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"È di stamane la notizia del ritrovamento del corpo del giovane Marco. Il giovane si sarebbe suicidato con un mix di farmaci. Lascia la famiglia con un bigliettino dove confessa il suo dolore e le difficoltà dovute alla troppa pressione scolastica e alle aspettative proprio dei genitori."
Marco 23 anni ennesimo caso di un giovane schiacciato dalla pressione della scuola e della famiglia. Il padre avvocato e la madre insegnante hanno sempre spinto perché lui studiasse per avere una laurea in mano. Non ce l'ha fatta!
Come lui potremmo citarne tanti altri e potremmo citare anche chi il gesto estremo non lo fa ma soffre in silenzio. Silenzio che pesa come un macigno sul petto.
Cosa non si fa per non deludere le aspettative… cosa non si fa per non deludere chi amiamo…?
Com'è possibile che la scuola, un luogo che dovrebbe preparare i giovani alla vita, sia diventato uno dei peggiori incubi per un adolescente o da poco maggiorenne?
Come siamo passati dalla scuola peripatetica di Aristotele ad aule piene di ragazzi che, se hanno fortuna, incontrano un solo insegnante buono nella loro vita?
Com'è che tutto si è evoluto ma non la scuola? E soprattutto come viene vissuta l'istruzione oggi?
Il pezzo parte proprio da qui!
Cerchiamo di capire prima cos'è la scuola, cos'è stata e cosa sarà o, dovrà essere, in futuro.
La scuola nasce come luogo di trasmissione di competenze e valori, dalle scuole parrocchiali e le scuole d’abaco medievali fino alle università comunali e alle riforme statali dell’Ottocento, il suo ruolo è sempre stato quello di formare cittadini e professionisti. Con l’Unità d’Italia e le leggi Casati e Coppino la scuola è diventata uno strumento di alfabetizzazione di massa; nel Novecento le riforme (Gentile e successive) hanno ridefinito funzioni e gerarchie del sistema scolastico.
Oggi la scuola italiana è un ente pubblico articolato (scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado, istruzione tecnica e professionale) che convive con forti disuguaglianze territoriali e differenze di rendimento tra indirizzi. I dati PISA mostrano performance medie italiane in linea con l’OCSE in matematica, migliori in lettura e leggermente inferiori in scienze, con persistenti divari Nord‑Sud e differenze tra tipi di scuola. Questi risultati fotografano un sistema che funziona a macchia di leopardo e che fatica a garantire equità.
Ora che abbiamo capito un po' cos'è la scuola proviamo ad analizzare il comportamento degli studenti all'interno degli istituti.
La sorveglianza HBSC‑Italia 2018/2022 è la fonte nazionale più ampia e ripetuta sul benessere degli 11–17enni: l’indagine ha coinvolto decine di migliaia di studenti e fornisce trend su bullismo, cyberbullismo, uso di alcol e tabacco, benessere soggettivo, sonno e uso problematico dei social. Nel report nazionale 2018 si segnala una diminuzione della prevalenza del bullismo subìto rispetto alle rilevazioni precedenti, ma emergono segnali di peggioramento del benessere mentale in alcune fasce e un aumento di comportamenti a rischio legati alle tecnologie digitali.
Su 59000 ragazzi analizzati questi sono i dati che emergono. Il classico bulletto non esiste quasi più perché ora ci si fa grandi col telefonino. Il conflitto non si vede più nei corridoi, ma negli schermi, ferisce in silenzio, di notte, quando nessuno può intervenire. Studi italiani collegano il cyberbullismo e l’uso problematico dei social a peggiori indicatori di salute mentale. Il supporto sociale (famiglia, scuola, pari) attenua questi effetti.
La scuola dovrebbe essere luogo ove queste cose non succedono, non sono permesse invece, è uno degli ambienti più spietati che esista.
Io ricordo che alle elementari presi 9 invece che 10 e scoppiai a piangere perché mi era stato dato uno standard troppo alto da mantenere costantemente. E questo alle elementari! Pensate alle superiori, l'università… La scuola italiana continua a valutare come se fossimo nel 1950, ma pretende risultati da 2050. È un sistema che misura tutto e ascolta poco, che pretende eccellenza ma non offre strumenti per raggiungerla.
La storia ci dice cosa la scuola avrebbe dovuto essere mentre i dati sugli studenti ci dicono cosa è diventata davvero.
Secondo stime internazionali, tra il 10 e il 20% degli adolescenti presenta disturbi mentali clinicamente rilevanti, spesso sottodiagnosticati.
I dati raccontano il disagio, ma basta entrare in una classe per vederlo, ragazzi stanchi, insonni, spaventati dall’idea di sbagliare, convinti che un voto definisca il loro valore.
In pratica sappiamo che i nostri studenti soffrono, si sentono pesanti, soffocati e resi meramente a semplici numeri su una pagella ma, non si fa quasi niente per rimediare.
Il numero dei ragazzi morti suicidi per via della scuola è sconosciuto perché, l'ISTAT, attribuisce a questi fenomeni diverse tipologie di cause e di conseguenza non sono direttamente imputabili alla scuola. Dato che comunque anche se non ben specificato fa paura anche perché, gli studi internazionali, svelano un aumento dei sintomi depressivi e dei suicidi nei giovani tra i 10 e 24 anni.
Questo vuol dire ansia, depressione, squilibrio mentale, comportamenti autolesivi che, dopo la pandemia sono aumentati. Non possiamo dire che la scuola sia la causa unica, ma possiamo dire che molti ragazzi arrivano al limite proprio mentre cercano di starle dietro.
Denunciare non basta più, serve capire dove intervenire, e farlo in fretta.
Ma come facciamo ad invertire questo brutto andazzo? Come si può porre rimedio là dove altri hanno fallito?
Secondo il sottoscritto gli insegnanti andrebbero formati meglio visto che a loro viene dato anche il peso dell'educazione dei ragazzi non solo della loro istruzione.
Non possiamo chiedere ai docenti di essere psicologi, educatori, mediatori e burocrati senza dar loro strumenti, tempo e formazione.
Più fondi e sussidi per le scuole! Io ricordo che in inverno stavamo coi cappotti addosso perché non c'erano soldi per riparare l'impianto di riscaldamento. Ma io sono stato fortunato pensate invece a quelle 2200 scuole che hanno ancora l'amianto. Pensate a Marsala in Sicilia dove nel liceo Giovanni XXIII è crollato il soffitto. È successo nel 2026, precisamente il 5 giugno.
Come sempre di storie così ne esistono tante ma delineano un quadro molto preciso, la scuola scricchiola e un po' alla volta cade a pezzi. Oltre il 50% delle scuole ha più di 60 anni, il 49% è stato costruito prima del 1976, senza criteri antisismici, solo il 4% ha avuto adeguamenti sismici recenti. Una scuola che cade a pezzi non è solo pericolosa, è un messaggio implicito ai ragazzi, un modo per dirgli che il loro futuro vale poco.
Tutto questo si mescola con un ecosistema che spreme gli studenti fino al midollo. Come detto prima i ragazzi di oggi sono terrorizzati dai voti e un po' lo sono anche io perché, valutare una persona che sta crescendo, usando solo numeri e statistiche è un po' come far arrampicare un pesce su una parete verticale. Ogni volta che un ragazzo è bravo in qualcosa ma meno in altro non si punta a potenziare il suo talento, no, no signore! Puntiamo sempre a migliorare in tutto e a casa mia chi sa fare un po' di tutto non sa fare bene niente. Questo porta molti ragazzi a chiudersi in sé stessi schiacciati appunto dalle aspettative del mondo esterno mondo, che dovrebbe essere insegnato a scuola non nascosto. La scuola dovrebbe preparare alla vita oltre che alla carriera. La scuola deve insegnare il valore delle cose non solo il teorema di Ruffini. Maledetto Ruffini non ci ho mai capito una sega!
Ma quindi, alla fine di tutto, di chi è la colpa? Io credo sia un po' di tutti. Certo molte colpe vanno date ai tagli dei fondi scolastici, molte colpe vanno date a chi, una volta preso l'appalto, rattoppa senza aggiustare niente ma, appunto, credo che la colpa sia anche la nostra che per anni abbiamo accettato un sistema vecchio che non funziona più. La scuola non è rimasta indietro per caso è rimasta indietro perché per decenni abbiamo confuso la tradizione con l’immobilismo.
Il mondo corre, la scuola arranca, e mentre noi discutiamo di programmi, altrove si sperimenta, si innova, si apre.
Ho letto ieri che il MIT "Massachusetts Institute of Technology" ha pubblicato online in forma gratuita tutti i suoi corsi e programmi per permettere a tutti di studiare in una delle università più facoltose del mondo. Non è molto ma è già qualcosa e per una volta potremmo imitare gli americani.
Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo decidere che il futuro non sia una replica stanca degli stessi errori.
La scuola dovrebbe essere il primo luogo dove impariamo a vivere, non il primo dove impariamo a cadere. E finché non lo capiremo, continueremo a perdere ragazzi che avrebbero potuto salvarsi.
© Punto e Virgola
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