“Le ondate di calore non sono più anomalie meteorologiche bizzarre. Sono ormai una crisi sistemica ricorrente che infligge sofferenza, miete vittime e spezza i nostri sistemi sanitari e le nostre infrastrutture” così comincia il comunicato del Dr. Hans Kluge, Direttore Regionale OMS per l'Europa, evidenziando come gli impatti del cambiamento climatico rappresentino una minaccia chiara e pericolosa per la vita delle persone. L'Europa è l'epicentro globale della crisi termica (la regione che si riscalda più velocemente al mondo), ma la percezione pubblica e le infrastrutture urbane sono ancora rimaste all'idea del caldo come "bel tempo". Oggi, quella narrazione è drammaticamente superata. Le ondate di calore che investono l'Europa con frequenza e intensità sempre maggiori non possono più essere trattate come semplici anomalie meteorologiche o curiosità da prima pagina. Il caldo è diventato, a tutti gli effetti, un killer silenzioso e una delle più gravi minacce per la salute pubblica del nostro secolo.

“Solo negli ultimi 4 anni, il caldo ha causato più di 200.000 morti nell'Unione Europea e nei paesi associati e la cosa drammatica è che quasi tutte queste morti erano prevenibili” continua Hans Kluge sollevando il velo su una crisi umanitaria ed epidemiologica, che viviamo nelle nostre case. I dati scientifici e le statistiche epidemiologiche degli ultimi anni tracciano un quadro clinico spaventoso. Non parliamo di proiezioni future, ma di decessi già registrati. Negli ultimi vent'anni, la mortalità legata al caldo nel continente europeo è aumentata del 30%. Quando il termometro supera costantemente i 40 gradi, il corpo umano fatica a termoregolarsi. Il calore estremo agisce come un moltiplicatore di stress biologico: accelera i battiti cardiaci, mette sotto pressione l'apparato respiratorio e sovraccarica i reni. A morire non sono quasi mai persone colpite da un "colpo di sole" diretto in spiaggia, ma anziani, neonati e soggetti affetti da patologie croniche (cardiovascolari, diabetiche o respiratorie) il cui organismo semplicemente cede sotto il peso di un'afa incessante, soprattutto durante le cosiddette "notti tropicali", quando la temperatura non scende mai sotto i 25°C impedendo il recupero fisico. Ciò che rende la situazione inaccettabile è l'indice di prevenibilità: l'OMS stima che circa il 95% di questi decessi avrebbe potuto essere evitato. La mortalità da calore è il sintomo di un fallimento strutturale nella protezione dei cittadini più fragili.
“Le azioni individuali, come stare al riparo dal caldo, mantenere fresche le nostre case e mantenere i nostri corpi idratati, possono fare una grande differenza nel proteggerci, ma non sono sufficienti per combattere una crisi sistemica. Abbiamo bisogno di una risposta istituzionale coordinata e potente” continua ancora Hans Kluge. Perché l'Europa è così vulnerabile? La risposta risiede in una combinazione letale di fattori demografici e urbanistici. Da un lato, il nostro è un continente strutturalmente vecchio, con una percentuale altissima di popolazione della terza e quarta età. Dall'altro, il nostro modello di sviluppo urbano ha trasformato le città in gigantesche "isole di calore". L'asfalto scuro, la cementificazione, la carenza di alberi e parchi, uniti al calore di scarto emesso dai condizionatori e dalle automobili, intrappolano il calore diurno rilasciandolo durante la notte. E’ un modello insostenibile, siamo giunti a un punto di rottura che ci costringe a porci domande profonde e radicali sul nostro modello di sviluppo e sulla nostra idea di futuro. Come possiamo ridisegnare i nostri spazi urbani per restituirli alla natura? In che modo dobbiamo riformare i nostri sistemi sanitari e assistenziali affinché non si limitino a curare i malati negli ospedali, ma vadano attivamente a monitorare e proteggere i fragili quartiere per quartiere, casa per casa, prima che sia troppo tardi? Quando decideremo di considerare la transizione ecologica non come un costo economico da rimandare, ma come il più grande investimento salvavita della nostra storia? Se non cambiamo rotta immediatamente, l'emergenza di oggi diventerà la catastrofe di domani.
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