Non ho mai capito quale sia il modo migliore, o quello più giusto di condannare la violenza verbale di chi provoca e di chi reagisce fisicamente. Sì mi rabbrividisce, quanto accaduto di recente in Pilotta a Parma, lo scorso 4 giugno. Poi però parto a raffica, mi fermo spesso tra le strade del centro, ad osservare quello che i miei occhi mi offrono. Ed è difficile cercare di non aprire la macchina fotografica, cercare di non aprire l’ispirazione a nuovi versi da scrivere.
Forse è proprio qui il punto, ho ormai tanti panorami che non so più come riordinarli, collocarli. Situazione che mi va di pari passo coi versi. Forse è il mio modo di lenire la violenza che sussiste ancora e mi chiedo dinanzi tutta questa solita bellezza per l’ennesima volta: perché continuiamo a farci del male, tra ragazzi poi.. Quando anziché la violenza, potremmo invece condividere insieme un pallone da calcio in un qualsiasi parchetto da trasformare in un campo da calcio. Dovremmo condividere le sbucciate alle ginocchia dopo il sudore di un’improvvisata e combattuta partita, non programmare e scatenare un atto politico di violenza e di disprezzo. Oltretutto solo per monetizzare visualizzazioni a quello più privilegiato e lasciare ancora di più al margine chi già lì si trova. Tutto per manipolare le coscienze di chi guarda, di chi fa da spettatore ma non vuole vedere davvero. Come se tutta questa specie di violenza sia diventata un grande spettacolo da intrattenimento
© Punto e Virgola
Potrebbero interessarti:
