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Una giornata per riflettere, confrontarsi e sperimentare nuovi modi di raccontare il presente. È questo lo spirito di ARTIVISMO e ATTIVISMI, la giornata di Insostenibile Festival ospitata tra la Biblioteca Malerba e l'Officina Arti Audiovisive di Parma, nata per condividere linguaggi e strumenti capaci di affrontare le grandi questioni ecologiche, sociali ed economiche che attraversano il nostro tempo.
Il programma ha intrecciato esperienze molto diverse tra loro ma unite da un filo comune: la partecipazione attiva. La mattina si è aperta con Trash-endence and B(l)oom, laboratorio organizzato da Monnezzari Parma, durante il quale i partecipanti hanno raccolto rifiuti nelle aree circostanti per poi lanciare "bombe di semi" nei luoghi non curati, trasformando un gesto di cura del territorio in un'azione simbolica e concreta di rigenerazione ambientale.
Parallelamente, il laboratorio "Semi che raccontano", curato da Ecole Cooperativa Sociale, ha accompagnato bambini e bambine in un viaggio alla scoperta della biodiversità attraverso i semi custoditi dalla Biblioteca Malerba. Ogni seme è diventato una storia, un piccolo archivio vivente capace di raccontare resistenza, adattamento e ricchezza della natura.
Cè stato poi il workshop pomeridiano "Turismo insostenibile e crisi climatica. Investigare gli effetti locali di un fenomeno globale", condotto dal giornalista Alex Giuzio, che ha rappresentato uno dei momenti più intensi della giornata, offrendo strumenti utili non solo per comprendere il turismo contemporaneo, ma anche per imparare a raccontarlo.
Gli strumenti del giornalismo: osservare, stare sul territorio
Giuzio, giornalista freelance e reporter che collabora con il manifesto, Altreconomia e Ravenna & Dintorni, ha aperto l'incontro raccontando il proprio metodo di lavoro. Prima ancora dei dati, ha spiegato, servono gli occhi.
«Osservare, stare sul territorio» sono gli strumenti fondamentali del giornalismo, anche se oggi vengono sempre meno praticati. Le storie non si comprendono soltanto leggendo statistiche o comunicati stampa: bisogna attraversare i luoghi, parlare con le persone, vedere come cambiano i paesaggi.
È proprio vivendo sulla Riviera romagnola che Giuzio ha iniziato a interrogarsi sull'industria turistica e sulle profonde trasformazioni che produce nei territori che la ospitano. Da questa osservazione sul campo sono nate le inchieste raccolte nel libro Turismo insostenibile.
Durante il workshop è emerso un invito rivolto soprattutto a chi vuole fare informazione: imparare a cercare ciò che normalmente rimane invisibile. Come è stato ricordato durante l'incontro, "quello che non si vede non si vende". Il compito del giornalismo, in questo tema, è proprio rendere visibili quei meccanismi che spesso restano nascosti dietro l'immagine rassicurante della vacanza.
Il diritto alla vacanza e il diritto ad abitare
La riflessione di Giuzio parte da una domanda apparentemente semplice: la vacanza è un diritto?
Nel corso degli ultimi decenni il turismo è passato dall'essere un privilegio riservato a pochi a diventare un fenomeno di massa. Se negli anni Cinquanta i turisti internazionali erano circa 60 milioni, oggi sono oltre un miliardo e mezzo. Secondo gli ultimi dati di UN Tourism, il 2024 ha segnato il pieno recupero del turismo internazionale dopo la pandemia, con circa 1,4 miliardi di arrivi internazionali, pari al 99% dei livelli del 2019. La crescita è stata trainata soprattutto dall'Europa, che continua a essere la principale destinazione turistica mondiale Una democratizzazione importante, che ha permesso a sempre più persone di viaggiare.
Ma fino a dove arriva questo diritto?
Il problema, spiega Giuzio, nasce quando il diritto alla vacanza entra in conflitto con altri diritti fondamentali, primo fra tutti quello all'abitare.
È qui che compare il concetto di turistificazione: non il turismo in sé, ma un modello di sviluppo che trasforma intere città in funzione esclusiva dei visitatori, modificando economie, spazi pubblici e mercato immobiliare fino a rendere difficile la vita di chi quei luoghi li abita tutto l'anno.
Venezia rappresenta probabilmente l'esempio più evidente di questo processo. Il problema non è la presenza dei turisti in quanto tale, ma un sistema che rende progressivamente invivibile la città per i residenti.
Secondo i dati richiamati durante il workshop, circa l'80% dei turisti mondiali si concentra nel 20% delle destinazioni. Sempre più persone desiderano visitare gli stessi luoghi, alimentando un modello che genera pressione sui territori e uniforma le esperienze di viaggio. Il fotografo britannico Martin Parr, ricordato da Giuzio, ha raccontato efficacemente questa omologazione attraverso le sue immagini del turismo di massa. Il fenomeno dell'overtourism non riguarda soltanto Venezia. Negli ultimi anni città come Barcellona, Amsterdam, Lisbona e alcune isole greche hanno introdotto limiti agli affitti brevi, restrizioni alle navi da crociera o nuove tasse di soggiorno nel tentativo di contenere la pressione turistica. Anche la Commissione europea sta lavorando a una strategia per un turismo più sostenibile, riconoscendo che in alcune destinazioni la concentrazione dei visitatori compromette la qualità della vita dei residenti e la resilienza dei territori.
Un'economia fragile
Il turismo viene spesso presentato come il motore dell'economia. Il workshop ha invece mostrato quanto questa industria sia anche profondamente vulnerabile.
L'intero settore dipende infatti da fattori imprevedibili: guerre, pandemie, eventi climatici estremi, crisi economiche.
La pandemia di Covid-19 ha dimostrato quanto rapidamente i flussi turistici possano interrompersi. Lo stesso vale per i conflitti internazionali o per eventi ambientali che rendono improvvisamente meno accessibili determinate destinazioni.
Per questo, ha sottolineato Giuzio, quando un territorio decide di investire quasi esclusivamente sul turismo compie una scelta rischiosa, costruendo la propria economia su un equilibrio estremamente precario. Allo stesso tempo, il turismo rappresenta una componente fondamentale dell'economia italiana. Secondo l'ISTAT, il 2024 è stato un anno record: le strutture ricettive hanno registrato 139,6 milioni di arrivi e 466,2 milioni di presenze, i valori più alti mai rilevati nel Paese. Oltre la metà delle presenze è stata generata da visitatori stranieri. Numeri che mostrano quanto il settore sia strategico, ma anche quanto diventi cruciale interrogarsi sulla sostenibilità dei modelli di sviluppo adottati.
A questo si aggiunge un secondo paradosso: il turismo alimenta la crisi climatica ma, contemporaneamente, è uno dei primi settori a subirne le conseguenze.
Il trasporto aereo, ad esempio, è responsabile di circa il 3% delle emissioni globali di CO₂. Se si considera l'intero sistema turistico, tuttavia, l'impatto climatico è ancora più ampio. Studi internazionali stimano che il turismo, includendo trasporti, ospitalità e consumi, sia responsabile di una quota significativa delle emissioni globali di gas serra. In Italia, inoltre, l'automobile continua a rappresentare il mezzo dominante degli spostamenti turistici: secondo ISPRA, i viaggi su strada generano oltre il 93% delle emissioni di CO₂ associate alla mobilità turistica nazionale.
Durante l'incontro è stato ricordato anche il recente dibattito sull'eliminazione, da parte della Regione Emilia-Romagna, della tassa ambientale applicata ai voli Ryanair negli aeroporti minori, una scelta che riapre il confronto sul peso delle lobby del trasporto aereo e sul rapporto tra incentivi pubblici e sostenibilità.
Le spiagge che abbiamo costruito
Uno dei passaggi più interessanti del workshop ha riguardato la storia delle nostre coste.
Giuzio ha ripreso il celebre reportage di Pier Paolo Pasolini, La lunga strada di sabbia, ricordando come proprio dalla Riviera romagnola si sia affermato il modello della spiaggia lineare che oggi caratterizza gran parte delle coste italiane.
Dietro quell'immagine perfetta fatta di ombrelloni ordinati, sabbia livellata e assenza di vegetazione si nasconde però una trasformazione radicale dell'ambiente.
Le piante spontanee delle dune, come l'Echinophora spinosa, sono state progressivamente eliminate perché considerate un ostacolo allo sviluppo turistico. Eppure proprio quella vegetazione contribuiva alla formazione delle dune costiere, ecosistemi fondamentali per trattenere la sabbia e proteggere il litorale dall'erosione e dalle mareggiate.
Nel corso dell'ultimo secolo l'Italia ha perso oltre la metà dei suoi sistemi dunali. La perdita delle dune non rappresenta soltanto un danno paesaggistico. Questi ecosistemi costituiscono una delle principali difese naturali contro l'erosione costiera e l'azione delle mareggiate, oltre a ospitare specie vegetali e animali altamente specializzate. La loro scomparsa rende i litorali più vulnerabili agli effetti dell'innalzamento del livello del mare e aumenta la dipendenza da interventi artificiali di protezione delle coste.
Ciò che appariva improduttivo è stato spianato per ampliare le spiagge, costruire infrastrutture e rendere sempre più semplice l'accesso al mare.
Forse, ha osservato provocatoriamente Giuzio, in alcuni casi basterebbe "stare fermi", permettendo alla natura di ricostruire gli equilibri che per decenni sono stati alterati.
Le città yo-yo e la guerra della sabbia
L'urbanizzazione costiera è un altro effetto della turistificazione.
Le località balneari arrivano ad aumentare la propria popolazione da due fino a dieci volte durante l'estate. Sono le cosiddette "città yo-yo" o "città fisarmonica": luoghi che si espandono per pochi mesi all'anno ma che richiedono infrastrutture permanenti, consumo di suolo e nuove costruzioni destinate a rimanere sottoutilizzate per gran parte dell'anno.
In Italia esistono circa 3.400 chilometri di coste sabbiose e oltre 7.300 stabilimenti balneari, quasi l'80% di quelli presenti in tutta Europa. Nelle principali località turistiche tra l'80 e il 95% delle spiagge sabbiose è dato in concessione.
Di fronte all'erosione costiera, la risposta prevalente continua a essere quella del ripascimento artificiale delle spiagge, un fenomeno che Giuzio definisce la "guerra della sabbia".
In Emilia-Romagna, i cosiddetti "Progettoni" hanno comportato investimenti pubblici sempre più consistenti: dagli 11 milioni di euro del 2002 ai circa 23 milioni stanziati nel 2023 per trasportare oltre un milione di metri cubi di sabbia lungo il litorale, con gli interventi più consistenti nelle aree a maggiore vocazione turistica, come Rimini e Ravenna.
La centralità economica delle coste emerge anche dai dati europei. Secondo il Blue Economy Report della Commissione europea, il turismo costiero rappresenta il principale comparto della Blue Economy dell'Unione, generando oltre un terzo del valore economico complessivo del settore e più della metà dell'occupazione collegata. Nel 2024 nelle aree costiere europee sono stati registrati quasi 1,5 miliardi di pernottamenti, mentre l'Italia si conferma tra i Paesi con la maggiore capacità ricettiva lungo le coste.
La domanda posta dal giornalista è inevitabile: stiamo difendendo un ecosistema o un modello economico?
Perché, mentre il mare continua ad avanzare, enormi risorse pubbliche vengono utilizzate per sostenere un'economia privata che concentra gran parte dei profitti in poche mani.
Chi merita di essere salvato?
L'ultima parte del workshop ha affrontato uno dei temi più complessi dell'adattamento climatico.
Attraverso l'inchiesta realizzata insieme al fotografo Michele Lapini e sostenuta da Journalismfund Europe, Giuzio ha raccontato il caso di Fairbourne, piccolo villaggio gallese costruito tra il mare e un fiume, in una piana alluvionale.
Da anni un muro di circa tre metri protegge il paese dall'innalzamento del mare, ma le autorità hanno ormai stabilito che, entro pochi decenni, Fairbourne dovrà essere progressivamente abbandonato perché difenderlo costerebbe troppo.
L'annuncio ha avuto conseguenze immediate: il valore delle abitazioni è crollato e gli abitanti convivono con la prospettiva di dover lasciare le proprie case.
Questo caso porta con sé una domanda destinata a riguardare molti territori europei: con l'innalzamento del livello del mare non sarà possibile difendere tutto. Quali luoghi saranno considerati degni di essere salvati e quali, invece, verranno sacrificati?
Il confronto si sposta inevitabilmente anche in Italia. Le Valli di Comacchio sono già minacciate dall'aumento del livello del mare, mentre lungo la Riviera si continua a investire per proteggere le spiagge, costruire sistemi contro gli allagamenti e mantenere in funzione un modello turistico che resta centrale per l'economia locale.
Il caso gallese non è isolato. Secondo l'IPCC, l'innalzamento del livello del mare continuerà per secoli anche nello scenario di forti riduzioni delle emissioni, rendendo sempre più frequenti decisioni difficili sull'adattamento delle aree costiere. Sempre più amministrazioni saranno chiamate a scegliere se investire nella difesa delle infrastrutture esistenti o pianificare forme di arretramento controllato, con profonde implicazioni sociali, economiche ed etiche.
Raccontare ciò che non si vede
La giornata si è conclusa con una cena sostenibile organizzata da MercaTiAmo e con il concerto di Rossana De Pace, nata a Mottola (Taranto) nel 1996. E' una cantautrice che trasforma le radici mediterranee, i paesaggi del Sud del mondo e le tensioni urbane, in canzoni dove convivono introspezione e sguardo sociale. Dopo gli anni di formazione tra Pescara, Torino e Milano, dove si laurea in canto pop al Conservatorio “G. Verdi”, pubblica i primi lavori e fonda il collettivo Cantafinoadieci (con Anna Castiglia, Irene Buselli, Francamente e Cheriacre). Con l’EP “Fermati mondo” (Puglia Sounds+, 2023) e il singolo “Terra Madre” porta la sua musica in tour in tutta Italia finché, nel 2024, approda in Francia con il “Nuovo Gran Tour”, esplorando le frequenze delle piante e suonando con la Plants Play Orchestra accanto a ospiti come Saturnino, Andy Bluvertigo, Tormento e Cristina Scabbia. Nello stesso anno, insieme ad altri talenti promossi dalla Fondazione Pino Daniele ETS, reinterpreta le opere di Pino Daniele nell’opening act dei concerti dei Negramaro negli stadi Maradona di Napoli e San Siro di Milano, e pubblica “Perché lo fai?”, il suo primo singolo autoprodotto.
A settembre 2025, sul palco di “PINO È – Il viaggio del Musicante” in Piazza del Plebiscito a Napoli, viene proclamata vincitrice assoluta del MUSICANTE AWARD – PREMIO PINO DANIELE, promosso dalla Fondazione Pino Daniele Sempre nel 2025 ottiene il premio Music For Change con “Pelle d’oca” per il tema migrazioni e popoli.
NEL 2026 Pubblica il suo primo lp “Diatomee” finanziato dal bando siae “per chi crea” distribuito universal, prodotto con taketo gohara dove unisce tutte le suggestioni raccolte negli anni comprese le frequenze delle piante che fanno parte del sound del disco.
Mentre ascoltavamo i suoni maestosi di Rossana il workshop di Alex Giuzio lasciava in noi una domanda aperta.
Dietro ogni cartolina, dietro ogni spiaggia perfettamente ordinata, dietro ogni città trasformata in destinazione turistica, esistono processi economici, politici e ambientali che spesso rimangono invisibili.
È proprio lì che il giornalismo può fare la differenza.
Osservare il territorio, raccogliere dati, ascoltare chi lo vive e cercare ciò che normalmente sfugge allo sguardo significa costruire una narrazione capace di andare oltre la superficie. Perché comprendere il turismo oggi non significa soltanto parlare di vacanze, ma interrogarsi sul modo in cui scegliamo di abitare il mondo e su quale futuro vogliamo costruire per i territori che attraversiamo.
fotografie di Nicola Cavallotti e Milo Adami
© Punto e Virgola
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