Luca, il nostro uomo stanco da una vita, ha una zia, e voi direte “grazie al cazzo”, tutti hanno una zia. Sì, ma la sua non è una zia qualunque. Sua zia gli ha salvato la pelle più di una volta, anche se nessuno lo sa. Luca è un giovane adulto nel fiore degli anni, anche se tutti quegli anni non sono stati proprio un fiore. In adolescenza ha usato e abusato di quasi tutto ciò che gli veniva tra le mani. Forse solo le siringhe non ha toccato, ma l’ha comunque fumata, quindi… Diciamo che Luca ha visto il fondo del fondo e, quando guardi il fondo così da vicino, ti rimane negli occhi per anni. Non c’è un giorno preciso in cui ha iniziato a perdersi. C’è un ritmo: la prima canna alle medie, la prima pasticca alle superiori, la prima volta che ha capito che il suo corpo non era più suo ma di chi gli passava la roba. E c’è quella notte, quella che non racconta mai: la notte in cui ha fumato qualcosa che non doveva fumare e ha visto la sua vita come un corridoio senza porte. Da lì in poi, il tunnel. Luca, adolescente, non capiva e non voleva capire. Luca, a vent'anni, non si rendeva conto che quando ti esce sangue dal naso ne hai usata troppa. Luca aveva una compagnia di amici che erano più malviventi che ragazzi coetanei. Luca ha rubato. Luca ha mendicato per farsi una dose. Luca le ha proprio provate tutte. Luca è arrivato al gesto estremo, la vita lo schifava, nessuno gli stava dietro, si era perso per il mondo e, solo in giro per l'Europa, mischiò così tante sostanze che dovettero chiamare il centro antiveleni più vicino per capire cosa aveva ingerito. Dalle analisi del sangue, beh, diciamo che non era più sangue quello che girava nelle vene. Luca è uscito da quel tunnel, sì, ma non è che esci e sei nuovo. Esci e sei rotto in modo diverso. Come abbiamo già raccontato, è seguito da una terapeuta, segno che le cose non sono ancora del tutto sistemate. Rimane ancora qualche strascico del passato, qualche fantasma che gli cammina dietro quando cala il sole. Molto spesso, dopo la seduta con la terapeuta, Luca, quando torna a casa, non va dritto da sua moglie. Si ferma a casa della zia. Sempre. È diventato un rituale: terapia, zia, casa. Lui le racconta com’è andata la seduta e poi chiede consiglio. Non perché la zia sia una psicologa, ma perché Luca sa che lei lo può capire molto meglio di sua moglie. La moglie non ha mai visto quel mondo. La zia sì. Da giovane, la zia ha avuto un problema con la depressione che l’ha portata a bere così tanto che le rimaneva solo qualche centimetro di fegato sano. Fegato spappolato, direbbe Vasco. E lei lo dice ridendo, come se fosse una medaglia al valore. La zia ha una poltrona verde, consumata sui braccioli. È lì che Luca si siede ogni volta che torna dalla terapia. Lei gli prepara il caffè con due cucchiaini di zucchero, anche se lui lo prende amaro. Dice: “La vita ha già un sapore amarognolo di suo, non serve aggiungerne”. È una frase che Luca si porta dietro come un talismano. Da quando è stato ricoverato la prima volta, la zia è diventata una figura portante nella quotidianità di Luca. Ogni mattina, prima di andare al lavoro, si ferma da lei a salutarla. E lo stesso fa quando torna a casa. La zia, d’altro canto, fa ciò che farebbe una zia: lo vizia. Ma non è questo che la rende speciale. Luca, uscendo dal tunnel delle droghe, ha dovuto per forza di cose abbandonare tutto il suo vecchio mondo: amicizie tossiche, legami ambigui, la vita notturna, quella criminale. La zia è speciale perché in qualche modo conosce quel mondo e quel modo di sentirsi dentro e fuori dalla propria vita. Lei, a differenza della madre che è molto all’antica, e a differenza di sua moglie che non conosce questi fatti, riesce a stare nel dialogo con Luca senza farlo sentire in torto o sbagliato. La zia di Luca è proprio come Luca. Schietta, senza peli sulla lingua, e ciò che ha da dire lo dice. Dopo 74 anni di vita non ha più niente da perdere, e quindi per non annoiarsi litiga col vicinato, con l’amministratore condominiale, litiga con sé stessa quando non le rimane nessuno da colpire. Ma ci sono giorni in cui Luca la trova seduta in silenzio, con lo sguardo perso. Non lo dice mai, ma lui sa che la depressione le torna a bussare. Lei la scaccia con una bestemmia e un bicchiere d’acqua, ma Luca vede la crepa. In quella crepa Luca rivede se stesso e questo lo lega ancora di più a sua zia. Questo atteggiamento rude ma affettuoso piace tantissimo a Luca. Dovete sapere che lui vive in una famiglia che, da anni, porta avanti una faida tra i parenti da parte di suo padre e quelli da parte di sua madre. La faida è iniziata per una sciocchezza, come sempre: un'eredità, una parola detta male, un pranzo di Natale finito con un piatto lanciato. Da allora, ogni ramo della famiglia ha costruito il proprio castello di risentimenti. Luca è cresciuto in mezzo a questa guerra fredda, imparando presto che il silenzio è un’arma. La zia è come la Svizzera: neutra. Critica entrambe le parti per questa lotta che va avanti ormai da generazioni. E Luca tiene nascosto questo legame con lei. Non perché abbia paura, ma perché nessuno approverebbe la loro coalizione. Per sua madre, la zia è solo una vecchia brontolona; il padre è morto, quindi non può dire niente; e sua sorella con la zia ha qualche attrito antico non risolto. Luca quindi custodisce con cura questo rapporto e sta cercando in tutti i modi di recuperare gli anni che, per cause esterne, non hanno mai vissuto insieme. La zia è stata importante anche per far uscire Luca dalla psichiatria, reparto in cui era rinchiuso dopo il TSO fatto dalla madre. Per i dottori, Luca era pericoloso da solo, quindi andava controllato. La zia inizialmente faceva proprio questo: usando la scusa del “dai vieni a fare compagnia alla zia”, lo controllava, lo teneva occupato. E poi, una sera, uscì con delle vecchie amiche che hanno delle figlie che a loro volta hanno delle figlie. In mezzo a quella genealogia impazzita, fece conoscere Sara a Luca. Non si immaginava che anni dopo si sarebbero sposati. Gli ha fatto fare bingo, in un certo senso. Non dimentichiamoci che Luca viene da un’infanzia tormentata, un’adolescenza segnata dai vizi e dagli abusi. E ora, sta smantellando tutto. Pezzo per pezzo. Seduta dopo seduta. Caffè dopo caffè. Grazie alla terapia. E grazie alla zia. Luca lo possiamo definire un sopravvissuto fortunato, vista la zia che si ritrova. In certi momenti della vita ci si sente e ci si trova da soli e a volte per uscire da quella solitudine basta una parola dolce, una frase grottesca ma detta con sincerità e amore. A volte basta avere una zia alcolizzata, preparare la moka e fare qualche scherzetto ai vicini e il gioco è fatto. A volte per uscire da un momento difficile serve solo una cosa semplice. La vita è bella perché c'è sempre il giorno dopo e, quando capisci che quel "giorno dopo" non sarà per sempre, cominci ad apprezzare le piccole cose e cominci ad apprezzare la vita che ti hanno dato. Luca ora sto costruendo. Costruisce il suo mondo ogni sera chiuso nel suo studio. Un mondo che in pochi capirebbero, un mondo fatto di parole che si fanno frasi e le frasi diventano testo. Quel testo racchiude quasi sempre qualcosa di suo, di personale. Quel testo è il suo interruttore per spegnere il roboante rumore della sua mente. Lui si siede, accanto a lui il rumore che, parola dopo parola, svanisce nel foglio di carta. Forse il punto debole di Luca è la condivisione. Non parla mai con sua moglie di ciò che scrive, teme l'incomprensione e quindi tace. Se lei chiede, sta lavorando. La zia sa di questa cosa, infatti, si è fatta un account fasullo per seguirlo e, anche se non glielo ha mai confessato, Luca sa che quella "Antonella69k" è sua zia. Lei non commenta mai si limita a leggere e spesso capita che le venga da piangere perché ciò che dice Luca è reale e fa male. Fa male viverlo e fa male leggerlo. Lei però rimane lì, lo accompagna sempre nelle giornate no, lo legge, lo ascolta. E tra un porco e l'altro il loro legame si rafforza sempre di più. Ogni caffè è un momento buono per parlare, sfogarsi, ridere e appunto, rompere le palle ai vicini. Luca non si sente ancora in salvo, ma ha una sensazione nuova addosso che non sa spiegare. Che non sia felicità? O forse leggerezza? In qualsiasi caso, viva le zie alcolizzate!!
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