Anche il sindaco di Parma, Michele Guerra, si esprime nei sui canali social sulle elezioni di Midterm in Usa, ecco le parole scritte dal primo cittadino:
«È un buon giorno, davvero. I democratici hanno stravinto le elezioni di midterm e hanno ottenuto la maggioranza al Congresso, sia alla Camera sia al Senato. E vincono anche dove sembrava impossibile: in Stati tradizionalmente repubblicani come Kansas, Texas, lowa, Ohio e South Carolina. Non è solo una sconfitta elettorale. È la sconfitta di un modo di parlare, di trattare le persone e di pensare il mondo, che ha effetti tragici anche nelle nostre comunità. Il trumpismo ha fatto dell'arroganza un metodo: alleati considerati sudditi, regole cambiate a colpi di post, la minaccia usata come strumento di trattativa. L'idea che vinca chi alza di più la voce. Che la ragione stia sempre dalla parte del più forte. Stanotte milioni di americani hanno detto che non è così. Che la forza vera è un'altra cosa: è tenere insieme le persone, non metterle una contro l'altra. Le scelte di Washington, in questi due anni, non sono rimaste negli USA. Sono arrivate qui. Nella nostra economia, nelle nostre bollette (ce ne accorgiamo bene in queste settimane), nei bilanci dello Stato, dei Comuni, delle aziende sanitarie, delle imprese. Dai dazi, alle guerre iniziate in tutto il globo, mentre veniva da qualcuno, anche qui, reclamato un Nobel per la Pace. E poi c'è una lezione che riguarda anche noi. Guardiamo chi ha vinto. In Texas James Talarico, 37 anni, ex insegnante di scuola media, deputato statale e seminarista presbiteriano. In Kansas un pastore, Adam Hamilton, che riporta i democratici in uno Stato dove mancavano da 94 anni. In Ohio Sherrod Brown, 73 anni, tornato al Senato dopo una sconfitta. Storie diversissime tra loro. Un tratto comune: persone che conoscono la propria terra e ci mettono la faccia. Non si vince con la pancia dell'algoritmo. Si vince con persone radicate, forti, diverse, con le loro storie. Tocca anche a noi, adesso. All'Europa, che deve smettere di inseguire. E alle città, che sono uno dei luoghi dove la politica internazionale smette di essere astratta e diventa vita di ogni giorno.»
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