Gli studenti vincono! è il nome della lista elettorale che ha appena vinto le elezioni parlamentari in Serbia. Di nome e di fatto, quindi. Questo risultato rappresenta un cambio politico storico nel paese, il più grande dalla caduta di Slobodan Milošević avvenuta nel 2000, e di conseguenza è l’esito più importante anche per l’anno elettorale europeo dopo quello del voto ungherese avvenuto lo scorso aprile. Il risultato è notevole sotto molti punti di vista. Innanzitutto perché per la prima volta mette in discussione l’impianto autocratico che il Partito Progressista Serbo (SNS) ha messo in piedi nel corso di 14 anni di governo. A partire dal 2012, quando ha vinto per la prima volta le elezioni, l’SNS ha progressivamente lavorato per consolidare il proprio potere e per incanalarlo verso colui che è diventato egemone indiscusso della politica serba: Aleksandar Vučić.
Già ministro dell’informazioni durante i burrascosi anni ‘90 fatti di guerre e ultranazionalismo suprematista, Vučić ha militato per 15 anni nel Partito Radicale Serbo fondato da Vojislav Šešelj, poi condannato all’Aia per crimini contro l’umanità durante le guerre Jugoslave. Vice primo ministro dal 2012 al 2014, primo ministro dal 2014 al 2017 e presidente dal 2017 a ottobre 2026, Vučić si candidava nuovamente a primo ministro.
Nel corso dei 14 anni al potere se da un lato l’SNS ha raggiunto risultati notevoli in termini di crescita economica e occupazione, dall’altro ha fortemente ridotto gli spazi democratici e la libertà di stampa, ha modellato gli apparati di potere a propria immagine e somiglianza dando vita ad una struttura istituzionale di natura clientelare, personalistica e incentrata su un sistema di corruzione endemica.
È proprio contro questo ingessato status quo che la lista Gli studenti vincono! nasce. Tutto ha origine il primo novembre del 2024 quando la neo-restrutturata tettoia della stazione di Novi Sad, seconda città del paese, crolla uccidendo 16 persone. Emergono immediatamente sospetti di corruzione negli appalti statali che avevano assegnato i lavori di ristrutturazione tramite un accordo intergovernativo con il governo cinese; a pagare pegno è stata la qualità degli stessi. L’incidente diventa così presto simbolo della mala gestione del paese da parte dell’SNS, della corruzione e del sistema clientelare.
Le persone iniziano a scendere in piazza dal giorno successivo alla tragedia: gli obiettivi dichiarati delle manifestazioni sono l’SNS e Aleksandar Vučić. Gli studenti universitari sono fra i gruppi più attivi, si presentano in gruppi e manifestano uniti. Un giorno il gruppo degli studenti di Belgrado, dopo essere stato minacciato da dei contro-manifestanti, si rifugia nell’aula più grande dell’università della capitale e qui, spontaneamente, imbastisce un’assemblea. Sarà la prima di molte, prenderà il nome di plenum.
A partire da quel giorno ogni facoltà del paese si dota del suo plenum. Ognuno può partecipare e votare ai plenum a patto che sia studente; qui tutto è discusso e poi vagliato da un voto a maggioranza. L’organizzazione e la determinazione degli studenti li consacra immediatamente come frontman indiscussi dei moti di protesta. Inizialmente il movimento ha un carattere prettamente civico. Vengono richieste chiarezza e trasparenza in merito ai fatti di Novi Sad, più democrazia, più libertà di stampa e di espressione, più ascolto verso le istanze dei giovani e una più concreta lotta alla corruzione.
Passano i mesi e la piazza non sgonfia, come auspicato dal governo. Il seguito invece non fa che aumentare e inizia a serpeggiare l’idea che il movimento degli studenti debba trasformarsi in un movimento politico. Non è più una questione di possibilità ma di responsabilità, gli dicono. Nel corso del 2026 i vari plenum votano a favore della creazione di una lista elettorale. Nella lista dei candidati non sono presenti studenti ma persone scelte da loro in base alle votazioni nei plenum. Si tratta principalmente di componenti della società civile che sono scesi in piazza in favore degli studenti. Sono professori, intellettuali, sportivi, attori, scienziati, dottori, e soprattutto nessun politico
Regolarmente i delegati dei singoli plenum si incontrano in un plenum nazionale per prendere le decisioni strategiche e comunicative. I delegati cambiano ogni volta per evitare che figure singole assumano troppa visibilità all’interno del movimento. Questo per gli studenti è un punto fondamentale; evitare che la lista sia rappresentata da singoli nomi di spicco è sia un punto di forza perché permette di mantenere il focus sulla natura grassroot del movimento, sia un modo per proteggersi da eventuali attacchi personali volti a screditare l’intero movimento. Questa pratica era ormai consuetudine ben oliata del partito di Vučić che poteva contare su una notevole potenza di fuoco mediatica considerata la dipendenza che la maggior parte dei media pubblici e privati del paese ha verso l’SNS. La lista degli studenti non aveva infatti nemmeno nominato un candidato primo ministro, l’azzardo ha pagato.
Che sarebbe stata una giornata dal gusto particolare lo si era capito ancora prima che i seggi venissero aperti. Lunghissime code di elettori si sono formate sin dalla mattina presto fuori dagli spazi adibiti al voto. I video delle code hanno iniziato a circolare sui social e a questi se ne sono aggiunti altri che non venivano dalla Serbia bensì dalle sezioni elettorali sparse per l’Europa. Londra, Berlino, Parigi, persino Milano. Ogni grande città europea ha avuto una fila di cittadini serbi determinati a portare aria di cambiamento in un pezzo di Europa dell’est.
Dall’altra parte sembrava che l’SNS stesse preparando una dura repressione ad eventuali proteste successive al voto. Molte zone di Belgrado erano blindate sin dalla mattina presto mentre in concomitanza della chiusura dei seggi squadre di minacciosi giovani incappucciati ha iniziato a farsi strada tra le vie della capitale. Si ipotizzava inoltre che in caso di risultato risicato l’SNS avrebbe potuto contestare il voto rifiutandosi di cedere il potere. Invece, a sorpresa di tutti, passata nemmeno un’ora dalla chiusura dei seggi, Alexandar Vučić ha ammesso la sconfitta. Al momento, a scrutinio quasi concluso, la lista degli studenti ha raggiunto il 53,6%; l’SNS è fermo al 39%. Il dato sull’affluenza è il più altro dal 1992: il 68%, in crescita di 12 punti percentuali rispetto alle ultime elezioni del 2023.
Grandi festeggiamenti sono iniziati immediatamente in tutto il paese, ma c’è già chi, più che a festeggiare, pensa a quello che accadrà dopo. Adesso inizia il vero salto nel vuoto; se la lista degli studenti ha vinto contro un nemico visibile a tutti e facile da colpire retoricamente (pars destruens) ora dovrà invece agire per costruirvi un’alternativa che più che convincere, dovrà funzionare (pars costruens). Il programma della lista era infatti estremamente striminzito e girava intorno a tanto pochi quanto generali punti: maggiore democrazia, lotta alla corruzione, trasparenza, libertà di stampa e indipendenza della magistratura. Ora il gioco si fa duro: cercare di attuare riforme che onorino questi principi in un paese le cui istituzioni sono state plasmate per essere esattamente l’opposto non sarà un gioco facile.
Rimangono inoltre molte incognite. Innanzitutto bisognerà sciogliere il nodo della nomina a primo ministro. Poi sarà da capire se i plenum continueranno ad avere una funzione così fortemente deliberativa anche ora che il movimento avrà dei delegati che siedono in parlamento e lo fanno nella maggioranza. Un altro grande interrogativo riguarda la politica estera essendosi la campagna elettorale molto concentrata su temi di politica interna. La Serbia è ufficialmente un paese candidato all’UE ma un percorso serio e pragmatico volto a instradare il paese verso l’ingresso non è mai stato avviato e anzi, nel corso degli anni di Vučić i rapporti fra Belgrado e Bruxelles sono stati più freddi che mai. L’UE non è particolarmente popolare fra gli elettori Serbi e le questioni che vi girano intorno rimangono molto divisive; é probabile che proprio per questo motivo il tema europeo sia stato escluso dalla campagna elettorale. Sebbene sarebbe ingenuo aspettarsi un cambio di rotta di 180°, a far ben sperare è il fatto che i temi su cui la lista degli studenti ha vinto le elezioni erano temi profondamente europei (ed europeisti): democrazia, libertà, parità, trasparenza, lotta alla corruzione e alle ingiustizie.
La Serbia rimane tutto sommato un paese di forte vocazione conservatrice con significanti inclinazioni nazionaliste in molti ambienti della società e aspetti della cultura. Gli studenti non devono quindi essere visti come portatori di cambiamenti radicali verso l’impianto ideologico-morale su cui si basa la società e la politica serba. Tuttavia vogliono che questi principi di carattere nazional-conservatore, sebbene in una versione edulcorata molto più tendente ad una moderazione di stampo liberal-conservatore piuttosto che al proto-sciovinismo di Vučić, possano tornare a manifestarsi all’interno di un sistema pienamente democratico. Un sistema nuovamente democratico ridarebbe nel tempo spazio anche ad altre idee politiche ora marginalizzate dal sistema politico-mediatico serbo.
Il fenomeno della lista Gli studenti vincono! ci insegna che, come avvenuto per il movimento Tisza in Ungheria, anche in paesi dove la parola “cambiamento” è esclusa a tavolino da partiti che si auto-incoronano monarchi assoluti, il re può essere fatto nudo. Movimenti che nascono dalle persone per le persone, e che hanno la capacità di radicarsi tra le persone riescono a catalizzare una forza propulsiva tale che nessun autocrate è in grado di fermare. Non servono grandi nomi, grandi volti o grandi personalità che spesso rischiano di sfociare in biechi personalismi finendo per diluire le seppur sacrosante ragioni del messaggio. Non servono nemmeno infiniti programmi che vogliono parlare di tutti ma che non parlano a nessuno. Poche idee ma chiare sono sufficienti. Determinazione e capacità di comunicare fanno la loro parte.
Gli studenti in Serbia lo hanno capito. Gli studenti vincono!, in Serbia.
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