Dopo due anni lontana dalla scena musicale, Madame (Francesca Calearo) ritorna con un nuovo album composto da 14 tracce, prodotto da Bias. È il terzo dopo Madame (2021), L’amore (2023) e s’intitola Disincanto, come l’omonima traccia rilasciata in anteprima.
Dal vocabolario Treccani si legge: disincanto s.m. [der. di disincantare] - «Liberazione da, o cessazione di, uno stato d’incantesimo; condizione di chi ormai è privo d’illusioni». Ciò che per Madame rappresenta il disincanto emerge tra le parole e le melodie di questo nuovo disco: un percorso tra alti e bassi, tra rabbia e accettazione, tra paura e ossessione, tra tenerezza e serenità. Esso nasce da una fase incantata, genera una frattura e determina una nuova consapevolezza personale. È un album che racconta in maniera viscerale un processo intimo, ma che allo stesso tempo vuole sollevare domande scomode, dubbi esistenziali e mettere in discussione le «istruzioni» ed «etichette» che ci vengono date per muoverci nella realtà. A sorreggere queste realizzazioni e confessioni è un sound che abbandona la pulizia del pop radiofonico per farsi più spigoloso e scarno, dove la voce di Madame non cerca la perfezione estetica, ma la verità dell'urto emotivo. Questo disincanto non è solo un processo artistico e personale, ma la fotografia di una condizione generazionale: il momento in cui ci si scontra con la fragilità di un sistema che ci vuole performanti a ogni costo, lasciandoci svuotati. Invece di soccombere e adeguarsi, Madame sceglie di reagire.
Il nucleo primo di questo cammino verso il disincanto è il crollo di un’iconografia: il successo come approdo felice. Madame traccia un confine netto tra l’avere denaro e la realizzazione personale, mettendo l’ascoltatore in guardia dal rischio di perdersi per paura di far crollare l’immagine che ha creato di sé. In Come stai? e Mai più Madame critica apertamente il sistema musicale italiano in cui le radio garantiscono la rotazione dei brani solo in cambio della partecipazione gratuita agli eventi e in cui l’artista e la sua produzione vengono mercificati dai producers per la massimizzazione degli ascolti. La cantante smonta l’immagine della popstar di successo con un’intima confessione: “Da bambina volevo essere qualcuno / ma qualcuno che non sono non ha proprio senso esserlo” (Come stai?). In un panorama musicale che premia il tormentone, il pezzo commerciale, Madame rivendica la propria autenticità e si scrolla di dosso un’aspettativa che non ha mai accettato. In Mai più canta: “Ho finto anch’io di cantare prima di farlo / Ho finto anch’io di essere qualcun altro / Ma grazie a Dio non sarò mai qualcun altro”, qui difende e rivendica la propria identità musicale e umana. In Come stai? scrive: “Il successo non mi piace, far succedere lo adoro”, un promemoria che invita a prendere in mano le redini della propria vita senza guardare al denaro come unica fonte di felicità. In questo brano, Madame si svela in tutta la sua fragilità sottolineando che per due anni non ha prodotto un brano e che ancora si sveglia solo grazie agli psicofarmaci, ma in poche parole svela la sua attuale vita: un compagno, un cane e una vita più lenta. Allora sorge spontanea una domanda: quanto basta per essere davvero felici?
Un ulteriore passo verso il disinganno è il crollo delle aspettative degli altri e l’acquisizione della consapevolezza che il valore che abbiamo deriva da noi. In Volevo capire, brano in collaborazione con Marracash, Madame mette in discussione il proprio valore personale: “Volevo sapere se valessi qualcosa, senza amore, senza status, senza i miei soldi”. Anche in Rosso come il fango la cantante sottolinea il rapporto conflittuale con la fama: tra il senso di colpa per il successo ottenuto, aggravato dal fatto che sia arrivato da giovanissima e la consapevolezza che dietro questo ci siano lavoro e fatica, dunque merito: “Non sono diversa, ma ho la fortuna alla mia / col senso di colpa che la fortuna è la mia”. Rivela anche la propria confusione identitaria: “Mi hanno puntato addosso così tanti flash / da non capire più quale luce venisse da me”. In Ok descrive la propria incapacità di dire no causata da una sottomissione alle richieste esterne, in una ripetizione ossessiva della parola che dà titolo al brano. Uno smarrimento tale da invidiare i “pezzi funzionanti” degli altri per volerli sostituire con i propri “pezzi rotti”, come lamenta in Invidiosa: “Quanto ti odio per quei modi, che hai quel corpo / vorrei averli per un attimo o una vita”.
Con Bestia, ottava traccia del disco, Madame sottolinea che spesso il mostro che abbiamo paura di guardare negli occhi siamo proprio noi stessi. Come lei stessa ha spiegato per l’intervista a Cosmopolitan, il brano nasce da una riflessione fatta con un amico psichiatra sul rischio di fondere la propria identità con un trauma: «Quando una persona vive un trauma forte, quel trauma rischia di diventare il centro della sua identità. Focalizzarsi su una sola vicenda e darle voce continuamente significa ignorare tutto il resto». È la descrizione lucida di un processo dissociativo: il trauma non è più un evento passato, ma un inquilino che occupa lo spazio fisico. Abitarsi diventa impossibile quando non ci si riconosce più nei propri pensieri, che Madame descrive come forze estranee che governano i nostri movimenti. Nel testo questo conflitto diventa fisico: “Esci dalla mia carne / Ti prego, non voglio impazzire per te, morire di te / Rinchiudermi dentro la morsa tua, bestia”. È questo il momento in cui Madame stessa accetta le proprie fragilità, i propri traumi e le proprie paure e impara ad accoglierle dentro di sé. Sono ciò che l’abita, ciò che le fa capire di non essere ancora guarita dalle proprie paranoie, ma di essere autentica a sé stessa e di avere quel coraggio per non soccombere al mostro che la governa attraverso pensieri che difficilmente sono reali. Il disincanto infatti non è definitivo. In un’intervista rilasciata a Rockol.it dichiara: «L’unico disincanto che non sono riuscita a raggiungere forse è quello che riguarda l’amore». In questo album alcune tracce sono intrise d’illusioni e necessità d’amore come No pressure, Allucinazioni, Puttana svizzera, Non mi tradire e La persona peggiore del mondo. Sono brani che sottolineano velatamente quanto il processo di disillusione sia difficile per tematiche delicate come quelle relazionali, familiari e d’amore.
Il disincanto di Madame si legge sul volto. Ha la forma degli occhi gonfi, di chi ha smesso di dormire per restare sveglio a sorvegliare le proprie ossessioni, come lei stessa scrive: “Io non ho paura / Ho gli occhi gonfi del mio disincanto” (Disincanto). È una fragilità che si fa carne, che non si nasconde sotto i filtri della popstar perfetta, ma che rivendica il proprio spazio. In quegli occhi gonfi c'è la fine della finzione e l'inizio della verità: la scoperta che l'unico successo possibile è riuscire a guardarsi allo specchio, mettersi in dubbio e poi riconoscersi, anche quando il riflesso fa male. In questo disco Madame ha dimostrato di non essere solo intrattenimento, che la scrittura dei suoi brani sia un’indagine su ciò che più ci muove dentro, che ci fa dubitare, che ci abita. Una penna tagliente guidata dalla rabbia, dal dolore e da una profondissima consapevolezza di sé che le permette di fare un passo più avanti e di dire, finalmente: “Vita, eccomi” (Disincanto).
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