La politica non è sempre quella che vediamo in televisione. A volte, sono ragazzi, come me, che decidono di organizzare un evento, di riempire un parco, di riportare vita dove prima c'era solo silenzio, di raccogliere firme, di costruire una battaglia in cui credono, senza aspettarsi nessun tipo di stipendio dorato. Io questa cosa la vedo sempre di più intorno a me. Ragazzi che non aspettano che qualcun altro sistemi i problemi della loro generazione , ma si rimboccano le maniche. Si organizzano, si incontrano, discutono. E ci mettono il loro tempo non avendo grandi mezzi. Io credo che dentro tutto questo ci sia già una nuova forma di sinistra italiana. Io non sono un esperto di politica ne voglio sembrare di esserlo. Non mi ha mai appassionato come cosa, vista la grande, come vogliamo chiamarla? Marmaglia o magna magna? Fatto sta che non ho mai seguito molto la cosa né i suoi rappresentanti. Ora però a 26 anni mi sento quasi in dovere di farlo dato che le decisioni prese dall'alto colpiscono direttamente anche me. La politica per me è cominciata prima dei comizi, e delle bandiere. Come detto prima, è iniziata osservando ragazzi come me che si sbattevano per il loro territorio. Organizzando eventi, raccolte di firme insomma, tutto il precedente citato. Questa è una politica che molto difficilmente vediamo in televisione. Quando penso alla sinistra italiana, penso inevitabilmente anche a quella che vediamo sui media o sui giornali: partiti, leader, dichiarazioni, discussioni parlamentari, alleanze. Secondo me esiste anche un'altra parte, però meno visibile, che non passa necessariamente tra i palazzi della politica. È quella che vedo sempre più spesso nei ragazzi come me, come noi. Ragazzi che scelgono di mettere le proprie energie, il proprio tempo e la propria passione in qualcosa in cui credono. Senza enormi organizzazioni alle spalle, ma con idee e la voglia di tradurle in qualcosa di concreto. Ed è proprio qui che, personalmente, comincio a parlare della nuova sinistra italiana. Non una nuova sigla, non un nuovo partito, ma un modo diverso di intendere la politica, che accade nei parchi, nelle piazze, nei cinema, nelle associazioni, nei giornali indipendenti come il nostro, negli spazi culturali. È politica quando un gruppo di giovani decide che una cosa può essere fatta diversamente. È politica quando qualcuno prova a ridare vita ad uno spazio abbandonato. È politica quando si raccolgono firme perché si crede in una causa giusta. È politica quando un giornale indipendente tratta argomenti che spesso restano fuori dal grande dibattito. Non necessariamente politica partitica. Politica nel senso più semplice del termine cioè occuparsi di una cosa comune. E questa è la parte che più mi interessa. Non credo che la mia generazione abbia solo bisogno di qualcuno che parli a suo nome. Penso che abbiamo bisogno di spazi in cui poter parlare direttamente, organizzarci e provare a costruire. È una differenza importante questa. Perché esiste una grande distanza tra dire che qualcosa non funziona e mettersi sul serio per cambiare le cose concretamente. Noi giovani quella distanza possiamo, e dobbiamo provare a colmarla. Non abbiamo necessariamente grandi budget, organizzazioni enormi dietro. Abbiamo però tempo, energie, idee e, soprattutto, la possibilità di unirci tutti insieme. Ecco secondo me questa cosa ha un valore politico enorme. Lo vedo anche nel lavoro che facciamo a Punto e Virgola. Non siamo un partito e non vogliamo esserlo, ma attraverso quello che scriviamo, discutiamo e organizziamo, finiamo inevitabilmente di occuparci della società in cui viviamo. Scriviamo, partecipiamo, organizziamo e proviamo a dare spazio a temi o voci che spesso restano fuori dal coro di cornacchie sedute sulla poltrona blu in tv. La cosa che mi colpisce maggiormente e, che mi ha ispirato per questo pezzo, è che non siamo gli unici!! Ci sono migliaia di ragazzi in tutta Italia che stanno provando a fare qualcosa di simile, ovviamente ognuno a modo proprio. C'è chi si occupa di cultura, di ambiente, chi di diritti, chi di territorio, chi di informazione. Esperienze diverse, lontane tra loro, ma accomunate dalla stessa necessità di non aspettare che siano sempre gli altri a fare qualcosa. Forse è questo che manca alla politica che siamo abituati a vedere. Non necessariamente le idee ma, il contatto con la realtà quotidiana. Perché un ragazzo che non trova un posto per incontrarsi con i propri coetanei vive un problema reale, non una discussione televisiva. Una persona che vede il proprio quartiere perdere posti di aggregazione non ha bisogno di sentire per tv parlar di politiche giovanili, ha bisogno che qualcuno concretamente provi a cambiarle quella situazione. E allora forse dovremmo smettere di chiederci soltanto che partito rappresenti meglio i giovani e cominciare a chiederci cosa stiamo facendo noi, concretamente, per costruire uno spazio, un paese dove valga la pena crescere.
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