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Scusate l’appropriazione Erasmiana, ma mi preme ridare lustro a questo concetto fin troppo bistrattato. Oggi la parola autorità ha assunto un significato che è permeato da una nube di paura, e sta ad evocare una sorta di entità superiore, che soverchia e domina l’uomo, anche schiacciandolo se necessario. Ma analizziamo l’etimologia di questo lemma: deriva dal latino auctoritas, dal verbo augere «far crescere». Il dizionario di Tullio De Mauro, pubblicato per la prima volta nel 2000, la attesta in italiano dal 1274 nell’accezione di «legittimità». Dal verbo augere deriva anche il termine «autore». Tra le varie accezioni del termine latino auctor, è molto interessante citare «colui che fa crescere», «dare successo» o «condurre a un esito felice, prospero». L’auctor è colui che crea, il maestro, colui che rende credibile ciò che dice perché ha già dimostrato, con successo, il valore, la veridicità delle proprie affermazioni e iniziative.
Ora che abbiamo esplorato l’anima di questa parola, volevo porre una domanda all’uditorio: vedete per caso queste qualità in quei corpi sociali che dovrebbero essere corpi di autorità?
Dopo le vittorie elettorali di Meloni e Trump, molti antifascisti da divano si dilettano a paventare una torsione autoritaria delle nostre amate liberaldemocrazie. E tengono in piedi, con i loro giornali, persino un politico mediocre come Emmanuel Macron, per paura di una vittoria Lepenista. Con Macron in Francia è cresciuto, però, solo il debito pubblico: dovrebbe presto superare il 115% del Pil ed è per più della metà in mano a soggetti esteri. Il deficit è sopra il 5%. Non va meglio al settore privato: il debito di famiglie e (soprattutto) imprese è in salita da anni e vale il 205% del Pil, il doppio di quello italiano. Credo sia impossibile, per l’estrema destra francese, anche impegnandosi, raggiungere risultati così catastrofici.
Trump ha vinto le elezioni promettendo il cessate il fuoco a Gaza e in Ucraina. In Ucraina, Trump non è ancora riuscito ad ottenere niente, anche a causa dei rozzi metodi diplomatici del suo negoziatore, Steve Witkoff. Ma, nel mentre, l’Europa, che avrebbe l’autorità e l’autorevolezza storica per essere mediatrice di un possibile accordo di pace, non ha neanche nominato un suo rappresentante per le trattative, né a Gaza, né in Ucraina. Anzi, il reparto psichiatrico dei cosiddetti “Volenterosi” continua a blaterare di “soldi oggi o sangue domani”.
E questo ci rende costretti a dover piatire la pace da un personaggio squallido come Donald Trump. Intanto, molti leader europei, cari ai dettami della Nato, cadono come i “dieci piccoli indiani” di Agatha Cristie. L’ultimo è il premier britannico Keir Starmer, che si è appena dimesso: e pensare che poco più di due anni fa, Il 5 maggio 2024, il Labour di Starmer aveva trionfato alle elezioni, conquistando il 33.7% dei voti pari a 9.708.716 elettori, e 411 seggi sui 650 totali. Peccato che i sondaggi più recenti lo diano al 19-20%, sovrastato dai populisti di destra di Reform al 27%, tallonato dai Conservatori al 18%, insidiato a sinistra dal Green al 12% e preso a schiaffi in tutte le consultazioni locali. Ma come è potuto succedere, dal momento che era il nuovo idolo dei nostri “riformisti all’amatriciana”?
“Viva Keir Starmer, viva la sinistra riformista che allontanandosi con decisione dal minoritarismo sterile di Corbyn ha messo in campo un credibile progetto di cambiamento sociale ed economico” (Dario Parrini).
“Starmer ha prima abbandonato i recinti della sinistra minoritaria, ridando dignità a un partito che ha ritrovato la sua vocazione riformista e maggioritaria, poi ha trasmesso una speranza di cambiamento a un popolo piegato dagli errori della Brexit e del Covid. Good job! (Alessandro Alfieri).
“In Gran Bretagna il Labour vince solo ora che con Starmer riscopre l’identità blairiana: un motivo ci sarà, no? Senza il centro non si vince” (Matteo Renzi).
“Starmer ha mostrato il volto di una sinistra riformista, non demagogica, poco incline al populismo e alla retorica. Per questo ha vinto” (Walter Veltroni).
“Quando la sinistra si apre al riformismo, archivia ortodossie antiche e ideologiche e parla al Paese, vince” (Enrico Borghi).
“Il nuovo posizionamento del Labour, improntato alla concretezza, sembra capace di rispondere maggiormente alle esigenze dei ceti popolari perché in grado di alimentare quelle che Starmer chiama ‘speranze ordinarie’: la possibilità di avere casa e famiglia, una sanità pubblica che funziona, un lavoro e un salario dignitoso, sicurezza e istruzione. Questa può essere la strada anche per una sinistra italiana che vuole tornare a vincere e governare” (Giorgio Gori).
“La leadership riformista di Starmer ha riportato la sinistra britannica al governo dopo una lunga fase di radicalismo minoritario” (Paolo Gentiloni).
“Siamo affascinati dal lavoro fatto da Starmer, partendo dalla capacità di ascoltare e sintonizzarsi sulle richieste e sui problemi dei cittadini” (Lia Quartapelle, Pietro Bussolati, Filippo Sensi, Diego Calcagno).
“Non è che viriamo a sinistra: cerchiamo di vincere al centro. Come ha fatto Starmer in Uk e sta cercando di fare Harris in Usa” (Maria Elena Boschi).
D’altronde, Saramago scriveva: “se i voti non sono tuoi, trova il modo che lo sembrino”.
Ma parliamo del nostro Bel Paese: In Italia il principio di autorità è normato dall’articolo 608 del Codice penale: «Il pubblico ufficiale, che sottopone a misure di rigore non consentite dalla legge una persona arrestata o detenuta di cui egli abbia la custodia, anche temporanea, o che sia a lui affidata in esecuzione di un provvedimento dell’Autorità competente, è punito con la reclusione fino a trenta mesi». E, a questo reato, era collegato anche l’abuso d’ufficio, normato dall’articolo 323: «Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto vantaggio non patrimoniale o per arrecare ad altri un danno ingiusto, abusa del suo ufficio, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con la reclusione fino a due anni. Se il fatto è commesso per procurare a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale, la pena è della reclusione da due a cinque anni». Peccato che quest’ultimo sia stato depenalizzato dal Governo Meloni, che predica “legge e ordine”, il 9 agosto 2024. Così non rischia più di essere condannato il poliziotto che schiaffeggia l’automobilista fermato per un controllo stradale, la guardia che in un CPR picchia il migrante rinchiuso, il vigile che, per non aver problemi, toglie le multe al boss locale della Ndrangheta e l’accademico che lottizza abusivamente i posti di lavoro nelle università e negli ospedali. Ogni riferimento a fatti già accaduti è puramente voluto.
Per concludere, oggi il problema non sta nel rischio del totalitarismo, ma nella mancanza di persone autorevoli, che facciano accrescere la propria società, che agiscano per il bene comune e non per il bene del loro portafoglio. Servono statisti che ambiscano a passare alla storia, non politicanti che ambisco solo a passare alla cassa. Oggi abbiamo probabilmente la classe politica meno legittimata e meno autorevole della storia: ne è prova il fatto che, in Italia, più del 50% degli elettori non va a votare, e che in Europa, pur di non votare i partiti tradizionali, gi elettori corrono a votare le destre nazionaliste. Ma non disperiamo, perché, come disse un grande autore (nel vero senso della parola):
”Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.” (Fabrizio De André, da Via del Campo, 1967)
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