testo Il giorno 19 ottobre è dilagato il terrore nella città di Cremona e provincia: il telefono era intasato da screenshots di un presunto gruppo nel quale pareva avessero organizzato una “manifestazione” simile a quelle avvenute a Milano e altre grandi città nel weekend scorso.
In queste chat si inneggiava alla distruzione della città, partendo dal centro commerciale Cremona Po, per poi arrivare a Piazza Stradivari e tutto il centro.
“La protesta inizierà martedì mattina presto verso le 8. Ci si ritrova in stazione e si va a fare bordello per Cremona.”
“Appena gli sbirri si presentano non fate le puttanelle.”
“Cercheremo di fare più danni possibili alle proprietà di stato e alle scuole soprattutto.”
“L’Iper verrà occupato da tutti noi e tutti i negozi verranno svaligiati.”
Questo è stato il risveglio per la maggior parte della Generazione Z a Cremona.
Da quel momento è stato come una fiamma che poi è divampata per tutta la città: le voci sono arrivate ad adulti, a insegnanti, a lavoratori per poi arrivare alla Questura, alle Forze dell’Ordine e alla Prefettura.
Nell’arco della mattinata sono state fatte girare circolari provenienti dallo stesso Cremona Po e poi dalle scuole di tutti i gradi: dalle scuole superiori alle scuole elementari.
Ma il tutto non è finito qui.
Più tardi è arrivata alle orecchie di tutti un’altra voce: quest’ultima riportava di un fantomatico secondo gruppo whatsapp nel quale ci sarebbero state più o meno 600 persone in cui incitavano, durante il caos, di stuprare ogni ragazza che sarebbe passata per strada.
Da lì in poi Instagram è esploso di storie di denunce alle guerriglie, di storie che invitassero le ragazze a stare a casa e di non andare in giro per Cremona per nessun motivo.
Anche il Cremona Po nel pomeriggio ha tirato giù le serrande, per paura di un attacco improvviso da parte dei “manifestanti”.
Verso le 16:15 è arrivata una comunicazione da parte di Cremona 1, il telegiornale locale, che si trovava presso la stazione in cui ribadiva il totale controllo da parte delle Forze dell’Ordine e di come non si fosse verificato ancora nessun fatto degno di nota.
E’ stato fatto persino un video con l’AI in cui si ritraeva un corteo partito da Viale Po (mai esistito!) alimentando ancora di più la paura nei cittadini.
Si sono poi svuotate tutte le vetrine dei negozi in centro, mostrando soltanto le saracinesche abbassate, per paura della fatidica incursione del giorno seguente.
Nella giornata del 20 ottobre sembrava che Cremona non si fosse nemmeno svegliata: la stazione già alle 8 di mattina era deserta e con lei anche tutte le vie del centro. La mancanza di automobili era palpabile.
Ma quindi che cosa è successo?
Si è creata una psicosi collettiva tale per cui tutti i cremonesi si sono chiusi in casa e pochi sono andati al lavoro, a scuola o semplicemente sono usciti per fare un giro.
Pare che gli stessi messaggi che hanno interessato il territorio cremonese siano girati per tutta la Lombardia: da Cremona a Milano, da Milano a Varese, da Varese a Como.
In tutto questo non si è tenuto conto del reato di procurato allarme che è previsto e punito dall’art. 658 del Codice Penale italiano, che si verifica quando qualcuno annuncia falsamente o artificiosamente disastri, infortuni o pericoli inesistenti, provocando un allarme presso l’Autorità oppure presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, come ospedali, forze dell’ordine o vigili del fuoco.
Il reato è punibile sia a dolo, cioè per la volontà di creare allarme, sia a colpa, per leggerezza o negligenza, come diffondere una notizia senza verificarla.
Chi viene condannato per questo reato rischia l’arresto fino a 6 mesi e l’ammenda da 10 euro fino a 516 euro.
La città oggi sembra parte di un film post apocalittico, dove pervade la paura e il silenzio.
Girano ancora voci dai supermercati che si sarebbe dovuta svolgere alle 15, alimentando ancora la tensione nei cittadini inermi di fonrte al flusso mediatico.
A dare l’allarme pare che siano stati tre ragazzi, di cui due minorenni, e ad essere gli amministratori della chat esplosa di telefono in telefono.
Citando uno degli articoli usciti la sera del 19 ottobre su La Provincia di Cremona, si è assistito a quello che Zygmunt Bauman chiamava la paura liquida, data la natura liquida della nostra società, dove i membri sono incapaci di comportarsi responsabilmente nei confronti degli altri, ma da cui cercano di trarre il aggior soddisfacimento senza dare nulla in cambio.
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