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Dietro la maschera di Charlie Charles
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Dietro la maschera di Charlie Charles

autore
Massimiliano Rossetti Massimiliano Rossetti
mensile
Mensile di Aprile 2026: dolce e amara rivoluzioneMensile di Aprile 2026: dolce e amara rivoluzione
pubblicazione
08/04/2026
categoria
CulturaCultura
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3

tag
musicamusica

Paolo Alberto Monachetti, in arte Charlie Charles, è un produttore musicale classe ’94, nato a Milano. È diventato famoso con l’avvento della trap in Italia, soprattutto come produttore di Sfera Ebbasta, con cui ha realizzato innumerevoli brani e quattro album: XDVR (2015), che ha lanciato entrambi, Rockstar (2018), Famoso (2020) e, infine, X2VR (2023), in co-produzione. Questo percorso gli ha permesso di affermarsi come uno dei migliori produttori della scena, con una continuità quasi impressionante: come se ogni suo pezzo fosse destinato a diventare una hit. Il cantante si prende le luci dei riflettori, diventa un idolo, un esempio. Il producer resta dietro. Ma Charlie Charles è sempre stato un’eccezione: uno di quei produttori capaci di acquisire notorietà e rilevanza mediatica al punto che, a un certo momento, la sua assenza si è fatta sentire. Perché qualcosa è cambiato. Dopo i successi, la gloria e i soldi, è arrivato un punto di rottura. E per la prima volta decide di raccontarlo con un album tutto suo: La bella confusione, uscito nell’ottobre 2025. Qui il vero protagonista è lui, con le sue fragilità. Paolo parla di sé, della sua vita, servendosi delle voci di artisti amici per dare forma a una musica intima, fatta di paure, attacchi di panico, richieste d’aiuto e bisogno di raccontarsi per quello che è davvero. Comunicare diventa essenziale quando non è più una scelta, ma un’esigenza. Per anni lo abbiamo riconosciuto attraverso i suoi beat. Oggi, invece, possiamo conoscerlo attraverso le sue parole. Non più soltanto per il suo talento, ma per le sue difficoltà. Chiudersi in studio, ricominciare, creare qualcosa di diverso: questo album non è ciò che volevano gli altri, né l’industria, né un genere che ha dominato classifiche, palazzetti e piazze. È l’opposto. È un’uscita dagli schemi, una lotta, una ricerca identitaria profonda. Il produttore meneghino ha scelto di mostrare la sua confusione per farci entrare nel suo mondo e permetterci, finalmente, di guardarlo con occhi diversi, liberandosi di uno stereotipo che lo stava schiacciando. Un cambiamento che si percepiva già nella sua partecipazione al disco di Ernia, Per soldi e per amore. Ma qui non cambiano solo le tematiche: cambia il suo approccio alla musica. La “confusione” di cui parla non è quella romantica di Lucio Battisti, dove è uno stato emotivo legato ai sentimenti e alle relazioni. Qui, invece, è qualcosa di diverso, di identitario ed esistenziale. Una frattura interna che porta a mettersi in discussione e a ricostruirsi. Ed è “bella” proprio perché riesce nel suo intento: mostrarsi, mettendo a nudo l’uomo e il produttore in tutte le sue sfaccettature. Come dice nella traccia “Paolo”, non è più il bambino che sognava di diventare un musicista: è il ragazzo che ce l’ha fatta, dopo un percorso lungo e difficile. Ma proprio per questo, ora sente il bisogno di affrontare tutto ciò che si è portato dentro. Nel brano omonimo si concentra il senso dell’intero album: non è solo una canzone, ma un atto di identità. Dare il proprio nome a una traccia significa prendersi la responsabilità di ciò che si è, senza più nascondersi dietro il successo. Ci parla di “Paura” e “Attacchi di panico”, che lo tormentano dal 2016. Da un episodio isolato sono diventati una presenza costante, un peso da portarsi addosso ogni giorno. Uno stato d’animo incessante che prende il sopravvento, “che ti promette di ammazzarti ma che ti lascia lì”. E si resta vivi, anche quando non si vorrebbe. Ed è forse proprio da lì che bisogna ripartire. Perché, dietro tutto questo, c’è ancora un cuore che vuole battere. Charlie ne parla anche sotto un post su Instagram, accompagnando ogni brano come se fosse una tappa del suo percorso, un racconto necessario per capire davvero ciò che ha vissuto. Ed è un “Superstite”, perché quel percorso lo ha affrontato, lo ha attraversato fino in fondo. Se prima ha combattuto da solo, ora quella battaglia diventa condivisa. Il ritorno con Sfera Ebbasta, in “Una volta in più”, ha qualcosa di profondamente romantico: due ragazzi che non avevano nulla e che insieme si sono presi tutto. Il brano ripercorre il loro percorso, ma va oltre il successo: racconta ciò che resta. Il legame, il bisogno di esserci, di sostenersi. Perché tutto può cambiare, ma certi rapporti no. E l’amore non può essere sostituito dai soldi. La canzone che mi colpisce di più emotivamente è “Autoritratto” con Nayt. È uno dei momenti più lucidi del disco: non c’è più filtro, non c’è più protezione. È uno specchio in cui Paolo si guarda davvero, accettando anche le parti più scomode. Non è un’immagine costruita, ma una verità esposta. E poi c’è “Grazie”, che suona come una chiusura sospesa. Un momento di consapevolezza e riconoscenza, verso chi c’è stato e verso chi ha ascoltato. Non è solo un ringraziamento: è la presa di coscienza di un percorso che, nelbene e nel male, lo ha reso ciò che è. Ogni traccia rappresenta un frammento di questo viaggio. Ma il punto è chiaro: questo non è solo un album, è un passaggio umano.

Charlie Charles si è tolto la maschera. Paolo Alberto Monachetti si è fatto vedere. E forse è proprio questa, alla fine, la sua vera vittoria.

Gli ascolti perdono valore, i numeri non contano più.

Resta solo la musica.

E quindi, buon ascolto

© Punto e Virgola ©

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