Il nostro Priamo, omonimo del leggendario re, porta, appunto, un nome troiano. Non ci si deve quindi stupire più di tanto se, esprimendosi nell’idioma materno, Priamo finisce spesso col pronunciare sonore troiate. Ieri, ad esempio, il nostro ha deciso di impegnare quelle poche ore che egli conserva per sé per fare le pulci ai poveri malcapitati di turno attraverso un ispirato post su facebook. Questa volta l’attacco è diretto alla ‘’Casa cantoniera’’ di via Mantova, una realtà che, lo ammetto volentieri, frequento spesso (ma non abbastanza: vorrei avere tempo di frequentarla di più). Priamo lancia i suoi strali contro, nell’ordine: 1) ‘’una certa sinistra’’, colpevole di tollerare ‘’associazioni a lei contigue’’. Ovviamente, Priamo si guarda bene dal fare nomi e cognomi di ‘’una certa sinistra’’, così come di fornirci il significato dell’equivoco concetto di ‘’contiguità’’. 2) ‘’L’associazione Senza Frontiere’’, che nell’enciclopedia priamesca si trova definita come la ‘’costola di un’altra associazione che ha fiancheggiato e favorito occupazioni abusive di immobili in città’’. Ma non semplici, banali, scontate occupazioni, sia chiaro (Priamo ci tiene): occupazioni ‘’ad opera di stranieri’’, rigorosamente. Infine, 3) ‘’La provincia di Parma’’, colpevole di aver interrotto il progetto di vendita dell’immobile che, dal 2007, è legittimamente in uso all’associazione Senza Frontiere (giova ricordarlo). Ma il nostro perfetto oratore, reduce da approfonditi studi ciceroniani, sa che non bisogna solo argomentare, ma anche e soprattutto coinvolgere. E così Priamo, a mo' di congedo, cita le migliaia di italiani, nostri connazionali, carne della nostra carne, che abbruttiscono al freddo e al gelo campando una vita di stenti. Si consumerebbe alla faccia loro, di questi peninsulari diseredati, il sacrilegio rappresentato da quest’ occupazione abusiva (che, però, abusiva non è). Basterebbe questo. Ma evidentemente Priamo non la pensava così, e ha deciso di condire questo sentito ‘’j’accuse’’ con qualche simpatico svarione grammaticale che, però, siamo dispostissimi a perdonargli, anche in virtù della sua origine straniera, troiana. E, quindi, ‘’la occupazione’’ senza apostrofo, così come ‘’alla intercessione’’. Venerdì scorso, invece, in via Mantova, nell’aborrita occupazione, è stato proiettato un capolavoro di Bresson, ‘’Il diavolo, probabilmente’’: sarebbe stata, per Priamo, senz’altro una visione istruttiva. E se anche la comprensione del film si fosse rivelata al di sopra delle sue capacità, egli avrebbe potuto comunque trascorrere GRATIS una serata allegra con delle facce nuove. Certo, forse si sarebbe insinuata una certa nostalgia per la sua sezione e i compagni (si fa per dire) del partito. Ma, posso scommetterci, Priamo non è venuto e non verrà mai ad un’iniziativa organizzata lì, continuando a preferire il solito vecchio ‘’Bar Gianni’’. Un messaggio in bottiglia per Priamo, fra le righe: tranquillo, anche in ‘’Cantoniera’’ c’è qualche italiano D.O.P, come direste al caseificio, e, pensa, addirittura qualcuno che proprio come te bazzica il ‘’Gianni’’. In fondo, siamo anche noi esseri umani. Mi sbilancio: credo, addirittura, che sia possibile un dialogo con una persona come lei che, detto senza ironie (almeno stavolta) ha sempre dimostrato sostegno a tutte quelle realtà che, in un modo o nell’altro, concorrono a dare vitalità a questa città. Non credo sia un caso: Omero stesso, nell’Iliade, spesso definisce Priamo come un uomo ‘’dal grande cuore’’. Non so se la mia opinione circa un possibile dialogo (costruttivo e istruttivo, ça va sans dire) sia condivisa da altri, sinceramente non credo abbia molta importanza: temo che non riuscirò a farle cambiare idea (ma sarei davvero contento di sbagliare).
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