Una sfida bellissima quella di mercoledì sera, una partita storica del nostro amato calcio europeo, novanta minuti che ci riportano drammaticamente indietro di venticinque anni. Anno 2001: è l'11 settembre e, mentre a New York le Torri Gemelle crollano nel più tragico attentato della storia, a Roma settantamila persone si stanno dirigendo allo stadio Olimpico per seguire una delle partite più assurde mai giocate, l'incontro che nessuno, in realtà, avrebbe voluto giocare. Capitan Francesco Totti e la sua Roma, che solo tre mesi prima avevano conquistato il terzo scudetto della storia giallorossa, avrebbero dovuto giocare alle 20:45 contro il Real Madrid di Luis Figo e Zinedine Zidane. Durante il pomeriggio, però, tutti restano incollati alla TV per seguire gli sviluppi della tragedia dall'altra parte del mondo. I dirigeanti UEFA sono in preda al panico, ci sono otto partite in programma quella sera, tra cui quella dei giallorossi contro i blancos. Arrivano le 19 e, nonostante la paura generale dei governi, la UEFA decide che si gioca lo stesso. I motivi principali sono due: le emittenti televisive avevano già attivato i segnali ed un annullamento avrebbe causato perdite milionarie, inoltre migliaia di tifosi erano già presenti agli stadi e una cancellazione improvvisa degli incontri avrebbe creato, soprattutto a Roma, un enorme disordine pubblico. Insomma, la UEFA aveva deciso che lo sport non avrebbe dovuto piegarsi al terrorismo. Quella sera l'Olimpico, solitamente infuocato dalla tifoseria giallorossa, è spento: niente musica, niente cori, silenzio assoluto, un clima piatto e cupo. La partita sanciva il ritorno della Roma nella massima competizione europea dopo diciassette anni dall'ultima partecipazione del 1984, quando i giallorossi raggiunsero la finale poi persa ai rigori contro il Liverpool. Quella triste serata si concluse 1-2 per le merengues, con reti di Guti e Luis Figo, e il rigore di Totti per i padroni di casa. L'aspetto più incredibile di tutta questa storia è che, ironia della sorte, furono rinviate le partite del giorno seguente. La UEFA fu giustamente e pesantemente contestata: noi per primi amiamo il calcio, ma davanti ad eventi simili la vita deve sempre venire prima del pallone.
A distanza di anni da quella cupa serata, che ha cambiato le sorti del mondo, la Champions League e il suo manto di stelle è finalmente tornata a casa della Magica all’Olimpico, dopo ben 7 anni e otto mesi dall'ultima volta. La storia si è intrecciata nuovamente con il Real Madrid sotto anche lo sguardo attento e serio dell’ex capitano Francesco Totti. L’atmosfera fortunatamente opposta, dove le stelle dell'Olimpico si sono accese sotto il cielo della capitale.
I tifosi hanno cantato l'inno giallorosso con grandissima passione prima della partita, trasformando lo stadio in una bolgia fantastica da brividi. Alla fine il match è terminato 3-4 per gli spagnoli dopo mille colpi di scena, ma la Roma ha dimostrato di poter giocare alla pari contro il club che ha vinto ben quindici Champions League. Per più di settanta minuti, la squadra di Gian Piero Gasperini ha messo in grandissima difficoltà i blancos grazie a un gioco aggressivo e organizzato. In panchina per il Real c'era il grande ex José Mourinho, salutato prima del fischio d'inizio con striscioni e applausi da un popolo romano che lo ama ancora come un amico avversario. Anche lo stesso Special One non tradendo mai se stesso, sa di aver avuto più fortuna e aver vinto altrove di meglio che una Conference League con la Roma, come ad esempio il triplete con L’Inter nel 2010. Ma, lui stesso ha detto che i tifosi della Roma sono altra sostanza che non potrà mai risentire la stesso sentimento in altri posti.
Il film della partita vede la Roma partire forte, nonostante la perdita immediata di Manu Koné al 17' per un brutto infortunio, sostituito da Pisilli. Al 20' lo stadio esplode: Marten de Roon tira da fuori area e, grazie a una deviazione, fa l'1-0. Il Real Madrid pareggia poco dopo, al 25', con un gol di Kylian Mbappé, ma nel secondo tempo la Roma vola sul 3-1. Nonostante l'uscita di Paulo Dybala per un risentimento muscolare, al 51' il nuovo entrato Rodrigo Mora serve un assist perfetto per Donyell Malen, che segna il 2-1. Poco dopo, al 57', una bellissima giocata di Matías Soulé libera ancora Malen, che fa doppietta e firma il clamoroso e momentaneo doppio vantaggio. La svolta e la beffa finale, arrivano però negli ultimi dieci minuti sui calci d'angolo. Sotto di due gol, Mourinho inserisce forze fresche come Arda Güler ed Endrick. La Roma, probabilmente stanca e senza più cambi offensivi, si abbassa troppo e viene punita da tre gol quasi fotocopia, tutti nati dai corner della stellina turca. All'83' Carlos Espí segna in mischia il 3-2; all'85' l'attaccante Endrick fa il 3-3 con un colpo di testa fortissimo, confermando probabilmente a Mou che è meglio rimanere a Madrid a giocarsi le sue carte nonostante le voci di mercato su un prestito a gennaio verso Roma o Milan. Al 90' arriva la beffa finale: l'ex difensore giallorosso Antonio Rüdiger segna il 3-4 al volo e, per rispetto della sua vecchia squadra, decide di non esultare.
È stata una partita senz'altro da dimenticare perché non si può concedere così tanto su calcio piazzato qualunque potesse essere stata la ragione. Sul piano emozionale, su ciò che ha scaturito, su ciò che la Roma è riuscita a costruire no, non è certo da dimenticare. È stata una serata speciale che va oltre la sconfitta stessa.
Quindi, a detta di tutto ciò, sembra che la Roma si stia specchiando nelle emozioni vissute nel post scudetto vinto 25 anni fa. Perché, per la Roma attualmente si può parlare di scudetto? Vediamo. Rimane il fatto che la Roma può uscire da questa sfida mitologica totalmente a testa alta. Il buon auspicio è che siamo solo a inizio stagione e i risvolti possono essere ancora sorprendenti.
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