
Priamo ha di recente espresso la sua contrarietà circa una possibile moschea a Parma. Ci sono fondate ragioni per ritenere che Bocchi la veda come un cavallo di Troia nel cui ventre si nascondono fondamentalismo e crimini vari. E ci sarebbero anche, a dire il vero, fondate ragioni per essere d'accordo con lui. Per ora, infatti, l'Islam non ha raggiunto alcun accordo con lo Stato italiano, come è invece avvenuto per altre confessioni e religioni. E le ragioni non sono solo burocratiche: se è vero, infatti, che uno dei maggiori problemi risiede nella frammentazione della comunità islamica in Italia, variegata per provenienza e credenze, è innegabile, però, che seri dubbi permangono circa i finanziamenti, il rispetto di tutti i diritti sanciti dalla nostra Costituzione e il fatto che le funzioni possano effettivamente svolgersi in lingua italiana. Questo discorso, ovviamente, vale per l'intero territorio nazionale.
Andando oltre la descrizione della questione, però, cosa che Priamo evita accuratamente di fare, si nota subito che esistono due possibili strade per affrontarla. Affrontare, cioè, l'esigenza di milioni di persone di esercitare la propria libertà religiosa. La prima, quella implicitamente scelta dal Consigliere (per antonomasia), è di limitarsi a proibire, per poi magari strillare stupiti di fronte al proliferare di quei «centri culturali» che di culturale hanno poco e che sono a tutti gli effetti moschee camuffate.
La seconda strada, invece, sicuramente più faticosa da percorrere, porterebbe il Comune a considerare questo progetto come un'opportunità. Finanziamenti a parte, dovrebbe essere proprio il Comune a proporre un'area adatta, come del resto l'amministrazione attuale sta tentando di fare. A mio modo di vedere, comunque, la città potrebbe e dovrebbe sostenere una parte dei costi.
L'alternativa, in fondo, è tra l'accettare una realtà complessa e l'ipocrisia: non è più facile che soldi sporchi e personaggi discutibili transitino attraverso una rete di centri culturali anonimi e praticamente non controllabili, piuttosto che da luoghi di culto ufficiali, magari gestiti da religiosi e laici debitamente autorizzati dallo Stato, o chi per lui, a farlo? Ogni proibizionismo, in fondo, è destinato a fallire miseramente, alimentando proprio ciò che si proponeva di proibire.
Ma qui, forse, rischiamo di minare la base di tutta una vita, costruita su certezze che, evidentemente, non tengono conto del principio di causa-effetto e di altre elementari regole della logica. E quindi no, non siamo di fronte a una profetica Cassandra che ci avvisa della sciagura imminente che si annida nel cavallo, ma del solito Priamo, simpatico, eclettico, ma un po' ingenuo, come piace a noi.
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