Fontanellato - 16 luglio 2026. Si è conclusa, nella cornice suggestiva del Labirinto della Masone di Fontanellato, l'edizione 2026 del festival Insostenibile. Una serata di chiusura indimenticabile che ha visto la proiezione del film australiano Long Weekend (1978) di Colin Eggleston.
Presentando la serata di chiusura, in una collaborazione d'eccezione con I Giardini della Paura, la direzione di Insostenibile ha lanciato una forte provocazione per quel che riguarda il nostro rapporto con l'ecosistema. Riprendendo le parole del professor Rossano Bolpagni, che insegna Ecologia all'Università di Parma, si è parlato del Romanticismo e di come abbiamo barattato il rispetto reverenziale e il timore verso la natura con una contemplazione puramente estetica, dimenticandone la forza intrinsecamente cruda e dirompente.

Gli antichi temevano la natura perché ne riconoscevano la potenza spietata, dominata da cicli continui di vita, morte e lotta implacabile per la sopravvivenza. Il distacco dell'uomo contemporaneo, Post-Romantico, è nato proprio nel momento in cui ha smesso di averne paura, e quindi di rispettarla, relegandola a mero fondale da cartolina o a risorsa infinita da consumare. L’Eco-Horror (o Nature Revenge) si inserisce esattamente in questa ferita psicologica e culturale, ricordandoci con violenta lucidità che la biosfera possiede un suo "sistema immunitario": se aggredita da cellule cancerogene, ovvero gli esseri umani che ne compromettono gli equilibri, essa si difende e attacca a sua volta.
Il capolavoro di Colin Eggleston, film amatissimo da Quentin Tarantino e dal compianto Jean-Luc Godard, condensa perfettamente queste tensioni politiche e sociali, tipiche degli anni Settanta. Al centro della vicenda troviamo Peter e Marcia, una coppia piccolo-borghese in profonda crisi matrimoniale che decide di trascorrere un fine settimana in campeggio su una spiaggia incontaminata e remota dell'Australia.

Fin dal viaggio, il loro comportamento incarna l'arroganza antropocentrica e inquinante: un mozzicone di sigaretta lanciato con noncuranza appicca un incendio boschivo, mentre l'auto investe e uccide brutalmente un canguro. Una volta accampati, la coppia si lancia in un'escalation di gratuita crudeltà: abbattono alberi senza alcuna necessità, distruggono uova d'aquila, sterminano uccelli e uccidono persino un dugongo.
Mentre la tensione coniugale implode a causa di vecchi rancori e di un aborto subito da Marcia a seguito di una relazione extraconiugale, l'ambiente circostante comincia a contrattaccare con modalità prima palesi (attacchi di aquile e opossum) e poi sottili, asfissianti, invisibili. La fuga disperata di Marcia alla guida dell'auto si conclude tragicamente nel fitto bosco; il mattino seguente Peter ritroverà il corpo della moglie trafitto dalla lancia del suo stesso fucile subacqueo, sparata alla cieca nella notte. La fuga di Peter non sarà meno implacabile: troverà la morte in autostrada, travolto da un camion il cui autista è stato accecato dall'attacco improvviso di un aquila, forse quella stessa aquila le cui uova erano state distrutte poco prima da Marcia. La scelta del Labirinto della Masone come location per proiettare questo film è sicuramente un tocco di classe, ti obbliga a percepire il senso di soffocamento di Peter e Marcia e non ti lascia scampo. Il buio filtra tra le canne di bambù mentre gli spettatori assistono impotenti a un tribunale naturale che condanna i due campeggiatori.

La straordinaria contemporaneità di Long Weekend risiede nella sua capacità di connettere la violenza ecologica a quella di genere. Il film di Eggleston, profondamente influenzato dagli anni trascorsi a Londra tra il 1966 e il 1969, nel pieno fermento delle correnti femministe e controculturali, ovvero tutto ciò che poi confluirà nella New Wave, propone una lucida critica al maschilismo predatore e all’antropocentrismo distruttivo. L’essere umano diventa una sorta di nuovo Prometeo, che però non consegna il fuoco agli umani, bensì con quel fuoco finisce per dare alle fiamme tutto ciò che lo circonda.
Peter incarna perfettamente quel maschile tossico che agisce attraverso la distruzione, la sottomissione e il consumo indiscriminato sia della compagna sia della biosfera. La violenza perpetrata contro la fauna australiana specchia e amplifica le dinamiche di possesso e risentimento che soffocano il matrimonio con Marcia.
La chiusura di Insostenibile 2026 ha quindi celebrato il valore di una comunità attiva sul territorio, impegnata a riflettere sulla realtà del rapporto incrinato tra la Natura e l’uomo, ormai logorato da quest’ultimo. L’ambientalista e filosofo canadese Hubert Reeves diceva: "L'uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge la Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”. Ma, forse, si era dimenticato di dire che questa follia dell’uomo non è priva di conseguenze per la sua stessa vita. Proprio in questi giorni, la Natura ci sta presentando il conto da pagare. E, giustamente, è un conto assai salato.

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