Ieri, 14 settembre, si festeggiava il settantunesimo compleanno di Papa Leone XIV. La giornata del pontefice è iniziata in maniera ancora più speciale e splendida con l’inaugurazione di AQVA, la mostra sulla paura e sulla speranza che ha aperto il ciclo espositivo «Catastrofe e meraviglia». L’iniziativa segna un nuovo capitolo della centenaria missione di divulgazione della Biblioteca Apostolica Vaticana, struttura fondata nel Quattrocento, in pieno Umanesimo. La Biblioteca, proprio per l’epoca culturale in cui è stata ideata, non conserva soltanto opere teologiche, ma anche documenti e volumi appartenenti a ogni ambito del sapere, dalla cucina alla zoologia, dall’arte alla letteratura. Questa sua natura si ripropone oggi in una riflessione ampia e multiforme, commovente, secondo me, sulla paura e sugli elementi naturali quando sono intesi come specchio di essa. Quanto mai necessaria oggi.
Papa Leone XIV spegne una candela nella Biblioteca Vaticana, in occasione della cerimonia tenutasi nel giorno del suo 71° compleanno (@VATICAN MEDIA).
Don Giacomo Cardinali, viceprefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, commissario dell’attività espositiva, nonché tra i curatori della mostra, racconta a Radio Vatican News che la mattinata con il pontefice «è andata benissimo. È stata il coronamento di un lavoro durato un anno e mezzo. Infatti, il Papa, proprio un anno e mezzo fa, approvò l’installazione sulla facciata: un’opera monumentale di JR che misura 70 metri di lunghezza per 35 di altezza, con una superficie di 1.200 metri quadri. È un progetto estremamente impattante e meraviglioso. È la prima installazione di arte contemporanea in Vaticano dai tempi di Bernini».
Il focus di questo progetto, come spiega il viceprefetto, è una riflessione che la Biblioteca fa su se stessa: «Una specie di percorso di autoanalisi di cui poi può beneficiare chiunque. Il punto di partenza è stato decidere di riflettere sulle nostre paure, siccome la paura è una leva tremenda per gli uomini. E in effetti gli uomini sono fatti di paura e di tante altre cose. Inoltre, di questi tempi della paura si fa anche un uso strumentale. Per tutte queste ragioni la Biblioteca vuole dare il suo contributo allo sviluppo del pensiero attuale e della qualità di vita delle persone proprio attraverso la riflessione sulla paura» e aggiunge una cosa che mi colpisce nella sua semplicità e verità: «o fai finta che non ti riguardi (la paura), ma non funziona - lo ha detto pure Freud - oppure decidi di guardarla, e noi abbiamo preso questa strada».
Nell’intervista alla radio il viceprefetto spiega anche che: «Nei prossimi cinque anni, cinque cose sono state scelte dai bibliotecari, cinque cose che li terrorizzano profondamente, ed essi hanno sviluppato cinque percorsi che partono proprio da quelle paure, dalle catastrofi, per arrivare alla meraviglia. Vogliamo dimostrare che, se riesci a non farti inondare dalla paura, puoi uscire dal buio nella meraviglia».
La rassegna di quest’anno coinvolge tre artisti: l’artista francese JR, Bill Moran, tipografo americano, e Fulvio Pierangelini, uno tra i più grandi chef italiani, nonché scrittore.
Il primo tema è l’AQVA, ovviamente, perché «per i bibliotecari l’acqua è il panico assoluto». Provate a pensarci e a figurarveli durante un diluvio: il bibliotecario corre all’impazzata, in questo caso alzandosi la tunica, per andare a controllare che ogni finestra tenga e non si apra di botto; poi discende velocemente le scale con il batticuore e controlla che tutti i depositi siano asciutti; poi risale rapidamente attaccato al corrimano e si accerta che dal soffitto non ci siano perdite. Insomma, panico puro. «I bibliotecari sono tra le figure professionali più terrorizzate dall’acqua, anche dopo mesi di siccità totale, come è accaduto quest’estate.» Ironizza il viceprefetto.
Il percorso parte dunque dal panico assoluto: da quest’onda che sembra travolgere la Biblioteca e portarla via. I visitatori devono proprio entrare nella mostra dall’onda, attraverso un’opera di arte contemporanea che rappresenta la catastrofe, il “DILUVIUM” biblico, oggi reinterpretato da JR, che dichiara a Vatican News: «Quest’onda ci parla di quello che avviene nel mondo oggi con il cambiamento climatico, e anche con le onde di calore. C’è un legame anche con ciò che vediamo nell’intelligenza artificiale, perché questa intelligenza sulla quale non abbiamo un controllo totale sta assorbendo tutti questi libri, tutto questo sapere». Un vero e proprio cambio di paradigma che, partendo dall’evento biblico, passando poi per l’iconografia di Doré, arriva infine ad estendere e modificare il concetto stesso di catastrofe naturale.
Attraversata l’onda ed entrati nel percorso della mostra, si comincia con il ricordo dell’alluvione di Firenze, l’episodio che per antonomasia rappresenta quella paura nel rapporto tra libri e acqua. Quest’anno, il 4 novembre, ricorre infatti il sessantesimo anniversario di quel disastro. Il rapporto tra libri e acqua viene poi ribaltato esponendo tesori della Biblioteca che, invece, hanno con l’acqua un rapporto positivo: «A volte si tratta di monete, altre di manoscritti o libri a stampa, come un codice del IX secolo d.C. e un libro a stampa cinese degli inizi del Quattrocento», spiega il viceprefetto.
Papa Leone XIV saluta i presenti al suo arrivo per inaugurare la mostra “AQVA. Catastrofe e meraviglia” presso la Biblioteca Vaticana il 14 settembre 2026, giorno del suo compleanno. (Foto di CNS/Lola Gomez).
Sono esposti anche un mobile della Tipografia Vaticana, che contiene i caratteri di tantissime lingue diverse, e opere che non sono mai uscite dalla Biblioteca e che il pubblico non ha mai visto. Seguono le opere dei tre artisti, fino ad arrivare a un accesso virtuale al laboratorio di restauro, per spiegare al pubblico che «i libri si lavano» e che in Biblioteca si usa l’acqua come strumento di restauro. Infine, un’ultima installazione di JR.
Tutto quanto per arrivare all’obiettivo della mostra: attraversare la catastrofe, non fuggire e superare la paura.
Il viceprefetto spiega che, il prossimo anno, seguiranno la paura della luce e quella dell’aria, che sono elementi positivi per l’umanità, ma per i bibliotecari rappresentano una fonte di paura e affanno: se il sole arriva sui libri, infatti, li scolora e li spacca. L’anno successivo sarà dedicato al fuoco, nemmeno da spiegare, e quello dopo ancora ai microorganismi, agli insetti e alle tarme. L’ultimo anno, infine, sarà dedicato all’uomo, il più grande distruttore di libri attraverso la dittatura e la censura.
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