Livia Turco (Germana Pasquero): A Raul Bova ci abbiamo pensato?
Walter Veltroni (Corrado Guzzanti): Raul Bova ha rifiutato perché ha paura di perdere pubblico, lo sapete!
Livia Turco (Germana Pasquero): Paola e Chiara? Che mi piacciono queste ragazze.
Walter Veltroni (Corrado Guzzanti): Paola e Chiara hanno la tournée.
Livia Turco (Germana Pasquero): I Fichi d'India?
Walter Veltroni (Corrado Guzzanti): Guarda, anche a me piacciono, ma hanno il film; io, infatti, ho anche pensato a quel punto di rimandare elezioni dopo il film, che faceva anche promozione, ma dopo sono ospiti fissi di Fabio Fazio.
Livia Turco (Germana Pasquero): Batistuta? che è un gran bel pezzo di uomo.
Walter Veltroni (Corrado Guzzanti): Livia, Batistuta, ma figurati, ma non ha il passaporto italiano, c'è il problema del passaporto e non facciamo in tempo.
Livia Turco (Germana Pasquero): DiCaprio, che anche lui ha un bell’ovale e presenta bene?
Walter Veltroni (Corrado Guzzanti): Ha rifiutato perché, dopo Titanic, non vuole fossilizzarsi nella parte di chi affonda.
Livia Turco (Germana Pasquero): Amedeo Nazzari?
Walter Veltroni (Corrado Guzzanti): Nazzari – lo dico a tutti i compagni dell’opzione A. Nazzari – è morto! Porca miseria: era perfetto, ma è morto. Ho pensato: candidiamolo anche da morto, ma è impossibile. Dobbiamo fare una riforma per questo. E pazienza, quest’anno è andata così.
Questo sketch, nel quale i due imitatori inscenano il momento della scelta del candidato Premier della sinistra, ha 25 anni eppure è più attuale che mai. Oggi, infatti, si dovrebbe scegliere un candidato comune per battere Giorgia Meloni nel 2027, ma ci sono alcuni problemi: il Movimento 5 Stelle vuole le primarie, dal momento che il favorito alle urne risulta essere, secondo tutti i sondaggi, Giuseppe Conte. Il PD, che pure avrebbe le Primarie all’interno del proprio statuto fin dalla sua fondazione nel 2007, non le vuole perché teme di perdere (e con un leader come Elly Schlein è molto probabile). Questo si evince dalle parole dei suoi maggiori esponenti: “Se si facesse un sondaggio sulle primarie tra il popolo del centrosinistra penso che l’opinione prevalente sarebbe contraria” (Michele de Pascale); “Meglio una “sintesi con un accordo condiviso” (Gaetano Manfredi); “Primarie ridicole, rischiamo un’ordalia” (Bruno Tabacci); “Con le primarie avremo un anno di psicodramma. Se si va al voto è il segretario del partito che prende più voti il candidato premier: tutto il resto è demenzialità pura” (Vincenzo De Luca); "Le primarie sarebbero un autogol. Sul nome del candidato premier mettiamo un anziano partigiano o un neomaggiorenne" (Roberto Speranza). E così fanno coro i giornali “de sinistra”: Repubblica e Corriere della Sera definiscono le primarie “pericolo”, “ordalia”, “resa dei conti”, “autogol” e “bagno di sangue”. Francesco Piccolo, su Repubblica, scrive: “Voglio votare una volta sola. Basta primarie fratricide, bisogna trovare un’intesa”. Già ad aprile Stefano Cappellini, allora vicedirettore e da luglio direttore ad interim del giornale fondato da Scalfari, diceva: “Da vent’anni il centrosinistra ha sostituito la politica con un trucco: le primarie”. Sempre Repubblica in questi giorni ha titolato: “Da festa di popolo a resa dei conti”. Di pari passo Il Corriere paventa il rischio che le primarie possano “avvelenare il Campo largo”. Il 26 agosto, il Corriere certifica che “nel Pd cresce il partito del No alle primarie”. E stiamo parlando degli stessi giornali che, un giorno sì e l’altro pure, ricominciano con la solita cantilena del “Federatore del Campo Largo”.
Di questo passo, fintanto che la sinistra dimostrerà questa fastidiosa paura del voto popolare, siamo certi che la Meloni rimarrà a Palazzo Chigi fino al 2050, ma forse rimangono vive due opzioni: o si fa una riforma per abolire gli elettori, ma credo che sarebbe leggermente incostituzionale, oppure si prova a chiedere ancora a Paola e Chiara se, dopo 25 anni, vogliono fare le “Federatrici del Camposanto”.
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