Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del Tumore al Seno, e oggi 19 ottobre ne è la sua celebrazione internazionale: una riflessione che si tinge di rosa.
Esami e visite periodiche consentono di individuare precocemente il tumore e di poterlo curare. In genere, lo screening per la diagnosi precoce del tumore mammario si rivolge alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni e si esegue con una mammografia gratuita ogni 2 anni. In alcune regioni, come la Toscana, si sta cercando di allargare la fascia d’età con la prevenzione, dai 45 ai 74 anni. Secondo la Fondazione AIRC, che si occupa di ricerca sul cancro, la prevenzione del tumore del seno dovrebbe partire dai 25 anni con l'auto-palpazione affiancata alla mammografia biennale dopo i 45-50 anni.
L'ostacolo delle liste d'attesa e il paradosso dei fondi negati
Parlare di esami "gratuiti" rischia però di rimanere un concetto astratto. Anche se scegliere sempre di più la Sanità Provata ha i suoi vantaggi ma si sa che il sistema sanitario deve auto-riflettersi. Ad oggi, infatti, per le donne è diventato sempre più difficile affidarsi ai controlli gratuiti della Sanità Pubblica, che fatica a sostenere le diverse richieste. Poiché la prevenzione di routine non viene catalogata come pratica "urgente" o di "prima necessità" nei codici di prenotazione, le prestazioni programmabili finiscono in fondo alle agende di attesa. Di conseguenza, i tempi per ottenere una mammografia tramite il Servizio Sanitario Nazionale possono dilatarsi a dismisura, superando in molti casi l'anno di attesa. Questo intasamento della sanità pubblica si scontra con un dato epidemiologico drammatico e impossibile da ignorare: il cancro al seno rappresenta la seconda causa di morte per le donne in Italia e generalmente in altri paesi d’Europa e nel mondo (dove la capacità di ricchezza di un paese è medio-alta), preceduto soltanto dalle patologie cardiovascolari. Si conferma inoltre, come il primo assoluto in ambito oncologico. Davanti a questa emergenza, le decisioni politiche recenti sollevano pesanti interrogativi. Fa discutere la scelta istituzionale dell'attuale Governo Meloni, che ha bloccaro e rifiutato gli emendamenti e fondi specifici per lo screening al seno da parte della Commissione Bilancio e del Ministero dell'Economia per motivi di “copertura”. Una decisione ritenuta da molti inaccettabile: se lo Stato non riesce a blindare queste risorse per la prevenzione mammaria diretta sul territorio, quelle stesse somme dovrebbero quantomeno essere destinate, trasferite e blindate, alla ricerca scientifica per altri tumori, che non sono meno gravi o meritevoli di dignità e risorse.
Oltre la narrazione mediatica: una sfida complessa
Sulle più grandi testate giornalistiche si assiste spesso a una narrazione parziale, noiosa e ripetitiva delle cause d'insorgenza della malattia. I media tendono a colpevolizzare lo stile di vita, insistendo sul fatto che circa un terzo dei casi sia legato all'uso di alcol o al fumo. Sebbene questi dati epidemiologici siano reali, non rappresentano affatto la totalità della causa. Il tumore è il risultato combinato di come viviamo, di ciò che respiriamo a causa dell'inquinamento ambientale, e di mille altre variabili complesse, sia endogene (genetiche, ormonali, ereditarie) che esogene. Proprio per questa complessità, il tumore al seno rappresenta una delle più grandi e sofferenti sfide della scienza contemporanea. Decenni di battaglie e di ricerca su questo specifico carcinoma lo hanno reso un vero e proprio "apripista" nel mondo dell'oncologia: i protocolli scientifici, le scoperte molecolari e i modelli di indagine sviluppati per il seno sono l'esempio a cui ogni altra ricerca oncologica deve guardare. Il cancro non ha genere nelle sue conseguenze affettive: colpisce e strappa alla vita innumerevoli madri e padri di figli e figlie, così come madri e fratelli. Continuare a investire nella ricerca, significa fare in modo che ogni singola persona sopravvissuta e ogni singola perdita dolorosa del passato non sia stata vana, trasformandola in conoscenza per salvare vite future.
Il diritto quasi mai riconosciuto all'accoglienza psicologica
C'è un'ulteriore, profonda lacuna che investe chi riceve una diagnosi oncologica: la totale mancanza di una reale rete di supporto psicologico strutturata. La retorica pubblica ama usare metafore belliche, parlando di pazienti che "lottano contro il male". La realtà è molto più cruda: chi si ammala spesso non ha le forze per lottare, ma subisce l'impatto devastante della terapia, la paura e lo stravolgimento della propria esistenza. Il minimo che uno Stato civile dovrebbe garantire è il diritto all'accoglienza psicologica all'interno dei reparti di oncologia. Purtroppo, ad oggi, questo supporto è quasi totalmente assente nei Livelli Essenziali di Assistenza pubblica, lasciando i pazienti e le loro famiglie in una condizione di profonda solitudine emotiva. E non solo chi ne soffre subisce la terapia ma anche i giudizi opprimenti e lesivi dalla società su quanti la terapia rimuove a breve-lungo termine l’identità psicofisica della persona affetta.
Dopo i 10 anni dalla diagnosi del tumore al seno, secondo le linee guida dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), si può risultare totalmente guariti dopo aver monitorato negli anni la salute della mammella, senza la presenza di eventuali recidive o nuovi tumori primari. Ma, anche se si risulta totalmente guariti dal tumore al seno clinicamente parlando, è sempre l’aspetto emotivo quello portante. Ogni volta che si ritorna al periodo, al giorno della mammografia, è terribile il solo pensiero di cosa significa poter ritornare agli stessi dolori atroci vissuti. Il testo appena qui sotto è una dedica a chi la paura la rivive ogni volta. E questo, non è dato affatto da debolezza ma per consapevolezza. Non si vuole tornare indietro, non si vuole che altre anime subiscano tale sofferenza. Si vuole riabbracciare, ogni giorno all’alba la propria vita come un richiamo e ritagliarsi nuovi spazi di libertà. E si spera questo abbraccio si avvolga senza la paura di sgretolare il proprio corpo indifeso.
E se dovesse ritornare a te O se dovesse venire a me
Credo sia la paura quella che passa e va - s’allontana ma non scompare Quella che ritorna s’avvicina e arriva arriva ‘na carezza poi scava e vacilla vacilla improvvisa e al senno di poi sotto l’ascella quella tenebra carezza.. infiammata ammazza
Non temo di soffrire solo temo - in seno di non poter sorridere prima del maledetto maledetto Tempo
© Punto e Virgola