Con questo pezzo volevo ringraziare e omaggiare tutte le donne che fanno parte di questo splendido giornale. Voglio fare tutto ciò dopo aver passato una notte a curiosare tra gli articoli scritti appunto dal gentil sesso. ho scoperto un mondo. Sono già dell'idea che le donne abbiano per natura una marcia in più rispetto all'uomo sia dal punto di vista intellettuale che emotivo, salvo appunto le varie eccezioni. Dico di aver scoperto un mondo perché mi sono imbattuto in ragionamenti, frasi, parole che, messe assieme, formavano un quadro perfetto. Ora non sto qui a citarle una per una, però ci tenevo particolarmente a ringraziarle perché attraverso ciò che uno scrive si può evincere molto del suo modo di pensare e vivere il mondo, ed io devo essere sincero, a volte mi sono sentito piccolo di fronte a tanta sapienza e cultura. Devo anche confidarvi un piccolo segreto: ho fatto una comparazione con alcuni miei articoli e i loro articoli, ovviamente, sullo stesso argomento. L'ho fatto per evidenziare la struttura, il ragionamento e lo stile. Il risultato mi ha stupito. Molto spesso mi è capitato di imbattermi in articoli datati che avevano come soggetto lo stesso presente nei miei. Questo mi ha fatto capire come possano e possiamo essere complementari, come un punto di vista diverso non sia per forza contrario ma semplicemente visto da più lontano o da più vicino. Mi sono soffermato di più sugli articoli che trattavano cose di cui anch'io parlo e devo dirvi che leggere un saggio sulla depressione o sulla pressione emotiva giovanile e poi compararlo ad un mio testo è stata una cosa molto produttiva. Mi son visto costretto a riprendere tutte le mie conoscenze. Mi sono visto obbligato a ricominciare da capo. Leggendo ho imparato parole nuove, incastri nuovi, ossimori nuovi, strutture nuove, modi di affrontare la pagina. Ora mi scuserete se in questo testo non vi sia nessuna mia classica parolaccia, ma per l'argomento trattato mi sembra quasi di sporcare una tela bianca pronta per la prima pennellata. E allora, dopo questa notte passata a leggere, a confrontare, a imparare, mi viene naturale dire una cosa semplice: grazie. Non un grazie leggero, non un grazie di circostanza, ma un grazie che nasce dal rispetto. Perché voi, donne di questo giornale, avete una capacità rara: trasformate la pagina in un luogo vivo. Non scrivete per riempire uno spazio, scrivete per aprirlo. Non spiegate il mondo, lo attraversate. E chi vi legge lo sente. Io vi ho lette e mi sono accorto che la vostra forza non sta solo nelle parole, ma nel modo in cui le abitate. C’è una lucidità che non si impone, una profondità che non fa rumore, una sensibilità che non chiede permesso. È una qualità che non si imita e non si copia: si riconosce. E io la riconosco. Questo mio testo è un omaggio, sì, ma non è un piedistallo. È un inchino fatto con la schiena dritta. Perché davanti a chi sa vedere più lontano, più a fondo, più vero, non ci si sente inferiori: ci si sente fortunati. Continuate a scrivere così, a spaccare la pagina, a far vibrare le idee. Continuate a essere quella voce che non si può ignorare. Io vi leggo, vi studio, vi seguo. E ogni volta, imparo.
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