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opera di Nicole Neva
Il senso di colpa opprimente che si fa strada in tutte le parti del mio corpo, anche le più nascoste, dopo aver mangiato, sapendo che andrò in contro alla digestione e all’assimilazione delle calorie ingerite.
È una vita che dialogo tra me e me chiedendomi quale sia la scelta migliore per la mia salute, sia mentale che fisica, e dandomi ordini per arrivare ad un regime alimentare più restrittivo, al fine di diventare magra.
Ma chi potrà mai credere al fatto che io soffro di un DCA? D’altronde non sono una paziente sottopeso.
Una mia vecchia psicologa mi disse che ero io ad inventarmi tutto, che mi ero fatta influenzare dai social, che lo stavo facendo solo per attenzioni.
Ma come lo spieghi a qualcuno l’odio viscerale che riservi nei tuoi confronti fin da quando hai memoria, da quando hai cinque anni, mentre ti guardi allo specchio e ti dici: “Sono brutta”? Come lo spieghi l’odio viscerale che provi per te stessa quando sempre a cinque anni vai dai tuoi genitori piangendo dicendogli: “Sono brutta, le altre bambine sono più belle di me”?
Quando mi guardo allo specchio non so chi c’è riflesso al suo interno e non riesco a concepire un’immagine veritiera di quella che realmente sono: questo mi porta ad odiarmi e ad un desiderio sfrenato di voler essere la versione più magra possibile di me stessa.
A volte mi chiedo quale possa essere effettivamente il senso della vita e se effettivamente si può provare un piacere tale da amare quest’ultima.
Come posso amare la vita se odio con ogni minima parte di me il mio stesso corpo? Il corpo che mi permette di respirare, vedere il mondo, studiare, fare esperienze con altre persone, muovermi.
Ma, evidentemente, per la mia mente malata è più importante essere magra piuttosto che vivere.
Come posso amare il mio corpo quando ciò che c’è dentro lo specchio e il numero della bilancia non combaciano? Come posso amare un corpo che non conosco?
Come posso vivere la mia vita bene con qualcuno quando per me il mio corpo è invisibile e il contatto con un’altra persona me lo ricorda inevitabilmente? Come posso avere un’intimità con qualcuno quando vorrei squarciare il mio corpo?
Il mio corpo.
Quel maledetto, quell’abominio, quello schifo.
“Non hai bisogno di dimagrire.”
“Non sei né grassa né magra, sei giusta.”
“È bello poter avere della sostanza da toccare.”
“Mangia per me.”
“Non è sano, devi fermarti.”
“Ma lo mangi tutto?”
Sì che lo mangi tutto, d’altronde sei una fallita, sentiti in colpa, stupida ingorda.
Oggi hai fallito, guarda quanto hai mangiato, vergognati.
Dovresti veramente vergognarti, fai schifo.
Ma come si esce da tutto questo? Mi sento sola al mondo.
Non posso parlarne con nessuno, nessuno mi capisce.
Le mie smagliature sono gli strappi e la storia del mio corpo sulla mia pelle.
Ma sono veramente sola in mezzo a tutto questo cibo e a tutti questi numeri?
Autore
Nicole Neva
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