In questo secondo episodio della rubrica «I consigli del direttore» voglio consigliarvi un album (e soprattutto un artista) che ha inciso profondamente nella mia vita: My Beautiful Dark Twisted Fantasy, di Kanye West.
Prima di iniziare con l'analisi, voglio condividere con voi alcuni dati. La tracklist dell'album supera l'ora di durata: un progetto corposo, di sostanza, che necessita di tempo e ascolto per essere assorbito. Lungo le sue tracce si manifesta perfettamente quell'originale miscuglio di autocelebrazione e introspezione che caratterizza Ye e che, da questo momento in poi, diventerà il suo marchio di fabbrica.
Il quinto LP di Kanye West è stato realizzato con un budget che, secondo diverse ricostruzioni, lo colloca tra i progetti più costosi nella storia dell'hip-hop. Apple Music scrive: «L’album combina le ambizioni art rock dei Beatles, l’opulenza dei Pink Floyd e la maestosità pop di Michael Jackson, pur mantenendo un’intima serietà da cantautore consumato. La tracklist comprende una monumentale visione prog-rap accompagnata da un video di 35 minuti (Runaway) e un brano impreziosito dall’apporto di un’orchestra e dalle voci di Rihanna, Elton John e Alicia Keys (All of the Lights)». La copertina è invece affidata all'artista contemporaneo George Condo, già collaboratore di Andy Warhol».
My Beautiful Dark Twisted Fantasy nasce in un momento della vita di Kanye che, almeno secondo quanto conosciamo pubblicamente, rappresenta uno dei periodi più bui mai vissuti dall'artista. Nel 2007 Ye perde sua madre, Donda; l'anno successivo, la relazione con Alexis Phifer, la donna con cui era in procinto di sposarsi, giunge al termine. Due anni dopo, nel 2009, in quello che sarebbe diventato uno dei momenti più ricordati nella storia degli MTV Video Music Awards, Kanye sale sul palco mentre Taylor Swift sta ritirando il premio per il miglior video femminile dell'anno e, senza troppi indugi, le strappa il microfono dalle mani, sostenendo che il riconoscimento sarebbe dovuto andare a Beyoncé. Obama lo definirà, in un commento privato destinato a diventare celebre, un «jackass» e l'America intera assisterà alla trasformazione della figura di Ye: da artista celebrato a nemico pubblico.
Kanye scappa, si rifugia alle Hawaii, si lascia il mondo, la famiglia e l'amore alle spalle e inizia a lavorare al suo nuovo album. Il processo creativo, stando a quanto emerso da interviste e documentari, è unico nel suo genere: Ye crea uno spazio interamente dedicato alla musica, nel quale ogni dettaglio assume un peso e un valore specifico. L'abbigliamento, le atmosfere, le contaminazioni, i suoni e gli artisti coinvolti nel disco contribuiscono a costruire, in quegli anni, un nuovo paradigma musicale che, nel decennio successivo, avrebbe influenzato profondamente il mondo hip-hop.
Negli studi passano Kid Cudi, Nicki Minaj, RZA, Raekwon, Rick Ross, Justin Vernon, Pusha T, Rihanna e Alicia Keys. Lo stesso Elton John contribuisce a questa opera mastodontica di ricostruzione personale.
Perché in My Beautiful Dark Twisted Fantasy è proprio questo che troviamo: Kanye West a 360 gradi.
L'album si apre con Dark Fantasy, una sorta di introduzione al mondo che Kanye ha intenzione di costruire. È un universo che, come suggerisce già l'aggettivo «dark», è fatto di eccessi, ambizioni smisurate e desideri che sembrano non conoscere limiti. Già nelle prime battute emerge, però, una contraddizione destinata ad accompagnarci per tutto il disco: il piacere non riesce a cancellare il dolore. Quando West si domanda «What's worse, the pain or the hangover?», mette immediatamente in discussione la natura stessa della sua ricerca di felicità. Il tema dell'abuso di sostanze si intreccia così con quello della sofferenza e dell'incapacità di trovare una via di fuga dalle proprie inquietudini.
In Gorgeous, invece, la tensione assume una dimensione differente. La strumentale, con la sua chitarra elettrica profondamente struggente, accompagna un Kanye che sembra parlarci dall'altro capo del telefono: una voce distante, quasi in interferenza, che restituisce perfettamente il senso di alienazione e frustrazione che attraversa il brano. È un pezzo nel quale la rabbia personale si intreccia con una riflessione più ampia sulla discriminazione, sul potere e sulla condizione dell'uomo afroamericano nella società statunitense.
E così come le droghe, anche il sesso è uno dei grandi protagonisti del disco. In Hell of a Life l'artista racconta di innamorarsi di una pornostar, immaginando una relazione che mescola matrimonio, pornografia e trasgressione. È però in Devil in a New Dress che Kanye, accompagnato, secondo me, da una delle strumentali più belle della storia della musica, esprime al meglio queste tematiche, intrecciando il desiderio con il linguaggio religioso. Dopo «Put your hands to the constellations, the way you look should be a sin, you my sensation», un susseguirsi di passione, desideri e allusioni, un'esplosione nell'infinito di un sogno irraggiungibile, Ye asserisce: «We love Jesus, but you done learned a lot from Satan». Emerge così una dicotomia profondamente presente nell'album: da una parte quel mondo fatto di eccessi che lo aveva trascinato lontano da casa e al quale non riusciva ancora a dire di no; dall'altra, la consapevolezza delle radici oscure di quelle passioni, raccontate con un sorriso amaro, una rassegnazione quasi saggia e autoconsapevole.
E adesso arriviamo a Runaway, una canzone che non necessita di presentazioni. Il brano è considerato da molti il cuore emotivo dell'intero progetto. Le note iniziali, quelle del pianoforte che rimbombano nelle cuffiette o in auto ogni volta che, come fosse la prima, decido di ascoltarla ancora, hanno per molto tempo scosso i miei pensieri. Mi sono sempre chiesto come fosse possibile che, nella successione di quelle prime note, capaci di generare una sorta di attesa inspiegabile, io riponessi emozioni che non hanno nome e non hanno spiegazione.
E anche quando, negli anni, ho provato a discostarmi da questa sensazione, tentando di vivere il brano come tanti altri, una volta premuto il tasto «play» Kanye è riuscito (e riesce) a catturarmi ancora: a trascinarmi lontano dal mondo e dallo spazio, dalla conversazione in auto con un amico, per ritrovarmi improvvisamente davanti a una domanda: «Tu sai chi sei? Tu sei vero?».
Ye, così come noi, riconosce di trovare continuamente qualcosa che non va nelle persone che gli stanno accanto e, soprattutto, in sé stesso. Riconosce la paura, la voglia di scappare, gli errori che ha commesso: quelle cose indicibili che non confideremmo neanche ai nostri amici più cari. «She find picture in my e-mail, I sent this bitch a picture of my dick». Ed è non soltanto a sé stesso, ma anche alla donna che ama, che suggerisce di scappare: «Run away fast as you can».
Non siamo più davanti all'uomo che si presenta come invincibile, come nei precedenti progetti musicali, ma a qualcuno che sembra finalmente riconoscere la propria incapacità di costruire un rapporto sentimentale sano.
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