I campioni si riconoscono per la loro capacità di affrontare le avversità e di gestire i momenti positivi. Le leggende, invece, possiedono un’aura che prescinde dal tempo e dallo spazio. Quando un campione inizia la sua attività, ci si aspetta sempre qualcosa che vada a pareggiare o migliorare di poco le prestazioni precedenti, con il semplice intento di riconfermarsi al top. Quando invece una leggenda muove i suoi passi in una prova, c’è qualcosa di magico che si crea nell’aria: le particelle si allineano, l’atmosfera cambia forma e la percezione di ciò che è possibile muta, trasformando l’impensabile in realtà.
Federica Brignone arriva a Cortina da campionessa, con un palmarès invidiabile, ma con ancora una mattonella da inserire: l’Oro olimpico. Arriva però senza aspettative eccessive, con un bagaglio pieno di sogni e di certezze, ma con la tranquillità di chi sa di non avere nulla da dimostrare.
Solo dieci mesi prima, il 3 aprile 2025, mentre si disputavano le Finali dei Campionati Italiani, una caduta rovinosa aveva fatto scendere il gelo sulle speranze di vederla nuovamente in pista, o addirittura semplicemente sulle sue gambe. Frattura scomposta del piatto tibiale, della testa del perone e gravi danni ai legamenti del ginocchio sinistro. Le prospettive erano totalmente grigie: si temeva il peggio e i medici arrivarono perfino a ipotizzare un danno permanente. Si pensava che Federica non sarebbe più potuta tornare sugli sci.
Invece, dopo mesi di agonia e terapia riabilitativa, la Tigre si è rialzata, dopo essersi leccata a lungo le ferite, con un solo obiettivo in testa: Milano-Cortina 2026, per provare quanto meno a lottare per la gloria di un alloro olimpico.
Ed è lì, tra le montagne e i cumuli di neve argentata, che la campionessa è diventata leggenda. Perché è quando sei libero dalle aspettative che tutto può collocarsi verso la perfezione; è nel districarsi delle strade del destino che il percorso verso la gloria si fa chiaro.
Non smettere mai di lottare, anche quando sembra che non ci sia più nulla da dimostrare.
E così, solo tre giorni fa, ciò che sembrava impensabile si è realizzato: Federica ha vinto un Oro dal sapore di rivalsa. Con una prestazione meravigliosa si è messa alle spalle la concorrenza, lasciando soltanto briciole di ghiaccio a chi, impotente, la inseguiva.
L’obiettivo è stato conseguito con quella caparbietà selvaggia che richiama il casco luminoso, coi colori di una belva della giungla, per una che invece vive tra ghiaccio e freddo artico.
Così la Regina delle Nevi, oggi — domenica 15 febbraio 2026 — ha deciso di mettere un’ulteriore firma su un’epopea già eroica, vincendo ancora, assaporando ancora una volta l’Oro olimpico, a tre giorni di distanza da quello ottenuto nel Super G e a 318 da quel terribile infortunio che sembrava aver messo fine alla sua carriera sciistica.
Così l’Italia guarda il medagliere e sogna. La Norvegia non è più irraggiungibile. Ma oltre ai numeri resta un’immagine: una sciatrice che, meno di un anno fa, lottava per tornare a camminare senza dolore e oggi domina la montagna olimpica.
I campioni vincono. Le leggende resistono al tempo.
A Cortina, Federica Brignone ha fatto entrambe le cose.
Autore
Giuseppe Serra
