Che cos’è casa?
La Treccani definisce “casa” come “costruzione eretta dall’uomo per propria abitazione; più propriam., il complesso di ambienti, costruiti in muratura, legno, pannelli prefabbricati o altro materiale, e riuniti in un organismo architettonico rispondente alle esigenze particolari dei suoi abitatori”.
Ma si riduce veramente solo a questo?
Casa dovrebbe essere un posto dove sentirsi bene, a proprio agio, in pace: un luogo dove si può essere se stessi, dove meditare e poter riflettere in tranquillità.
Casa dovrebbero essere i propri genitori, persone che hanno scelto di averti, di crescerti e di plasmare la tua personalità, in un modo o nell’altro.
Molto spesso si fa riferimento al complesso di Elettra per quanto riguarda l’attaccamento delle figlie verso i padri e viene messo in secondo piano il rapporto madre-figlia e di come sia questo a influenzare in una parte preponderante lo sviluppo della bambina.
La mamma dovrebbe essere una figura di riferimento, un posto sicuro dove poter rifugiarsi quando si sta male o si hanno dei problemi, ma cosa succede quando questa figura manca? O peggio, cosa succede quando la madre esiste ma è assente?
Casa non è più casa.
Una bambina che cresce per diventare una donna deve superare delle fasi importanti, come per esempio l’arrivo delle prime mestruazioni. L’appoggio della madre è fondamentale, perché dovrebbe spiegare come e perché accade, quali sono le conseguenze e quali sintomi si possono riscontrare. Anche banalmente la scelta degli assorbenti può diventare un momento molto importante per il rapporto tra le due, un momento di condivisione.
Per una ragazza è importante anche conoscere il proprio corpo, la propria anatomia e la figura materna non può che essere la più adatta per questa esplorazione, per questo accompagnamento dall’essere bambina ad essere donna.
Per una ragazza è importante anche chiedere alla madre che cosa aspettarsi dal sesso, come approcciarsi a un altro corpo e parlare della fatidica prima volta.
Ma tutto questo non è possibile se una madre è assente e non si interessa alla vita della propria figlia.
Una figlia ha bisogno di amore, di imparare ad accettare il proprio corpo, tasto che diventa dolente per via della società in cui viviamo. Ha bisogno che la sua mamma la accudisca.
Senza mamma ci si sente persi, si ricerca la figura materna in altre donne, come una maestra, una professoressa, un’amica o la madre di un* fidanzat*.
Mamma dovrebbe essere casa.
Una figlia che non ha la mamma (si parla sempre di madri emotivamente assenti) si ritroverà a dover sviluppare un carattere troppo “forte” per andare a colmare quelle lacune che non sono sono state riempite da lei.
Come può una persona avere una mamma che non le vuole bene? Come può una persona essere sana mentalmente senza una mamma che le abbia dimostrato amore?
Nonostante l’odio che la figlia può maturare nel proprio cuore, cercherà sempre nel bene e nel male l’affetto della propria mamma, portandola alla disillusione quando incontrerà un muro.
Un giorno quando in vecchiaia avrà bisogno di lei, non sarà tenuta a starle vicino. Lei aveva bisogno della sua mamma quando non conosceva il mondo, quando doveva imparare a studiare, quando aveva bisogno di supporto durante gli anni del bullismo. Ma quella che la bullizzava era sua madre. E il perdono non è cosa conosciuta.
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