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Oggi volevo fare una riflessione su di un pensiero che mi capita spesso per la mente e mi fa girare e rigirare nel letto. È pensiero fisso, costante, un "se" gigantesco che nasconde al suo interno i semi di quella che potrebbe essere stata la storia d'amore più grande della storia oltre la Divina Commedia, oltre le lettere di Catullo. Oggi ve la racconto. Tanti anni fa esistevano un bambino ed una bambina. Il loro incontro fu quasi casuale ma subito divennero amici. L'alchimia si creò fin da subito, sin dai primi sguardi fatti di sfuggita. All'inizio c'era un tentennamento da ambe due le parti: età diverse, compagnie e abitudini diverse, uno fuoco l'altra oceano. Come le più belle isole vulcaniche ospitavano in loro stessi una flora e una fauna strabiliante, un qualcosa che non potevi trovare altrove. Con l’andare del tempo l’amicizia crebbe e così anche la loro intimità. Ricordo bene la vocina insulsa che usavano per comunicare tra di loro, il modo strambo di storpiare le parole e i loro sguardi pieni di qualcosa che forse a parole non si può spiegare. La loro amicizia fu costellata di bellissimi momenti ma anche di liti furiose, ma in fondo l’amicizia è così: si litiga e poi si fa pace, giusto? Lo vediamo nei migliori film della Pixar o della Disney, c'è sempre qualcuno che non va d'accordo e poi per pura casualità il destino o il fato li mette spalle al muro costringendoli a confrontarsi. Possiamo dire che l'inizio di questa amicizia puzza di cartone animato per bambini per poi nel tempo diventare qualcosa più a luci rosse.
Ma andiamo con ordine. Questa amicizia fanciullesca diventò presto intimità vera e propria e, come per tutti i bambini, l’affacciarsi a qualcosa di così complesso era cosa ardua, ma non per loro due. I loro corpi già si conoscevano, come se si fossero già sfiorati in una vita passata. Le mani di lui seguivano le curve del corpo di lei come se già sapesse dove girare, dove e come toccare. I brividi sulla schiena di lei aumentavano e non poteva fare a meno di lasciarsi andare. Nudi si conoscevano già; era al di fuori che dovevano ancora imparare a capirsi. Questi due bimbi erano invidiati, molto invidiati dagli altri bambini della scuola. Lei una bambina bellissima: capelli ricci, occhi color marrone lucente, mani piccole e tozze dolcissime per la sua età. Lui d’altro canto non era da meno. Biondo con gli occhi azzurri come il cielo, l’argento vivo in corpo e un’intelligenza sopra la media. Erano i componenti principali che facevano bruciare la stella dell’amicizia, quella vera, quella in cui ti confidi tutto, quella in cui anche in un giardino all’aperto puoi chiudere la porta e restare da solo con la tua amicizia affianco. Come sappiamo, però, ogni stella ha il proprio ciclo di vita e la loro di stella bruciava ardentemente giorno e notte. Si cercavano anche nei sogni e capitava spesso che si sognassero entrambi nella stessa sera. Anime gemelle direbbe qualcuno. Fuoco di paglia direbbero altri. Il fatto è che l’intensità di quel rapporto era tale da poter distorcere lo spazio-tempo e la realtà. Per loro i sogni non erano nient’altro che la continuazione normale della loro giornata. Fino a qui tutto bene direte. Invece c’è di più da sapere. Studiando un pochino la psicologia umana e soprattutto Freud scopriamo che i nostri traumi sono derivati dai genitori e che spesso nelle altre persone cerchiamo proprio questo, il nostro genitore mancante! Ora, io non mi reputo un esperto di psicologia né del signor Sigmund Freud ma, una cosa posso asserirla con sicurezza, cioè che quei due bambini erano l’uno per l’altra il genitore che mancava. Da un lato una bambina senza padre, morto prematuramente quando lei era ancora in culla, dall’altra parte un bambino con una madre poco affettuosa nei suoi confronti e che lo spingeva sempre a dover dare di più degli altri. Il loro incontro non fu casuale: non potrebbe mai esserlo stato. Un caso è quando vinci alla lotteria (che più che caso chiamerei colpo di culo), ma il loro incontro no, non poteva esserlo, perché c’erano troppe variabili che si sono allineate prima di farli incontrare, troppe coincidenze. Mi hanno sempre insegnato che la matematica non è un’opinione e che ci sono delle regole ben precise che governano il mondo. Bene, quelle regole così precise volevano quei due bambini insieme mano nella mano per attraversare l’età più bella e contraddittoria che ci sia: l'adolescenza. Un momento dove sei tu contro il mondo intero o, in questo caso, loro due insieme contro il mondo intero. Detto questo parte la mia riflessione. Oggi quei due bambini sono diventati sconosciuti: forse ogni tanto la loro mente gioca loro qualche scherzo e riporta a galla antiche sensazioni che però oramai non hanno più forma o nome. Quindi io mi chiedo, dato che credo alla scienza e alla sua verità, se l’universo si è preso lo sbatti di far coincidere talmente tante cose per far conoscere sti benedetti bambini, perché dopo tutto quel tempo passato assieme li ha resi irriconoscibili l’un l’altro? Non ne capisco davvero il motivo. Si che erano bellissimi insieme, dolci e amorevoli quasi da copertina patinata di un film hollywoodiano! Li ho cercati per tanto tempo dopo la loro dipartita ma non sono mai riuscito a trovarli nello stesso modo. Certo, loro vivono ancora piantati bene coi piedi a terra, ma non sono più gli stessi. Credo che questo mondo abbia contaminato quel legame, credo che la mano dell’uomo possa davvero influire sul corso degli eventi e credo che, dopotutto, se non fosse andata a finire così nessuno starebbe a scrivere di loro. Quei due bambini vivono ancora vividi nella mia mente: ricordo bene le loro risate a crepa pelle, ricordo con esattezza i cenni che si facevano per parlare senza che nessuno capisse e ricordo ancora meglio che, quando si guardavano negli occhi, ti dovevi spostare perché la loro energia ti avrebbe leso la mente. Ora posso solo raccontarvi che fine hanno fatto i due bambini ormai grandi. Lui, dopo anni perso tra alcol e droghe, sta seguendo un percorso di cura e si sta pian piano rimettendo in sesto: lavoro nuovo, obiettivi nuovi e sola la sua persona al centro della sua vita. Lei, invece, si dice abbia un ragazzo non molto apposto, ma che le vuole bene. Lui è rimasto il solito introverso plateale, lei è sparita dai radar: in città nessuno sa più niente su di lei e forse è meglio così: la privacy al giorno d’oggi è fondamentale e se lui, per stare bene, ha bisogno di sentirsi utile per gli altri, lei dal canto suo vuole essere invisibile agli occhi sbagliati. Il loro ricordo ora ha un sapore agrodolce, come quando mangi uno yogurt scaduto da un po’. Il loro tempo forse è passato e con tutta probabilità non ricapiterà mai più; forse però è questo il bello di questa storia: ha una fine e, come tutte le storie avvincenti che ti restano impresse, il finale non è mai qualcosa di aspettato è spettacolare, ma fuori dagli schemi e ti lascia sempre con un dubbio irrisolto. E se? Se avessero continuato cosa sarebbe successo? Se fossero riusciti a curarsi l’un l’altro che cosa sarebbe successo? Se oggi quei bambini ormai grandi fossero ancora amici dove sarebbero arrivati? La mia trottola sul tavolo continua a girare mentre sogno e mi sveglio sempre prima che smetta. Forse quei due bambini sono ancora li, tra le pieghe del nostro cervello, tra i ricordi e la rabbia, tra il sogno e la realtà. Forse quei due bambini non si sono mai lasciati, lo hanno fatto il loro sé di adulti.
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