La Francia torna a essere attraversata da una profonda ondata di mobilitazione sociale e di proteste legate al forte aumento del costo della vita, una crisi economica che sta mettendo a dura prova il potere d'acquisto di famiglie e giovani. Nelle principali città del Paese la tensione è salita rapidamente, trasformando i cortei in occasioni di forte scontro con le forze dell'ordine: a Parigi la situazione è culminata con un bilancio di 61 persone fermate, mentre episodi di forte attrito si sono registrati anche in altri grandi centri come Lione e Marsiglia. A guidare gran parte della mobilitazione è stato il mondo giovanile, con circa 162mila studenti scesi in piazza per chiedere interventi urgenti, affiancati a Parigi da figure simbolo del movimento internazionale come Greta Thunberg.
Osservando questi avvenimenti dall'Italia emerge tuttavia una netta e ricca schizofrenia culturale. Quando le manifestazioni e gli scioperi avvengono sul suolo nazionale, la narrazione dominante e l'opinione pubblica media tendono a sminuirli o a etichettarli frettolosamente come cose da comunisti, additando chi scende in piazza come un piantagrane o un nostalgico ideologico. Al contrario, di fronte alle medesime scene di protesta oltralpe, lo stesso italiano medio guarda ai francesi con un velo di ammirazione, commentando che in Italia dovremmo fare esattamente come loro per far valere i nostri diritti. Questa profonda contraddizione nasce dal fatto che l'Italia è, alla sua base, un Paese strutturalmente razzista e xenofobo. Si tratta di un razzismo metabolizzato che agisce su più livelli: da un lato verso l'interno, svalutando qualsiasi forma di dissenso o di lotta sociale autoctona o promossa da minoranze, bollata subito con disprezzo e pregiudizio per disinnescarne il valore politico; dall'altro verso l'esterno, dove opera una gerarchia razziale e culturale inconscia. L'italiano medio, affetto da un complesso di inferiorità, idealizza i cittadini francesi, percepiti come bianchi, europei superiori e legittimati, riconoscendo solo a loro la dignità e il diritto di arrabbiarsi e di scendere in piazza. Rifiutando la protesta in patria ma esaltandola all'estero, il pregiudizio razzista e la xenofobia dell'italiano medio finiscono così per paralizzare ogni vera presa di coscienza collettiva e ogni concreta possibilità di cambiamento nel proprio Paese.
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