Una sera d'inverno del 2019, due giovani attrici denunciano alla Casa delle Donne di Parma abusi e vessazioni subite al Teatro Due da un “noto regista”, durante un corso di formazione finanziato con fondi pubblici.
Passano due anni, il 14 luglio 2021, la Fondazione Teatro Due riceve la prima segnalazione legale sui comportamenti di quel “noto regista”: lo studio “Lavoro Vivo” segnala alla Fondazione "testimonianze su condotte del regista senza fornire nomi di attrici". Due giorni dopo la Fondazione Teatro Due presenta una denuncia alla Procura della Repubblica di Parma e allontana quel noto regista, che fu anche presidente del teatro dal 1990 al 1998.
Poco dopo, segue la denuncia delle due attrici con il sostegno di Casa delle Donne e di Amleta. È quest'ultima associazione che, nel 2022, segnala il caso a Sonia Alvisi, consigliera di Parità della Regione Emilia-Romagna.
Arriviamo al 25 giugno 2024, quando il Tribunale del Lavoro di Parma finalmente riconosce formalmente come molestie sessuali e discriminazioni di genere le condotte reiterate di quel regista e docente, condannando anche la Fondazione Teatro Due per la mancata vigilanza.
Il 25 febbraio 2025 la Corte d’Appello di Bologna conferma la sentenza del Tribunale di Parma, respingendo il ricorso dell’ente. Ribadisce che il corso di alta formazione teatrale, svolto in spazi e con attrezzature del teatro, comportava l’equiparazione dei corsisti ai lavoratori. Sottolinea inoltre la posizione di particolare vulnerabilità delle giovani partecipanti e l’obbligo dell’ente di intervenire anche di fronte a semplici segnali di possibili abusi. L’inerzia dei vertici, secondo la Corte, ha contribuito a favorire il mantenimento delle discriminazioni. L’appello viene quindi respinto.
Arriviamo così al 20 settembre 2025, poco meno di un anno fa, quando l'intera città conobbe questa terribile storia. Infatti, quel giorno, il Tribunale del lavoro di Parma condannò definitivamente, a un risarcimento di 200.000 euro, quel regista (molto noto) della nostra città. Lo condannò per molestie sessuali e violenze. Quello stesso giorno, la giudice Ilaria Zampieri ritenne che Paola Donati, direttrice del Teatro, fosse «Parimenti responsabile per i fatti» accaduti, giacché «ha omesso di vigilare e di apprestare le misure necessarie al fine di scongiurare la realizzazione, da parte di un soggetto in posizione apicale nell’organizzazione, di tali reiterate e sistematiche condotte, apertamente discriminatorie nei confronti delle aspiranti attrici e registe di sesso femminile». Il Consiglio d’Amministrazione del Teatro respinge l’accusa di connivenza e sostiene che il regista abbia agito di nascosto e anche al di fuori degli spazi del teatro. Nelle oltre 120 pagine della sentenza si legge che era il padrone assoluto del teatro, delle vite dei lavoratori e delle partecipanti: decideva tutto ed esercitava condotte predatorie e umilianti, prima, dopo e durante le lezioni. «Il regista mi diceva che un’attrice deve esercitarsi prima a sedurre il suo regista se vuole poi riuscire a sedurre un pubblico. Ho subito violenza senza avere inizialmente coscienza di ciò che stavo subendo e avevo poco più di vent’anni...» racconta Veronica Stecchetti in un affollatissimo incontro alla Casa delle Donne di Parma, sabato 6 dicembre 2025, organizzato proprio per raccontare questa storia.
La sentenza è stata emanata, ma la città non accetta questo scandalo: un Regista e il suo teatro violentano due ragazze e lo fanno con fondi pubblici; l'indignazione è gigantesca. Ma il tempo non si ferma. Il 9 dicembre 2025 la Regione Emilia-Romagna delibera un finanziamento di 145.398,20 euro per una nuova edizione del Corso di Alta Formazione. L'11 dicembre 2025, la direttrice Paola Donati dichiara sulla Gazzetta di Parma di non voler lasciare l’incarico. La Regione Emilia-Romagna, attraverso l’assessora alla Cultura Jessica Allegni, esprime ferma condanna per i fatti e solidarietà alle attrici, annunciando un confronto con il Comune di Parma (rimasto quasi totalmente in silenzio) e le realtà impegnate nel contrasto alla violenza di genere. Il 18 e il 19 dicembre 2025 la maggioranza degli allievi e delle allieve del Corso di Alta Formazione “Casa degli Artisti” entra in sciopero, sospendendo le lezioni dal 9 dicembre. Gli studenti contestano la posizione del CdA, ritenuta incapace di riconoscere adeguatamente la mancata vigilanza evidenziata dalla sentenza, e chiedono pubbliche scuse alle vittime e un’assunzione di responsabilità da parte della Fondazione. Il 18 dicembre Teatro Due organizza un incontro pubblico con la città. Casa delle Donne e numerose realtà culturali e sociali chiedono le dimissioni della direzione e del CdA.
Il 5 gennaio 2026, ormai debolissima nella sua posizione, Paola Donati chiede l’autosospensione dall’incarico di direttrice. Il CdA e i soci fondatori prendono atto della decisione, ribadendo la fiducia nell’organo di amministrazione. Il Comune di Parma e la Regione Emilia-Romagna esprimono apprezzamento per il lavoro svolto dalla direttrice e sostegno al Teatro Due. Il 30 gennaio 2026 il regista condannato viene nominato segretario interregionale per il Nord Est del dipartimento “Arte – Cultura – Spettacolo” della Democrazia Cristiana. Il 2 febbraio 2026, l’unità di ricerca PERLA dell’Università Iuav di Venezia esprime solidarietà alle vittime e agli studenti in sciopero. Fa lo stesso l’attrice, formatrice e regista Carolina Pizarro, offrendo agli studenti del corso un momento di formazione gratuita.
Solamente il 24 giugno 2026 avviene il cambio del CdA di Fondazione Teatro Due, occupato da nomi potenti e molto noti del panorama culturale parmigiano. Sono: Oberdan Forlenza, presidente; Simona Caselli, consigliera; Marco Mezzadri, consigliere; Carla Dini, consigliera; Paola Varesi, consigliera.
E dopo tutto questo io non riesco a scrivere altro se non un triste, incazzato e rassegnato: perché?
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