Mi è successo raramente di vedere partite di questo tipo. Una squadra domina per 85 minuti prendendo due pali, segnando due volte, gestendo il possesso palla con testa e cuore. E poi, bastano 5 minuti per crollare completamente. Il Belgio non ha giocato per quasi tutta la partita: anche dopo i cambi, che poi si sono dimostrati fondamentali, i giocatori sembravano non avere organizzazione né voglia di provare a pareggiare. Poi, un gol di rapina di Lukaku cambia tutto. L’attaccante del Napoli riapre la partita e il Senegal esce dal campo; non c’è più nulla di quanto dimostrato dal primo minuto. Raddoppiano le occasioni per i Diavoli Rossi che, dopo tre minuti, pareggiano la partita con un colpo rocambolesco di Tielemans. La gara, stravolta completamente, sembra andare nella direzione del Belgio in più occasioni. Il Senegal arretra, fa muro e difende il risultato, cosa che prima di questo momento non aveva mai fatto. I calciatori hanno paura di iniziare l’azione dalla difesa e lanciano via ogni pallone, come se avessero il terrore di subire il terzo gol nel giro di dieci minuti complessivi. La fierezza, il coraggio e la forza che hanno sempre contraddistinto i Leoni della Teranga diventano invisibili. Inizia un recupero lunghissimo, angosciante per i senegalesi, e si finisce nella confusione generale ai tempi supplementari. I cambi dell’allenatore Pape Thiaw incidono pochissimo: Lamine Camara entra, si fa ammonire e nel secondo tempo supplementare sarà protagonista in negativo dell'episodio chiave del match; Pape Matar Sarr non è all’altezza e non dà nessun tipo di apporto alla squadra; infine, Mbaye, tra i cambi degni di nota, non riesce a capitalizzare l’unica vera occasione del Senegal dall'85° minuto in poi. Per il resto, il talento parigino crea poco.La partita si spegne piano piano verso i rigori. Non per il Belgio, però, e nemmeno per Lukebakio, che sfiora un gol incredibile trovando solo la traversa. E non per Tielemans che, grazie al suo ennesimo inserimento, rimedia un rigore di fondamentale importanza a ridosso del 120° minuto: il rigore della rimonta. Fallo di Lamine Camara, penalty assegnato dopo il consulto del VAR e, nell’attesa: proteste dei giocatori del Senegal, ressa sul dischetto e un Lukaku pensieroso. Romelu, però, non batte, una scelta che spiazza pure la regia; batte Tielemans, colui che si è procurato il rigore e vero protagonista di questa partita. Il centrocampista va a segno, fa doppietta e regala alla sua Nazionale un’incredibile qualificazione, guadagnata sul campo oltre qualsiasi pronostico. Dopo non aver visto palla per quasi tutto il match, ai belgi sono bastati cinque minuti per riconquistare fiducia, lavorare su ogni pallone e trovare la rete. La caparbietà dei diavoli rossi va riconosciuta, così come la forte personalità nel riprendere in mano una partita già persa. Il Senegal non ha alibi, ma solo tanto da rimpiangere. Sembrava una squadra inarrestabile, capace di mettere in seria difficoltà Francia e Norvegia e di surclassare un Belgio apparentemente anonimo. Alla fine, però, si è autodistrutta: un blackout mentale irreparabile e senza vere ragioni, per com’erano andate le cose fino a quel momento. Eppure, finisce proprio così il percorso dei senegalesi in questo Mondiale. È una fine troppo prematura per quello che hanno fatto vedere, ma sarà sicuramente l’occasione per migliorarsi e ripresentarsi al prossimo torneo più padroni di sé stessi e più capaci di gestire il campo. È una squadra che sostanzialmente ha tutto, e lo ha dimostrato lungo l’intero arco del torneo. E l’abbiamo notato anche in coppa d’Africa. Vederli perdere in questo modo è stata una vera sorpresa. L’ennesimo dramma sportivo. I Leoni della Teranga lasciano il campo in lacrime, mentre il Lumen Field di Seattle resta senza parole: finisce nel modo più crudele la favola africana che aveva fatto innamorare i tifosi, di tutto il mondo.
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