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Una mia prof è laureata in pedagogia e, prima di insegnare alle superiori nel corso serale, ha lavorato in un asilo con bambini dai 0 ai 3 anni. Studiando la psicologia, ci viene insegnato come ci si dovrebbe comportare con i bambini, sia in caso di possibili disabilità sia con i piccoli normodotati. Il punto di tutto è saper organizzare un intervento delle attività e degli obiettivi per migliorare il loro vivere.
Ci sono certe cose, però, che anche da semplice zio ho notato non quadrare con ciò che viene insegnato a scuola e ciò che invece ti insegna la vita. I marmocchi non sono tutti uguali e il carattere può essere completamente diverso anche tra fratelli gemelli quindi in una famiglia con bambini di diversa età magari anche di sesso diverso… beh…. Diciamo che la teoria non è all'altezza della parte pratica.
Mi spiego.
Un'insegnante può avere uno splendido rapporto con tutti i suoi alunni, ma dobbiamo considerare che l'ambiente non è quello delle mura di casa: il momento e il luogo sono tutti condizionati dal fatto che deve contenere dei bambini.
Assicuro per esperienza personale che un bambino può essere un angelo a scuola e un demone dell'Ade a casa.
Ci sono bambini, come il figlio più grande di mia sorella, che sono super svegli; hanno un problem solving e una capacità di apprendere le regole e di apprendere come utilizzarle. Ci sono bambini che molto spesso per via dei genitori le regole non sanno nemmeno cosa siano. Ci sono bambini che semplicemente non ascoltano e questo ve lo dico per esperienza personale. Io non ho studiato per stare ed insegnare ai bambini ma ho 8 nipoti e sicuramente ho cambiato più pannolini io che la mia prof senza voler nulla togliere ai suoi studi e alla sua esperienza e abilità.
Ci sono cose che purtroppo si imparano solo sulla pelle e cose che si apprendono solo aprendo un libro.
Eppure, non sono il primo a essermene accorto.
Negli anni Cinquanta gli psichiatri Alexander Thomas e Stella Chess, attraverso il celebre New York Longitudinal Study, seguirono decine di bambini per anni e arrivarono a una conclusione che oggi sembra quasi ovvia: i bambini non arrivano al mondo come fogli bianchi. Hanno già un temperamento, un modo tutto loro di reagire alla realtà.
In pratica, due fratelli cresciuti nella stessa casa, con gli stessi genitori e le stesse regole, possono svilupparsi in modi completamente diversi non perché qualcuno abbia sbagliato qualcosa, ma perché sono diversi fin dall'inizio.
Questo vale anche al contrario; figli nati con anni di differenza hanno lo stesso modo di affrontare certe situazioni, come succede tra me e mia sorella, che abbiamo la tendenza a cadere nelle stesse dipendenze.
Thomas e Chess chiamarono questo principio "goodness of fit", cioè la capacità dell'ambiente di adattarsi alle caratteristiche del bambino anziché pretendere che il bambino si adatti sempre e comunque all'ambiente.
Tradotto nella vita reale: quello che funziona con un figlio potrebbe essere un fallimento con l'altro.
Io e mia sorella abbiamo 11 anni di differenza, però abbiamo certi caratteri del viso uguali, certe movenze, registro di parole o banalmente il modo di incazzarsi uguale.
Quindi siamo uguali ma diversi? È qui che la teoria comincia a fare a pugni con la pratica.
Perché sulla carta tutto sembra ordinato, ma poi arriva il bambino che non segue il copione. Quello che non ascolta. Quello che ascolta ma fa finta di non aver sentito. Quello che comprende la regola e decide consapevolmente di ignorarla, quest'ultimo, sono io, lo ammetto ahah!!
Come se non bastasse, la famiglia non è nemmeno l'unico ambiente che educa un bambino. Lo psicologo Urie Bronfenbrenner, padre della teoria ecologica dello sviluppo umano, sosteneva che un bambino cresce dentro una rete di influenze che comprende famiglia, scuola, amici, quartiere, cultura e persino il periodo storico in cui vive.
Detta in modo più semplice: non è mai soltanto una cagata fatta dal genitore né tanto meno sempre una sua prodezza!
Anche per questo la ricercatrice americana Judith Rich Harris arrivò a una conclusione che fece discutere mezzo mondo: i coetanei, il gruppo e l'ambiente sociale hanno spesso un'influenza enorme sullo sviluppo della personalità, talvolta persino maggiore di quanto siamo disposti ad ammettere.
Una brutta compagnia ti porta in mezzo alla droga anche se i tuoi genitori sono angelici, per intenderci!
E quando guardo i miei nipoti mi accorgo che forse la verità sta proprio nel mezzo.
Esistono i libri. Esistono gli studi. Esistono decenni di ricerca finanziati da università, enti pubblici e istituti come il National Institute of Child Health and Human Development (NICHD) negli Stati Uniti, che ha seguito oltre mille bambini per capire come crescono e come gli ambienti influenzano il loro sviluppo.
Poi però esiste la realtà.
Prima cosa, mille bambini sono tanti per uno studio, ma restano pochi rispetto alla varietà quasi infinita delle persone che esistono nel mondo.
. In più, esiste il bambino che alle nove del mattino sembra un piccolo filosofo e alle nove di sera sembra posseduto da una forza demoniaca che trae nutrimento dalla stanchezza dei parenti.
Quindi una domanda mi pongo: anche questo testo a cosa serve? Effettivamente non ho detto niente che possa aiutare un genitore; posso solo affermare che, al contrario di quanto molti pensano, la punizione, ovviamente adeguata e proporzionata, fa bene al bambino, perché non possiamo crescere figli dentro una bolla di vetro senza mai mostrare loro quali conseguenze ti consegna la vita.
Una madre che ti dà una sberla è violenza certo ma il mondo ti prende a calci in culo a random e prima questa cosa si interiorizza prima si sa affrontare il mondo.
Forse è proprio questo il punto. Cresciamo pensando che esista una formula per educare un figlio, un nipote o persino noi stessi. Poi la vita arriva e ci ricorda che le persone non sono formule. Sono esperimenti continui. Alcuni riescono, altri esplodono in faccia. E spesso non sappiamo distinguere gli uni dagli altri finché non passa abbastanza tempo.
Mio nipote tredicenne ne è la dimostrazione!!
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