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“Tu se’ ombra e ombra vedi.” pronuncia Virgilio nel Purgatorio, ricordando al poeta Stazio, che si è inginocchiato per abbracciargli i piedi, la loro natura di anime intangibili. La condizione di ombre anonime dei due poeti è soltanto parziale, l’esistenza della loro persona è definita da ciò che hanno compiuto in vita, ma quel che la fa durare è l’ammirazione che Stazio ancora prova per Virgilio. Ne “Il cavaliere inesistente”, Italo Calvino racconta la storia di Agilulfo, il cavaliere che “non c’è”, perché è un’armatura vuota, e il cui “esserci” è talmente legato ai propri titoli cavallereschi e alle gesta eroiche che portano il suo nome che, nel momento in cui vengono messe in dubbio, diventa un’armatura priva di coscienza e scompare dal mondo, finendo vittima della sua stessa fama. La fascinazione insidiosa della fama è la stessa suscitata dal canto delle Sirene che, attraverso la celebrazione del nome e delle glorie, persuade gli eroi di essere ricordati e di essere veramente esistiti. Scrive Franz Kafka ne “Il Silenzio delle Sirene”, cogliendo invece la labilità di queste adulazioni, che “Le Sirene hanno un’arma ancora più terribile del canto, cioè il silenzio.” Quando infatti la melodia si conclude, coloro che l’hanno ascoltata sono condannati a divenire “un mucchio di ossa di uomini putridi, con la pelle che si raggrinza”, e cioè delle ombre mai esistite.
“Vieni, celebre Odisseo, grande gloria degli Achei, e ferma la nave, perché di noi due possa udire la voce. Nessuno mai è passato qui con la nera nave senza ascoltare dalla nostra bocca il suono di miele, ma egli va dopo averne goduto e sapendo più cose. Perché conosciamo le pene che nella Troade vasta soffrirono Argivi e Troiani per volontà degli déi; conosciamo quello che accade sulla terra ferace.”
Cantano le Sirene, nell’Odissea, accostando alla gloria di Ulisse i sentimenti e i dolori umani provati da Argivi e Troiani che appartengono all’intera “terra ferace”. L’eroe che “va sapendo più cose” è colui che ritrova il proprio vissuto, le proprie emozioni e il proprio dolore nelle storie altrui, e che comprende di esistere mentre mantiene vivi questi sentimenti umani. Le singole vicende, che portano il proprio nome o quello di altri, assumono in questo modo un carattere universale, e i loro protagonisti, come Stazio e Virgilio, possono eludere la condizione di ombra, conservando la propria identità.
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