Nelle scuole, quanti studenti si interrogano sulla presenza del crocifisso? Nelle case, quanti si domandano che cosa effettivamente rappresenti?
Facciamo uno storico salto indietro nel 1929, con il coronamento giuridico dei rapporti tra stato e chiesa attraverso i Patti Lateranensi.
In questi accordi sono spesso presenti cavilli che proteggono il patrimonio immobiliare della chiesa cattolica, conferendo alla stessa privilegi sia da un punto di vista personale, come l’esenzione del servizio militare dei seminaristi, sia da un punto di vista impersonale, come l’insegnamento obbligatorio della religione cattolica nelle scuole primarie e secondarie.
I Patti sono stati modificati e in parte abrogati, ma rimangono ancora oggi siglati dall’articolo 7 della Costituzione: «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale»
Eppure, dietro questa intesa formale, la convivenza era più difficile del previsto, se non impossibile. Emilio Gentile, ne Il culto del littorio, definisce la chiesa un concorrente spietato del regime fascista. In primo luogo, il regime si costruì come una vera e propria religione laica, dotata di dogmi incontestabili, sostituendosi di fatto a Dio; in secondo luogo, uno degli obiettivi di quel governo era il monopolio sulle coscienze, in quanto pretendeva il controllo assoluto sull’educazione dei giovani, impegnati negli addestramenti fascisti tanto da non poter passare del tempo in oratorio. Per cui, il culto della Nazione e il culto di Dio si annullano a vicenda.
Si parlava di parti, controparti e accordi, non di fede religiosa: questa è personale e non ha vincoli, ma dal ‘29 le varie tappe, tra cui i sacramenti, sono divenute un’infrastruttura istituzionale e civile incoraggiata e quasi “obbligata” dallo Stato.
La religione non comporta più una “vicinanza trascendentale al sacro” e ha perso il suo ruolo: ha subito un processo di secolarizzazione.
Secondo Olivier Roy ( l’Europa è ancora cristiana? Cosa resta delle nostre radici religiose ) in Italia, come in Europa, c’è una grande differenza tra chi si definisce cristiano e chi aderisce agli insegnamenti delle chiese. Da qui possiamo dedurre che ad oggi l’essere cristiani è un’identità, e di religioso non è rimasto nulla.
Quindi cosa accade tra chiesa e politica contemporanea?
Da una parte, nei partiti conservatori, questa connotazione identitaria è alla base: ad oggi, quando un politico rivendica apertamente la propria appartenenza cattolico-cristiana riesce ad intercettare il consenso immediato di una buona parte dell’elettorato.
Dall'altra parte, la Chiesa ha come obiettivo quello riconquistare spiritualmente l’Europa e per farlo dovrebbe instaurare un dialogo; tuttavia, risulta problematico per la stessa allearsi con dei populisti il cui rapporto con il cristianesimo è meramente identitario e può entrare in contraddizione con i valori cattolici (come l’accoglienza dei rifugiati).
In questi anni, per i cittadini non è semplice affidarsi ai soli programmi politici o ai discorsi motivazionali. C’è bisogno di concretezza, di cambiamento e miglioramento, ma a quanto pare sembra più facile e vicino un ritorno alla tradizione religiosa, conosciuta dalle masse, che uno stravolgimento totale dei valori e della cultura.
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