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«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre»
Primo Levi, I sommersi e i salvati, (1986)
Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa liberò il campo di concentramento nazista di Auschwitz in Polonia. Ricollegandosi a quella data, a partire dal 2000 in Italia e dal 2005 a livello mondiale, si commemora il Giorno della Memoria, “al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati” (legge 211 del 20 luglio 2000).
La parola Olocausto, spesso usata per indicare lo stermino del popolo ebraico, si riferisce etimologicamente a un sacrificio totale in quanto la vittima veniva distrutta e bruciata sull'altare. Oggi è il termine generale per indicare il genocidio nazista che ha coinvolto diverse minoranze: Rom, disabili, omosessuali, oppositori politici… Ben diverso è il significato riferito allo stesso evento nella parola ebraica Shoah, che significa catastrofe, disastro, evento tragico e si riferisce specificatamente allo sterminio pianificato di sei milioni di ebrei da parte dei nazisti. Il senso e il significato delle parole sono legati a diverse culture e diverse visioni del mondo e, a volte, proprio a causa della informazione globalizzata, la Shoah viene percepita come l'egemonizzazione del martirio ebraico, che impedisce ad altri popoli con esperienze analoghe di ottenere un eguale riconoscimento all'interno della nostra Storia e di essere ricordati con altrettanta solennità. Al contrario, il senso e il valore della Giornata della Memoria si dovrebbero basare proprio su una comunanza di valori, di esperienze e significati, anche nella profonda diversità dei ruoli dei protagonisti. Infatti, la Shoah è il simbolo di crimini commessi verso l'intero genere umano che, attraverso l’indiscusso martirio del popolo ebraico li rappresenta e li ricorda tutti. In questa sede, vorrei ricordare il massacro e genocidio degli armeni avvenuto tra 1915 e il 1923 e che causò circa 1,5 milioni di morti; le vittime dei Gulag durante il regime sovietico dal 1918 al 1953; la deportazione dei ceceni in Asia centrale nel febbraio del 1944 da parte di Stalin; il genocidio del Ruanda nel 1994, quello di Srebrenica in Bosnia nel 1995…
La memoria che in questa data si richiama non è solamente degli ebrei, ma è una memoria che dev’essere collettiva perché riguarda l’Europa intera. È una memoria che dev’essere elaborata e fatta propria, per i più piccoli attraverso un’educazione scolastica critica e per tutti attraverso una lettura e uno studio analitico dei fatti storici, contenuti di verità fattuale e conoscenze puntuali e documentate per evitare che questa ricorrenza diventi uno spazio da addobbare con la retorica. Il rischio, infatti, oggi più che mai nell’era dell’indifferenza sociale dovuta anche alla comunicazione digitale, è quello di celebrare la Giornata della Memoria distanziandosi emotivamente e temporalmente da essa, senza ricordarne il valore storico, etico, morale, ma generando invece attorno ad essa una standardizzazione interpretativa, semplificata e riduttiva che produce inevitabilmente una distorsione della Shoah.
«MAI PIÙ!» aveva promesso l’Europa, eppure tutt’oggi la Memoria non evita disumanizzazione, violenza sistemica, normalizzazione della guerra, e indifferenza sociale.
«MAI PIÙ!», eppure dall’ottobre 2023 ad oggi è in atto un genocidio nella striscia di Gaza. Oggi accade di nuovo: davanti ai nostri occhi.
«MAI PIÙ!» aveva promesso l’Europa, e mentre tenta di combattere con i suoi fantasmi passati, di nuovo perde di vista la vigilanza e la difesa verso quei valori del mondo libero su cui poggiano le democrazie e ogni forma di civilizzazione moderna. L'Europa politica, sociale, culturale viene ancora sfigurata dal pregiudizio antisemita. Anche in Italia non mancano episodi di questa matrice, come sottolinea l’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) di Milano. Nell’ultima relazione annuale, pubblicata il 12 febbraio 2025, risulta che nel corso del 2024 l’Osservatorio ha rubricato 877 episodi di antisemitismo, il doppio rispetto a quelli registrati nel 2023 (454) i quali già costituivano un picco mai raggiunto.
Oggi ricordare è un dovere morale, civile e istituzionale. Ricordiamo per i testimoni e le vittime della Shoah e dell’Olocausto, per i genocidi e i soprusi che ancora oggi si perpetrano nel mondo e di cui i media e i social non parlano perché a caccia delle notizie che possono essere più commerciabili, più sensazionali e spettacolarizzate. Ricordiamo per schierarci e combattere l’indifferenza e i discorsi d’odio diffusi in rete; per avere una coscienza critica dei fatti e per essere dalla parte giusta della Storia. Se il Giorno della Memoria serve a educare lo sguardo, non possiamo volgerlo altrove quando i principi di umanità vengono calpestati nel presente. La coerenza della Memoria sta anche nel coraggio di chiamare le tragedie odierne con il loro nome, senza timore di rompere il silenzio della comodità.
Autore
Erica Zambrelli