«Força Flavio!», con queste parole il nostro Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha chiuso un post su X in cui augurava la vittoria delle elezioni brasiliane al senatore Flavio Bolsonaro, figlio del già presidente Jair Bolsonaro, attualmente recluso dopo essere stato condannato per tentato colpo di Stato, in seguito alla sconfitta subita nelle elezioni del 2022.
Flavio Bolsonaro, ultraliberista e conservatore come il padre, nonché membro del Partido Liberal, ha avuto appoggio, solidarietà e supporto da personaggi del calibro di Donald Trump, Javier Milei e Benjamin Netanyahu; il meglio del meglio insomma.
Salvini, però, non deve essere rimasto soddisfatto, poiché è stata convalidata la vittoria definitiva al ballottaggio del Presidente uscente, Inacio “Lula” da Silva, classe 1945 e già alla guida del paese per tre mandati; è stato il primo ad essere eletto per un quarto. Lula è nato in una famiglia povera e sin da giovane si è dedicato all’attività sindacale, per poi contribuire alla fondazione del Partido dos Trabalhadores (Partito dei Lavoratori) nel 1980, di orientamento socialista, socialdemocratico e progressista.
Per quanto sia legittimo gioire della vittoria di Lula – come per altro stanno facendo decine di milioni di brasiliani – bisogna sottolineare che queste elezioni abbiano dimostrato manifestamente che il Brasile sia un paese profondamente diviso. Infatti, al primo turno, i due contendenti erano separati da poco più di 2 milioni di voti (Lula 53.800.000 e Bolsonaro 56.100.000, arrotondando); al secondo, poi, questa distanza è aumentata, perché Lula ha concluso con 64.200.000 preferenze (51.81%) a fronte delle 59.800.000 di Bolsonaro (48.19%).
Ciò va tenuto in considerazione, perché il nuovo governo di Lula partirà con una larga opposizione presso la cittadinanza e il lavoro da fare per conquistare nuovi elettori sarà certamente faticoso. Come spesso si dice, d’altronde, il vero lavoro inizia il giorno dopo le elezioni.
Secondo tanti cittadini brasiliani e non, Lula potrebbe rappresentare attualmente l’unico argine all’estrema destra e al dispotismo USA in America Meridionale. In effetti, nell’ultimo periodo, le elezioni latinoamericane hanno favorito nettamente candidati di destra ed estrema destra, neoliberisti e ultra-capitalisti (tutte caratteristiche proprie anche di Flavio Bolsonaro): dal celebre Javier Milei in Argentina, passando per Abelardo de la Espriella in Colombia, fino ad arrivare a José Antonio Kast in Cile.
L’annuncio della vittoria di Lula ha rappresentato uno tsunami di speranza – senza ombra di dubbio per la maggioranza della popolazione brasiliana – ma anche per tutti quei popoli attualmente governati dall’estrema destra o che temono di esserlo in futuro. Non è di certo un caso, infatti, che anche i feed social di milioni di persone da questa parte dell’Atlantico siano stati invasi da video, foto e slogan della campagna elettorale di Lula.
Queste elezioni, in definitiva, hanno visto fronteggiarsi due persone con visioni del mondo totalmente opposte e con background molto diversi. Se c’è qualcosa che soprattutto noi italiani possiamo imparare dalle sorelle e dai fratelli brasiliani, è che votare non è solo un diritto ma anche un dovere, soprattutto in certi casi. Che la vittoria di Lula – certamente correlata anche all’altissima affluenza (80%) – possa insegnarci che l’estrema destra si può sconfiggere e che per farlo non bisogna essere indifferenti o apatici, ma esercitare quella «sovranità» che le madri e i padri costituenti ci hanno assicurato.
L’EFFETTO FARFALLA
“Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?” Così si domandò Edward Norton Lopez - matematico e meteorologo statunitense - durante una conferenza tenuta nel 1972. Era noto per essere stato uno degli sviluppatori della moderna teoria del caos e coniato il neologismo dell’effetto farfalla.
Questo passaggio descrive in modo suggestivo l’effetto farfalla, un concetto fondamentale della teoria del caos.
In fisica e in matematica, questo fenomeno indica la dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali: nei sistemi complessi (come il meteo, l'economia o la vita di tutti i giorni), piccolissime variazioni all'inizio possono portare a risultati finali completamente diversi e imprevedibili.
La metafora fu introdotta dal matematico e meteorologo Edward Lorenz negli anni '70 per spiegare perché sia così difficile fare previsioni del tempo a lungo termine: l'atmosfera è un sistema così sensibile che è letteralmente impossibile calcolare ogni singola, minuscola variabile.
Possono dunque portare a certi risultati imprevedibili, ma altrettanto sorprendenti.
Proprio così, proprio come la grande folata di vento uragano, generato dalle ali della farfalla verdeoro brasiliana, che hanno battuto l’ondata minacciosa dell’estremissima destra di Bolsonaro. Lo ha raffigurato molto bene Lula dal suo profilo ufficiale di Facebook:
“Hoje, o povo brasileiro mostrou que é protagonista da sua própria história. Seguimos juntos, com coragem e esperança, para fazer muito mais pelo Brasil! Obrigado!”
["Oggi, il popolo brasiliano ha dimostrato di essere il protagonista della propria storia. Continuiamo insieme, con coraggio e speranza, per fare molto di più per il Brasile! Grazie”].
Pare per il Brasile sia giunta una nuova alba, e da oggi spetta un lungo e tortuoso lavoro per Lula. Ma il vero protagonista, il reale potere si sa che deve rimanere sovrano in quelle ali che si sono battute nelle strade, affinché la democrazia tornasse a respirare a pieni polmoni in Brasile. Nulla ancora è stato compiuto. Da domani si può riscrivere ancora un’altra pagina della storia per il Brasile, seppur storicamente sia un popolo molto diviso, ma quale popolo al mondo è totalmente unito? Questo è impossibile, ma quello che può essere possibile, è che i vari paesi dell’Europa, possono ancora prendersi il loro domani: ad esempio occhio a quello che ha fatto anche alla Serbia.
Che l'antifascismo rimanga giovine e la democrazia sia fragile e forte ma mai così inetta e debole Vietato morire
Che la farfalla voli sul cielo del Brasile.
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