Assegnato il prestigioso ''Premio internazionale della cultura'' a Wanna Marchi e a sua figlia Stefania Nobile. In Campidoglio, fra l'altro. E questo, a quanto pare, è stato sufficiente per scatenare la solita rincorsa al titolo più sensazionalistico. I profili social dei maggiori media ''istituzionali'', del resto, si sono da tempo adattati al ruolo che, fino a poco tempo fa, veniva interpretato da pagine come ''commenti memorabili'' o ''cronache di spogliatoio'': in fondo, il prestigioso premio in questione non è affatto prestigioso, e basta una rapida ricerca sul web per rendersi conto che si tratta dell'ennesima marchetta utile a chi vuole o ha bisogno di far parlare di sé. L'organizzazione non è altro che un portale attraverso il quale ci si fa pubblicità, a pagamento naturalmente. Le Marchi, madre e figlia, lo hanno utilizzato per sponsorizzare un modesto libro di cucina (chi, nel 2026, non ha all'attivo almeno un ricettario?). E si può arguire, dalla premiazione avvenuta, che l'importo dovuto agli organizzatori sia stato effettivamente pagato e che la fatica letteraria della Marchi senior abbia avuto i giusti e dovuti riconoscimenti. Ma, evidentemente, anche il Corriere ritiene tutto ciò uno scandalo: non si dovrebbe sporcare il buon nome dei premi letterari nostrani accostandolo alle due Marchi, e in Campidoglio per giunta! Severgnini deve essersi messo le mani fra i capelli... Purtroppo, o per fortuna, lo stesso, storico, giornale di via Solferino ospita spesso, nascosti fra articoli di pregio e no, subdoli trafiletti palesemente commissionati da personaggi che, per noia o mitomania (di solito un mix), scelgono di affittare un piccolo spazio nell'autorevole quotidiano. Perché sì, volendo si può acquistare uno spazio su un quotidiano nazionale, fattura inclusa, con tanto di società specializzate nell'intermediazione. E lo stesso si può fare nelle ancor più prestigiose fiere del libro, prima fra tutte ''più libri più liberi'', che mette all'asta i propri stand per poi indignarsi e fare la voce grossa se uno di quegli strategici avamposti della libertà di pensiero cade in mano ai cattivoni di Passaggio al bosco (che in effetti sono cattivoni, ma se l'unico discrimine è pagare: chi è causa del suo mal...). Per i premi letterari il discorso è diverso? Affatto, e non solo per il modesto e affatto prestigioso ''Premio internazionale della cultura'' assegnato alle Marchi, udite udite, in Campidoglio, sui colli fatali di Roma, ma per tutto l'apparato di eventi e rassegne che, in un modo o nell'altro, sopravvivono elemosinando quattrini da politica e imprenditoria, e non potrebbe essere diversamente. E quindi ci si indigna per il premio delle Marchi, ma non se Cruciani partecipa, come ha fatto, in veste di giudice a Miss Italia; ci si indigna per le ricette di casa Marchi e non per il famigerato ''pollo alla piastra'' della Canalis cui vennero dedicate due pagine centrali di un noto rotocalco (la Canalis consigliava, saggiamente, di cuocere il pollo in padella); ci si indigna, infine, per la dissacrazione del Campidoglio, coi suoi splendori passati e i suoi prestigiosi premi presenti, ma non per l'ormai ex ministro Sangiuliano che candidamente ammette (lui, giudice dello Strega) di non aver letto i libri in gara. Siamo di fronte, insomma, allo stesso cinismo che si usava per distinguere i pirati dai corsari: i primi venivano considerati criminali, mentre i secondi, agendo per conto di potenti finanziatori, spesso la passavano liscia. Wanna Marchi, poi, si cala bene nel ruolo di piratessa, una Jack Sparrow con le ciglia tatuate, e ancora di più sua figlia Stefania. In questa storia, la redazione del Corriere si candida, invece, a interpretare i subdoli e doppi agenti della compagnia delle Indie, che dei pirati avevano tutti i difetti senza suscitare nemmeno la simpatia che, spesso, i furfanti di professione riescono a guadagnarsi.
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