quello che mi auguro è che questo ultimo ballo sia per lui l’occasione per divertirsi e lasciare il calcio in modo trionfale. Non credo che avrà un ruolo da protagonista assoluto, e non credo nemmeno sia giusto aspettarselo, la concorrenza è serrata e i giocatori di livello sono tanti. Quello che mi importa sarà rivederlo calpestare il rettangolo verde sotto i riflettori del grande pubblico, vestito con la sua 10 sulle spalle e cinto dalla sua camiseta VerdeOro. Poi chissà, che per mano degli Dei del Calcio, non sia ancora in grado di scrivere la storia, una volta per tutte. Non ci resta che aspettare.
Ci vediamo presto Ney, goditi fino in fondo la tua última dança.
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