Con questo articolo voglio affrontare un tema che sento molto, dato che io stesso lo sto attraversando. Come si evince dal titolo, oggi parleremo di una delle piante più discusse in assoluto: la marijuana. Per migliaia di anni la cannabis è stata soprattutto una risorsa agricola e tessile. Le prove archeologiche indicano l'uso delle sue fibre in Asia già 10000 anni fa. Intorno al 2700 A.C. secondo la tradizione, in Cina viene descritta come pianta medicinale negli erbari antichi. Tra il 2000 e il 1500 A.C. , entra nella cultura religiosa e medica Indiana. Erodoto, nel V secolo A.C., descrive gli sciti che usano i suoi semi nei loro rituali. Nel I secolo dopo Cristo, Dioscoride la menziona nel suo "De Materia Medica", testo che influenzerà la medicina europea per secoli. Se andiamo avanti troviamo prove di Galeno che, nel II secolo, osservava l'uso dei semi di cannabis durante i banchetti e i possibili effetti sullo stato mentale se usata in eccesso. Infine, in Europa sarà fondamentale per corde, vele e tessuti. Insomma, è una pianta che conoscevamo bene, una conoscenza che negli anni è andata via via dissipandosi. Tra '700 e '800 la cannabis smette di essere soltanto fibra o rimedio. Diventa oggetto di studio e fascinazione, aprendo un dibattito che allora, come oggi, non ha risposte semplici. Infatti, in quegli anni, i contatti coloniali europei e i viaggiatori riportano descrizioni dell'uso di hashish in contesti sociali e rituali, ad esempio nella campagna d'Egitto di Napoleone. Nella prima metà dell'800, medici come William Brooke O'Shaughnessy pubblicano osservazioni sull'uso della cannabis per alleviare il dolore. Nello stesso periodo, negli ambienti letterari francesi come il Club des Haschischins, che riuniscono artisti e scrittori, si cita spesso anche Baudelaire, interessato agli effetti di quest'ultima sulla creatività e sulla percezione. Nel finire del secolo, però, compaiono le prime preoccupazioni mediche sul suo uso intenso e prolungato, sebbene le conoscenze di allora fossero limitate. Questa curiosità, questo uso medico e rituale durò fino ai primi anni 30 del '900 quando negli Stati Uniti Harry J. Anslinger, probabilmente il volto più importante del proibizionismo guidò una intensa campagna contro l'utilizzo della pianta portando al Marihuana Tax Act. del 1937. In epoca più recente il rapporto di LaGuardia del 1944 mise in dubbio molte delle affermazioni allarmistiche del proibizionismo creando così attriti con Anslinger. E sul piano internazionale la Convenzione ONU del 1961 sancì un controllo globale sulle droghe, influenzando a lungo le leggi dei singoli paesi, inclusa l'Italia. Praticamente siamo passati del creare quasi tutto con le fibre di canapa, utilizzarla come fonte di ispirazione creativa, utilizzarla come sollievo per i dolori a non saper più decidere cosa farne di questa pianta. Io conosco il mio paese, conosco i miei polli e so che molti fumano, e fumano forte. Qui arriviamo al punto centrale del mio discorso. Abbiamo capito che l'abuso è dannoso, abbiamo capito che può avere risvolti medici importanti; la ricerca non presenta la cannabis come una cura per malattie neurodegenerative, ma esistono studi che indicano possibili benefici nel sollievo di alcuni sintomi, in particolare della spasticità nella sclerosi multipla e, con prove più limitate, su crampi e dolore nella SLA. Cito Alena Novotna, autrice di uno studio clinico uscito sull'European Journal of Neurology nel 2011 che ha dimostrato appunto i benefici sulla spasticità nella sclerosi multipla. Ora io non credo che tutti abbiano la sclerosi multipla. Io ho un po' di mal di schiena, soffro di cervicali ma non è per questo che mi spacco di canne la sera. Il motivo è molto più complesso del semplice ricercare piacere o leggerezza. Dovete sapere che ormai da 12 anni a questa parte i e la pianta in questione viviamo un amore tossico. Il sottoscritto ha cominciato a fumare in maniera un po' strana. Tutti cominciano con gli amichetti più grandi per farsi vedere io cominciai con mia sorella. Era tornata in Italia per sbrigare delle faccende giudiziarie riguardanti un suo vecchio lavoro e soldi che lei avanzava e, con la scusa di farle da palo, mia sorella si mette in un angolo dei giardinetti pubblici vicino casa e fa su questa sigaretta ai miei occhi esagerata. Beh, potete immaginare come finì. Da quel momento cominciai a fumare. All'inizio era solo il week end, poi mi prese anche il pomeriggio così io dissi "perché non anche di mattina" e senza rendermene conto stavo creando uno schema, una routine nel mio cervello dove per ogni cosa che succedeva io fumavo. Ero felice, canna. Ero triste, canna. Non sapevo cosa fare il pomeriggio beh, canna. Questo meccanismo quasi di ricompensa è proprio ciò che ci frega, che mi frega. Abituare il cervello a, quando sei in difficoltà fumi, quando sei contento per festeggiare fumi, fai una buona azione, studi due ore, il premio è sempre quello e la cosa bastarda della dipendenza è che poi ce ne vuole sempre di più. Qui arriviamo a parlare di sto benedetto craving. Il craving per definizione è un desiderio intenso e difficile d controllare verso una sostanza o un comportamento. Non è una semplice voglia: è legato al modo in cui il cervello associa quella sostanza a sollievo, piacere o ricompensa. Io le ho tutte e tre pensate che triade!! Bisogna anche riconoscere che il craving è un'onda che prima o poi passa, spesso dopo 10/20 minuti solo che la sua intensità può far sembrare quel quarto d'ora infinito ma non lo è. È un processo neurobiologico non centra niente con il carattere di una persona o la sua forza di volontà e capire coma funziona aiuta a spezzare l'incantesimo. Io vi posso assicurare che pur sapendo come funziona resistere è una pratica per me estremamente atroce difatti non riesco quasi mai a resistere e mi sento in colpa. Potrei lamentarmi del mio paese che non offre niente ai giovani se no bar dove andare a bere e appunto fumare. Potrei lamentarmi con lo stato che non legalizza e regolamenta questa sostanza per, a parer mio, continuare a foraggiare il giro immenso di spaccio che c'è in Italia. Potrei dare la colpa a tante cose ma sarebbe come avere la coda di paglia. Io sento quando arriva a bussare. Comincia piano verso le 18 e man mano sale sempre di più. Più si avvicina la notte più il mio cervello va in allerta e mi comunica che il piatto piange ed è ora della dose quotidiana. Peccato per il mio cervello, ho litigato con tutti gli spaccini del mio paese e spostarmi in macchina per farmi due canne la sera non ho sbatti. Io riconosco tutti i tratti benefici dell'utilizzo della cannabis però, mi trovo in una posizione dove mi sento schiavo di una sostanza e, sinceramente, vedere mamma piangere perché non sa più che pesci prendere con me credo sia un motivo sufficiente per affrontare quel quarto d'ora a petto in fuori, spalle dritte e palle in mano che a cambiare ci vuole coraggio e la giusta testa. So che sarà una strada tortuosa e dura. So che a volte ci ricascherò. So che a volte il semplice volerlo non basterà ma forse, averlo messo nero su bianco, in un certo senso toglie potere a quel viscido pensiero che avvinghia la mente stanca e la giuda verso passi che non voglio più compiere.
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