Il piccolo bar all’angolo sfumava nel brusio ovattato del primo pomeriggio, tra il tintinnio metallico dei cucchiaini e l’odore denso di caffè tostato. Le tazze sul tavolino avevano smesso di fumare da tempo, ma nessuna delle due faceva cenno di muoversi. Per lungo tempo avevano vissuto come dentro una geometria impossibile: due traiettorie ostinate che si erano modellate e piegate pur di convergere nello stesso punto. Avevano speso energie enormi, sfidato la stanchezza e i dubbi, amandosi con quella tenacia sfrontata che appartiene solo a chi crede di poter ridefinire la realtà. Eppure, l’amore non è sempre una questione di resistenza; talvolta è solo un esercizio di lucidità. Una di loro sfiorava con le dita il bordo del piattino, con uno sguardo fermo e privo di durezza. La scelta era stata sua: una decisione maturata non per la decadenza del sentimento, ma per la consapevolezza quasi filosofica che restare ancora avrebbe significato logorare la bellezza di ciò che era stato. «Non me ne vado perché qualcosa si è spento,» disse piano, rompendo il silenzio. «Me ne vado proprio per impedire che si consumi fino a diventare un'abitudine qualsiasi.» L’altra non cercò argomentazioni. Di fronte a quella trasparenza, intese che insistere sarebbe stato un atto di egoismo. Comprendere la scelta dell'altra era, in fondo, l'ultima e più pura manifestazione del loro affetto. «Abbiamo lottato così tanto per affermare il nostro diritto di stare insieme,» rispose con una lieve increspatura sulle labbra, «da dimenticare che la durata non è l'unica misura della verità di un incontro. Certi passaggi sono intensi e compiuti proprio perché non prefiggono un 'sempre'.» Un sorriso sottile attraversò il volto dell'altra, insieme a una lacrima che scivolò senza rumore. Non c’erano macerie da sgombrare, né accuse taciute: soltanto un profondo senso di gratitudine per la traiettoria percorsa insieme. Più tardi, una volta uscite nel piazzale e rientrate in macchina per ripararsi dall'aria umida, il tempo sembrò contrarsi. Si cercarono in un abbraccio lungo, viscerale, flettendo i corpi l'una verso l'altra fino a far sparire la distanza. Piansero entrambe, senza veleno né disperazione, bagnando i colletti dei cappotti e scambiandosi un calore sommesso. In quel guscio di lamiera, ai margini della strada, non c'era la resa di un fallimento, ma il compimento maturo di un legame: due donne che si erano amate immensamente e che sapevano lasciarsi andare, con rispetto, garbo e un bene destinato a non perire.
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