Molti speravano sarebbe stata la serata in cui il tempo avrebbe presentato il conto a Cristiano Ronaldo, soprattuto alla luce di una prestazione deludente nell’esordio contro la Repubblica Democratica del Congo. Come da decenni ci ha abituati CR7, però, alle critiche (inevitabili) che accompagnano ogni campione sul viale del tramonto si risponde con i fatti. E il centro avanti più forte della storia del calcio riserva all’interno del suo alieno paradigma calcistico un posto speciale per un Fatto in particolare: il GOL. Due reti messe a segno dal campione nella manita rifilata all’Uzbekistan di cui, la prima, quella che sblocca la partita, arpionata con fame, con grinta, con velocità, con strappo: un gol segnato di potenza e di cattiveria. Una doppietta che vale tre punti, ma soprattutto l'ennesima pagina di storia di una carriera ormai difficilmente paragonabile a qualsiasi altra. Infatti, con i due gol messi a segno, Ronaldo è diventato il primo calciatore nella storia a trovare la via della rete in sei diverse edizioni della Coppa del Mondo, dal 2006 al 2026: 20 anni di LEGGENDA. Un primato che racconta meglio di qualsiasi statistica la longevità e l’impatto di questo extra terrestre. Come se non bastasse CR7 ha raggiunto quota dieci reti ai Mondiali, diventando il miglior marcatore portoghese nella storia della competizione e superando un altro gigante del calcio lusitano, Eusébio. A quarantun anni continua a essere decisivo sul palcoscenico più importante del calcio mondiale, un'impresa che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata semplicemente impensabile.
Come spesso accade quando si parla di Cristiano Ronaldo, il confronto con Lionel Messi torna inevitabilmente d'attualità. È una rivalità destinata probabilmente a non trovare mai un vincitore definitivo, ma che permette di osservare due percorsi profondamente diversi. Messi ha costruito la parte più significativa della propria carriera restando all'interno di un contesto tecnico ben definito, prima al Barcellona, poi al Paris Saint-Germain e infine all'Inter Miami. Ronaldo, invece, ha dimostrato la propria capacità di adattamento vincendo e segnando ovunque sia andato: dalla Premier League con il Manchester United alla Liga con il Real Madrid, dalla Serie A con la Juventus fino alla Saudi Pro League. Campionati differenti, culture calcistiche diverse, sistemi di gioco spesso opposti, ma un risultato rimasto costante: Cristiano Ronaldo è sempre riuscito a imporsi come protagonista.
È proprio questa capacità di reinventarsi che rappresenta uno degli aspetti più straordinari della sua carriera: mentre molti grandi campioni hanno costruito il proprio mito all'interno di un sistema ormai conosciuto, Ronaldo ha scelto più volte di rimettersi in discussione, di accettare nuove sfide, dimostrando che il talento non basta.
L'impatto di Cristiano Ronaldo, tuttavia, non può essere misurato soltanto attraverso i gol. Prima del suo arrivo il Portogallo era una nazionale ricca di talento ma povera di trofei. Aveva regalato al mondo campioni come Eusébio, Luís Figo e Rui Costa, aveva disputato semifinali e finali memorabili, ma non era mai riuscito a conquistare un titolo internazionale. L'Europeo perso in casa contro la Grecia nel 2004 sembrava rappresentare l’ultima vera occasione sfumata, con un Ronaldo troppo giovane per fare la differenza.
Con la maturità di CR7, però, tutto è cambiato: nel 2016 il Portogallo ha conquistato il primo grande trofeo della propria storia vincendo il Campionato Europeo, seguito dalla Nations League nel 2019 e da una seconda Nations League nel 2025. Ridurre questi successi alla sola presenza del numero 7 sarebbe ingeneroso nei confronti dei suoi compagni, ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare quanto la sua leadership abbia contribuito a trasformare la mentalità di un'intera generazione. Il Portogallo è passato dall'essere una nazionale talentuosa a una squadra convinta di poter vincere contro chiunque.
Così, nella serata di ieri, urlando «i’m back, i’m back» alla curva del Portogallo (obrigada), con il fuoco negli occhi che caratterizza un ventenne all’esordio e non un atleta che ha vinto letteralmente TUTTO, solo una cosa vogliamo dire:
SCUSATE PER IL RITARDO!
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