Punto&Virgola
  • home
  • mensili
  • categorie
  • autori e autrici
  • playlist
  • lavora con noi
Instagram
La violenza delle parole: il femminicidio e la responsabilità mediatica. Oggi, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne
La violenza delle parole: il femminicidio e la responsabilità mediatica. Oggi, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

La violenza delle parole: il femminicidio e la responsabilità mediatica. Oggi, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

autore
Erica ZambrelliErica Zambrelli
pubblicazione
24/11/2025
categoria
SocietàSocietà
tempo di lettura

3

tag
femminismofemminismofemminicidiofemminicidioviolenzaviolenzadiritti umanidiritti umani

È nel 2011 con il trattato internazionale denominato “Convenzione di Istanbul” che il Consiglio d’Europa definisce la violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani. All’art.3 del documento si legge: “con l’espressione ‘violenza nei confronti delle donne’ si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata.”

In Italia questa convenzione è stata approvata nel 2013 ed è entrata in vigore nell’agosto del 2014. Sono passati undici anni, ma questa violazione continua ad essere perpetuata e non accenna a diminuire.

L’ISTAT ha pubblicato il 21 novembre 2025 i primi risultati de “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia”. Attraverso un campione di donne italiane (17.500) di età compresa tra i 16 e i 75 anni i principali risultati sono i seguenti: sono circa 6 milioni e 400 mila (31.9%) le donne che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale a partire dai 16 anni d’età: circa 3 milioni e 764 mila (18.8%) ha subito violenze fisiche e il 23.4% violenze sessuali. I dati sottolineano che il 26.5% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale da parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti. Nell’ambito di coppia, sono 12,6% le donne vittime di violenza fisica o sessuale. Inoltre, si specifica che dai partner si subisce anche violenza psicologica (17.6%) ed economica (6.6%). I partner, attuali ed ex sono infatti responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate, con quote superiori al 50% e di alcuni tipi di violenza sessuale: stupro, rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Nonostante la ricerca evidenzi una maggiore consapevolezza da parte delle donne dei rischi e una maggiore richiesta di aiuto presso i centri antiviolenza e i servizi specializzati, non aumenta la propensione alla denuncia.

Confrontando i dati del 2025 con quelli del 2014, emerge un aumento significativo delle violenze subite dalle giovanissime (donne di 16-24 anni), che passano dal 28,4% al 37,6%. L’incremento riguarda, in particolare, le violenze di natura sessuale che crescono dal 17.7% al 30.8%. L’aumento risulta più marcato per le violenze perpetrate dagli ex partner che passano dal 5.7% nel 2014 al 12.5% nel 2025 e per quelle commesse da uomini non partner, che salgono dal 15.3% al 28.6%. Nella maggior parte dei casi, a seguito delle ripetute violenze fisiche subite dai partner (attuali o precedenti) più della metà delle vittime soffre di perdita di fiducia e autostima. Tra le conseguenze sono molto frequenti ansia, fobia e attacchi di panico; disperazione e sensazione d’impotenza, disturbi del sonno e dell’alimentazione, depressione, nonché difficoltà a concentrarsi e perdita di memoria, dolori ricorrenti nel corpo, autolesionismo o idee di suicidio e infine difficoltà nel gestire i figli. Il 35.4% delle vittime di violenza nella coppia hanno figli, per lo più minorenni ed è ancora elevata la quota di figli che assistono e subiscono violenza. A conseguenza delle violenze viste o subite le madri hanno notato cambiamenti nei propri figli quali: il 40% segnala ansie e paure eccessive, il 28% nota maggiore irrequietezza, il 18,6% difficoltà ad addormentarsi o frequenti risvegli notturni, il 12,5% comportamenti aggressivi (a casa, a scuola, ecc.) e circa l’11% riporta sia disturbi dell’alimentazione, sia problemi scolastici; infine, il 6,2% delle donne riferisce di enuresi notturna dei figli. Le conseguenze di una violenza fisica, psicologica, economica, sessuale nell’ambito di coppia non riguardano quindi solo la donna, ma anche chi con lei è vittima della violenza o ne è testimone; in molti casi questi sono i figli.

La forma di violenza più estrema che ancora si perpetua contro le donne è il femminicidio, termine con il quale s’indicano tutte le forme di violenza contro la donna in quanto tale, praticate attraverso maltrattamenti, abusi sessuali, violenza fisica o psicologica, che possono culminare nell’omicidio. È un tipo di violenza che affonda le sue radici nel maschilismo e in una cultura patriarcale di discriminazione e sottomissione femminile.

Stando ai dati ISTAT del 2023, in Italia i femminicidi rappresentano l’82% degli omicidi di genere, circa 96 femminicidi su 117 omicidi di donne. Parliamo di 1 femminicidio ogni 3 giorni e mezzo. Anche per il 2024 le cifre registrate dall’Osservatorio Nazionale femminicidio lesbicidi e trans*cidi del movimento femminista e transfemminista  “Non una di meno” sono simili.

Solo nell’ottobre del 2025 si è introdotto nel Codice penale italiano il reato di femminicidio, punito con l’ergastolo. La nuova legge si propone di riconoscere la peculiarità di questo tipo di violenza, configurando un reato autonomo e un sistema punitivo più severo. La riforma non si limita all’aspetto punitivo, ma sono previste misure di sostegno per le vittime e gli orfani, nonché programmi di formazione e prevenzione della violenza di genere, destinati a scuole, operatori sanitari, forze dell’ordine e magistrati. Attraverso questa riforma di legge si è cercato di creare un approccio integrato: repressione più severa, ma anche educazione e cultura della prevenzione. La vera efficacia della riforma, relativamente al contesto normativo e giudiziario, non dipenderà solo dalla durezza delle pene, ma dalla capacità del sistema giudiziario stesso di garantire tempi rapidi, risorse adeguate, formazione degli operatori e sostegno concreto alle vittime.

Nonostante sia una svolta di rilievo, non è sufficiente. Oltre a ciò che la giustizia può fare, è necessario riflettere collettivamente non solo sulla questione dei femminicidi, ma soprattutto sulla loro narrazione, sul modo in cui vengono comunicati dalla stampa nazionale. Infatti, quello che leggiamo e ascoltiamo oggi sui media è ancora il frutto di una visione non equilibrata, in cui alla mera comunicazione dei fatti di cronaca si sovrappongono altre questioni: una certa visione della società e della donna e la necessità, a volte, di incrementare le visualizzazioni sulla propria pagina. Spesso, la narrazione dei femminicidi sui quotidiani italiani è trattata al singolare maschile: lui è la Bestia, è ossessionato, annebbiato dal sentimento, geloso. Una narrazione che sembra rappresentare un’eccezione, una storia anomala, di un mostro, quando in realtà non si tratta di un mostro, ma di un uomo, di un assassino.

Il rifiuto di riconoscere la causa del problema nel sistema patriarcale porta la stampa a favorire una narrazione spettacolarizzante di queste tragedie, a limitare l’informazione e la cronaca al racconto emotivo e ai dettagli più morbosi e macabri. È necessario e compito di tutti, non solo donne, non solo uomini, non solo giornalisti, soffermarsi a riflettere su quanto i mezzi di comunicazione di massa ci propongono, come ci raccontano la violenza di genere, per valutare, ognuno con il proprio cervello, se è davvero ciò che vogliamo, anzi, che ci serve sentire, o se piano piano possiamo modificare il mercato stesso delle informazioni chiedendo una comunicazione più sobria. Evitando di banalizzare la parola stessa “femminicidio” perché scegliere le parole giuste è già di per sé un atto politico e un atto di resistenza.

Per concludere, se ogni anno centinaia di donne vengono uccise in quanto donne, è necessaria un’opera di educazione e di rieducazione culturale profonda che riguardi non solo la  sensibilizzazione alla violenza, al consenso, alla sessualità e all’emotività di bambini, bambine, ragazzi, ragazze, donne e uomini, ma anche la consapevolezza che l’amore vero, l’amore sano, in una relazione, non è quello che stringe e che lascia lividi e ferite sulla pelle; non è quello che nutre timori o alimenta ansie, che incatena la libertà e non permette di realizzarsi e di essere autenticamente ciò che si è. L’amore non dovrebbe mai portare alle tenebre scure della morte, ma illuminare la vita di luce.

Autore

Erica ZambrelliErica Zambrelli

Potrebbero interessarti:

Violenze al teatro due: 6 anni di silenzio Violenze al teatro due: 6 anni di silenzio
Violenze al teatro due: 6 anni di silenzio
08/12/2025
La chiamavano preside coraggio La chiamavano preside coraggio
La chiamavano preside coraggio
05/12/2025
La “Magia” delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026La “Magia” delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026
La “Magia” delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026
05/12/2025
8 gocce8 gocce
8 gocce
05/12/2025
le voci di dentro le voci di dentro
le voci di dentro
05/12/2025
Lame invisibili: la violenza silenziosa del linguaggio Lame invisibili: la violenza silenziosa del linguaggio
Lame invisibili: la violenza silenziosa del linguaggio
05/12/2025
La felicità uguale per tuttiLa felicità uguale per tutti
La felicità uguale per tutti
05/12/2025
I diritti umani oggi: un’emergenza globale e trasversale I diritti umani oggi: un’emergenza globale e trasversale
I diritti umani oggi: un’emergenza globale e trasversale
05/12/2025
Another day in paradiseAnother day in paradise
Another day in paradise
05/12/2025
La violenza delle parole: il femminicidio e la responsabilità mediatica. Oggi, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donneLa violenza delle parole: il femminicidio e la responsabilità mediatica. Oggi, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne
La violenza delle parole: il femminicidio e la responsabilità mediatica. Oggi, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne
24/11/2025

Dello stesso autore:

Il teatro nel teatro: recensione dello spettacolo “Rumori fuori scena”, tra finzione, realtà e… sardine!Il teatro nel teatro: recensione dello spettacolo “Rumori fuori scena”, tra finzione, realtà e… sardine!
Il teatro nel teatro: recensione dello spettacolo “Rumori fuori scena”, tra finzione, realtà e… sardine!
30/12/2025
GemmaGemma
Gemma
05/12/2025
Dialogo con Vera GhenoDialogo con Vera Gheno
Dialogo con Vera Gheno
05/12/2025
La violenza delle parole: il femminicidio e la responsabilità mediatica. Oggi, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donneLa violenza delle parole: il femminicidio e la responsabilità mediatica. Oggi, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne
La violenza delle parole: il femminicidio e la responsabilità mediatica. Oggi, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne
24/11/2025
Recensione di Stabat Matter Recensione di Stabat Matter
Recensione di Stabat Matter
05/11/2025
Coyita Coyita
Coyita
05/11/2025
Elvenya e il mercato delle parole Elvenya e il mercato delle parole
Elvenya e il mercato delle parole
07/10/2025
Ricordiamo chi dimentica: il dovere di una società che si dovrebbe prendere cura dell’altroRicordiamo chi dimentica: il dovere di una società che si dovrebbe prendere cura dell’altro
Ricordiamo chi dimentica: il dovere di una società che si dovrebbe prendere cura dell’altro
21/09/2025
AnonimoAnonimo
Anonimo
11/08/2025
SerenaSerena
Serena
15/07/2025
Punto&Virgola

home

mensili

articoli

arte

cultura

politica e cronaca

racconti e poesie

rubriche

società

locale

lavora con noi

Parma | Reggio Emilia

InstagramXTiktok