scritto da Ilaria Di Vittorio, Ingegnera Energetica e Attivista di XR e Ci sarà un bel clima.
Le comunità energetiche rinnovabili nascono dall'iniziativa di cittadini, comuni, associazioni, piccole e medie imprese che scelgono di produrre e condividere energia da fonti rinnovabili. Sono uno straordinario esempio di transizione energetica dal basso ma da sempre vengono ostacolate da politica e burocrazia.
Extinction Rebellion, movimento di cui faccio parte, conclude spesso i propri interventi con la frase “con Amore e Rabbia”.
Per me le Comunità Energetiche Rinnovabili sono esattamente questo: Amore e Rabbia.
Amore, perché ricuciono il tessuto sociale in un'epoca segnata dall'iper-individualismo. Rappresentano un esercizio concreto di democrazia partecipativa che genera benefici per chi vi prende parte: abbattono i costi in bolletta (ai produttori per il momento!), permettono di redistribuire gli incentivi riconosciuti dal GSE o di impiegarli direttamente per contrastare la povertà energetica. Possono finanziare progetti di transizione ecologica proposti dai cittadini, creare nuova occupazione anche nei territori più marginali, promuovere momenti di divulgazione e installare impianti collettivi, restituendo valore e senso di comunità ai territori.
Ma le comunità energetiche per me sono anche Rabbia.
Rabbia per la mancanza di una reale accessibilità. Finora la maggior parte delle CER è nata grazie alla spinta di persone con competenze tecniche o già inserite nei circuiti dell'attivismo climatico. Costituire una CER richiede infatti di scegliere fin da subito una forma giuridica (come un'associazione o una fondazione), uno scoglio che presuppone reti sociali preesistenti e una dose estenuante di "attivismo burocratico" tra stesura dello statuto, iscrizione al RUNTS e adempimenti complessi.
Superata la fase costitutiva, arriva la sfida di coinvolgere i soci. In questo, una forte accelerazione era arrivata dai fondi del PNRR, che garantivano un contributo a fondo perduto del 40% per l'installazione di impianti nei comuni sotto i 50.000 abitanti. Questa opportunità ha permesso alle comunità energetiche di coinvolgere molte più persone, che grazie all'incentivo (e forse anche alle follie di Trump) hanno deciso di installare l’impianto.
Chi fa volontariato o lavora nelle comunità energetiche instaura un rapporto di fiducia e spesso anche di amicizia con i soci. Questa fiducia, che è il motore della transizione energetica dal basso in Italia, sta venendo tradita.
Il primo segnale è arrivato il 25 novembre 2025, quando il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica ha annunciato, a soli 5 giorni dalla chiusura della possibilità di inviare le richieste di incentivo per installare gli impianti, di aver tagliato i fondi destinati alle comunità energetiche da 2, 2 miliardi di euro a 795,5 milioni di euro (il 64% in meno).
Nonostante le risorse fossero già state saturate dai progetti presentati fino a quel momento, molte comunità hanno scelto di continuare e presentare comunque le domande. Con Ci Sarà un bel clima ci siamo subito attivati per denunciare l'accaduto a livello mediatico e chiedere conto al Ministero.
Molti cittadini, pur senza la certezza di ricevere il contributo, hanno deciso di installare comunque gli impianti. Ma si sono trovati ad affrontare una terza ondata di documentazione tecnica infinita richiesta dal GSE: schemi elettrici, inclinazione dei pannelli, codici seriali dei moduli, foto delle targhette dei componenti dell'impianto, coordinate geografiche, rendicontazioni economiche e stime dei costi di manutenzione. Il tutto destreggiandosi tra i continui malfunzionamenti dei portali informatici del GSE e di TERNA (le aziende che gestiscono i servizi energetici e la rete elettrica nazionale).
Immaginatevi una persona che tra lavoro e vita privata deve trovare il tempo di recuperare questa documentazione tecnica dell’impianto e caricarla su portali che un giorno su tre smettono di funzionare. Follia!
Per chi riesce a trovare tutti i documenti e ad essere inserito in comunità energetica scatta poi l’attesa, perchè si, le tempistiche indicate dal GSE per valutare le pratiche non sono mai state rispettate. 60 giorni che diventano 1 anno, con possibilità scarse o nulle di comunicare con gli operatori del GSE per avere risposte rapide.
A ottobre del 2025 si è formato il Movimento Nazionale delle CER, uno dei tentativi di arrivare ad aprire un dialogo continuativo con il GSE per risolvere gli innumerevoli problemi che le CER stanno riscontrando. A Maggio è stato organizzato un sit in a Roma e poco dopo il GSE ha aperto un tavolo di confronto con il movimento.
Nel frattempo le CER non ricevono l’incentivo per l’energia condivisa perché le pratiche per l’ingresso di produttori e consumatori in gran parte non sono ancora state approvate e i soci non hanno ancora visto l’incentivo del 40% per cui avevano fatto domanda.
A settembre 2026 poco è cambiato, alcune persone hanno ricevuto l’avviso che attesta che hanno diritto al contributo del 40% e hanno compilato altri moduli da caricare all’interno del portale per richiederlo, ma ancora nessuno ha visto un bonifico.
In tutto questo dal 31 dicembre 2027 non sarà più possibile inserire soci produttori nelle comunità energetiche, in questo modo le CER moriranno ancor prima di nascere.
Questa è solo una parte della follia che le Comunità Energetiche Rinnovabili stanno vedendo ma, nonostante questo, molte persone (tra cui anche io) continuano a credere nella loro potenzialità di contribuire alla transizione energetica scardinando le dinamiche speculative e colonialiste tipiche dell'era capitalista e dei combustibili fossili.
Ogni kW di energia rinnovabile che riusciamo ad installare fa tremare lo status quo, delegittima i conflitti globali e restituisce il potere derivante dal controllo dell'energia ai cittadini.
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