2
È quasi anacronistico, ma che dico, paradossale, o forse anzi cialtroneria allo stato puro, presupponendo che l’ironia necessiti di una qualche sorta di intelligenza (finora non percepita), e che quindi ironia non sia, che il Generale abbia deciso di chiamare il suo partito «Futuro Nazionale». Paradossale lo è stato fin dal primo momento, ma lo è ancora di più alla luce del programma elettorale pubblicato dal partito: un moonwalk storico che riporta la destra italiana alle comiche, sembra di essere stati catapultati in un libro di Orwell. In questo caso, però, non si tratta di finzione letteraria e risulta complesso pensare che passaggi tipo quello a pag. 53 (Programma elettorale di F.N.) dove si promuove il «patriarcato mediterraneo, volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni» per combattere i femminicidi, sia stato realmente concepito da una mente pensante. Fronteggiamo il problema trasformandoci in Rambo? Caro Generale, io coltelli in bocca non ne ho mai portati!! E ancora, ci troviamo catapultati in questo futuro-passato distopico quando leggiamo delle «fasce protette televisive» nelle quali, secondo quanto proposto, si vieta «la diffusione di programmi, scene tv, spot pubblicitari ecc. di contenuto genderista/omosessualista […] dalle 6 alle ore 23». Questo argomento è proprio un’ossessione del generale, fin dagli esordi della sua carriera politica, risultando, almeno ai miei occhi, quasi impaurito da qualche Crop e un po’ di smalto. Ma come? Non si era paracadutato in Rwnda in mezzo alle bombe? Così mi rovina il personaggio Roberto!!! Cosa ne penserà l’addetto stampa? A Pagina 29, poi, il paradosso si infittisce ulteriormente, quasi esponendosi ad un autogol non intenzionale. Leggiamo: «Per richiedere la cittadinanza italiana sarà necessario aver dimorato regolarmente per almeno 20 anni sul territorio nazionale, dimostrare una padronanza della lingua italiana parlata e scritta di livello C1, non aver riportato condanne penali e sottoscrivere una dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana.», cose che non si sentivano dai tempi di Caracalla (212 d.C.). Ed è proprio analizzando queste righe che si evidenzia l’autogol: ma Generale, secondo queste indicazioni vuole sfoltire buona parte del suo elettorato!!! Come farà a Minacciare l’illustrissima Premier Meloni se mi scende sotto l’8%? Per essere un militare la strategia, ahimè, lascia a desiderare.
E ancora il tripudio petulante di questo vaniloquio non si ferma, in un turbine di farneticazioni, a partire dalla «tassa sulle bestemmie (p. 83)», «l’educazione alla difesa e alla sicurezza nazionale (p. 70)» (togliamo Dante e inseriamo il Risiko!!), «le unioni civili che […] hanno la finalità di scardinare passo dopo passo la famiglia come fondamento della società (p. 80)» (ma come, non era il contrario?), modificare la legge 194 sull’aborto e, logicamente, rendere molto più complesso l’accesso ad un diritto fondamentale (pp. 85-87) e, dulcis in fundo, l’aberrante, irrealizzabile, controverso, smentissimo piano di remigrazione (p. 24), il quale è stato così profondamente smontato in ogni suo minimo dettaglio e del quale gli stessi Vannacciani si vergognano che, per questi motivi, mi limiterò a ricordare.
Un salto nel passato, un generale al suo primo balzo, il ritorno al «salto della quaglia» e un programma elettorale da TSO forzato: Infine voglio rassicurare i sinistroidi che mi scriveranno «gli fai promozione»: ho usato parole difficili, penso che non capiranno.
© Punto e Virgola