1
“Ma sei di destra o di sinistra?”. Questa é stata per oltre un secolo indubbiamente la domanda delle domande nelle società occidentali, e ancora oggi ha un ruolo di forte centralità nelle menti di chiunque si interessi di politica. Lo è certamente in maniera differente rispetto al passato, ma la dicotomia destra-sinistra rimane il paradigma dominante tramite cui leggiamo la politica contemporanea. Ma ha ancora senso oggi parlare in maniera così snervante di destra e di sinistra? Terminologie nate e cresciute in un’epoca in cui la direzione delle società e delle economie sembrava puntare irreversibilmente verso l’alto, un progresso inevitabile del quale la destra e la sinistra potevano solo dare propria interpretazione e scandirne il ritmo. Oggi quella prospettiva non esiste più: l’idea che il domani sarà meglio di oggi non solo è svanita ma si è ribaltata. Il modello liberal-democratico è come un grande corpo che tiene insieme sotto la stessa pelle sia la sfera economica che quella democratica. Se solo una delle due è in crisi la crisi influenza anche l’altra, e il corpo arranca. La sfera economica è in relativa crisi ormai da tempo, e il futuro ha quindi iniziato a fare più paura del presente. La paura è il miglior regalo che si possa fare agli opportunisti politici, (populisti), le quali proposte seguono uno schema comune: una soluzione semplice a quello che è un problema epocale, la crisi profonda del sistema liberal-democratico. Una delle risposte più in voga, il quale massimo rappresentante è Donald Trump, è quella che vede la crisi del sistema democratico come frutto della sua inadeguatezza in particolare nei confronti delle molto meno imbrigliate autocrazie. Soluzione? Farci un po’ meno democratici per poter competere con loro, sia da un punto di vista economico (Cina), sia da un punto di vista geopolitico (Russia). È proprio su questo solco che la scienza politica ha costruito una nuova categorizzazione tramite cui leggere la politica odierna, alternativa alla classica destra-sinistra. La distinzione è fra demarcazionisti, quelli come Trump, che puntano ad un indebolimento delle istituzioni democratiche per creare democrature più efficienti, o integrazionisti, che queste istituzioni non solo le vogliono mantenere, ma puntano a rafforzarle. Mondo chiuso versus mondo aperto. Questo schema è utile perché nasce da una lettura scevra da quello che è il bagaglio ideologico che le categorie “destra” e “sinistra” si portano inevitabilmente dietro, che molto influenza il giudizio ma che poco ha a che fare con la praticità dell’azione politica odierna.
© Punto e Virgola
Potrebbero interessarti:


