Negli ultimi giorni mi sono dovuto, per forza di cose, sorbire tante grandi letture. Quando vuoi fare lo psicologo partendo da zero, non si possono nominare la filosofia e i grandi pensatori del passato. Oggi ne vediamo due molto interessanti a parer mio! Sto parlando di Epicuro e del grande Marco Aurelio. Studiare, leggere e capire questi due è stato affascinante e allo stesso tempo faticoso. Ma vediamo subito cosa ci insegnano e perché sono ancora fondamentali oggi, millenni dopo. Partiamo da Epicuro. Nato sull’isola di Samo nel 341 a.C., si dice che già a 14 anni si interrogasse sul senso del caos. A quell’età io cercavo solo di non farmi travolgere dal mio; lui invece voleva decifrare l’universo. A 18 anni affronta la leva militare ad Atene e lì, per la prima volta, entra in contatto con la vita culturale della città, ancora fortemente ancorata alle scuole di Platone e Aristotele. È proprio qui che capisce di non essere in linea con quelle idee e comincia a costruirsi una visione tutta sua. Dopo aver saltato di città in città, Epicuro si stabilisce definitivamente ad Atene e nel 306 a.C. fonda la sua famosa scuola: il Giardino. In questa scuola erano ammessi tutti: uomini, donne e persino gli schiavi. Quando l’ho letto sono rimasto di stucco: non credevo che a quell’epoca qualcuno pensasse agli schiavi. Voto 10 per Epicuro ahah!! Come detto, Epicuro non si ritrovava negli insegnamenti di Platone e Aristotele e con la sua scuola cominciò a diffondere il suo pensiero. Piccola nota per essere precisi: aveva già provato ad aprire una scuola a Mitilene, ma ebbe contrasti con i locali e si trasferì. Peccato, non sanno cosa si sono persi!! Secondo Epicuro, l’uomo, la sua mente e la sua anima erano tormentati da quattro mali: il Quadrifarmaco. Paura degli dei, paura della morte, paura del dolore e assenza di piacere. Quattro bestie nere che, secondo lui, erano il risultato di false credenze tramandate nel tempo. Epicuro sosteneva che attraverso la filosofia, praticata correttamente, l’uomo potesse trovare pace e sollievo. A modo suo smontava la religione, e a mio dire lo possiamo definire un ateo in senso stretto. Le sue idee furono spesso mal interpretate: veniva considerato un profeta dei piaceri sfrenati, quando in realtà il suo obiettivo era equilibrare i piaceri. Una sua frase famosa recita: “Quando si è a un banchetto non bisogna aspettare la portata principale, ma godersi ogni pasto in modo da potersene andare quando si vuole senza rimpianto.” Più o meno diceva così. Io personalmente avrei fatto fatica nella sua scuola, perché nella mia vita ho sempre cercato il piacere più sfrenato: dal sesso alla droga, o più semplicemente lo sport quando ne ero fissato da ragazzo. Lui mi avrebbe detto: “Quello non è piacere, è schiavitù. Il piacere vero è ciò che ti lascia sereno il giorno dopo.” Chissà se sotto la sua ala sarei cresciuto più equilibrato. Sono nato troppo tardi, non lo sapremo mai! Voi lo conoscevate Epicuro? Secondo voi la sua scuola, la sua ideologia, è uno strumento valido oggi? Su quest’ultima domanda mi sono fermato un attimo perché mi ha messo in difficoltà. Oggi viviamo in un mondo completamente diverso dal suo: la gente rincorre standard elevatissimi, spesso irreali, e una buona parte della popolazione diventa ossessionata da qualcosa. Mi sono chiesto se riportarlo in vita sarebbe utile per rallentare un po’ i ritmi di questa società e tornare a godersi le cose con calma, senza esagerare. Se analizziamo la mia vita sotto la lente di Epicuro, si vede subito come le sue parole riuscirebbero a guidarmi in una via più corretta. Mettendo a prova la mia vecchia relazione, lui direbbe che spesso un amore se ne va per lasciar posto a qualcosa di più sereno ed equilibrato. Speriamo abbia ragione ahaha!! Se dovessi parlargli di mio padre, probabilmente mi direbbe di non sprecare energie nel cercare di cambiare gli altri, ma di accettarli per come sono. Se parliamo della mia depressione e del mio perenne stress, i consigli sarebbero molteplici: eliminare il superfluo, circondarsi di poche persone fidate. L’ultimo punto lo sto già facendo. 10 punti Grifondoro!! Per concludere con Epicuro, credo sarebbe stato un valido maestro per me e per la mia generazione. Lo vedo come un profeta della stabilità emotiva e materiale, e in momenti come questi un pensatore del genere tornerebbe molto utile. Ora passiamo a uno dei miei personaggi storici preferiti: Marco Aurelio. Nato in aprile come me, forse per questo mi piace così tanto, fu un grande, se non il più grande, imperatore romano. Nasce in una famiglia aristocratica dove riceve sin da subito buoni insegnamenti e un’ottima scolarizzazione. Viene istruito da Marco Cornelio Frontone e da Epitteto, uno dei massimi oratori romani. Con loro impara lo stoicismo, il controllo dei pensieri, le virtù e l’accettazione. Nel 138 d.C. l’imperatore Adriano si ritrova senza eredi e sceglie Antonio Pio come successore, obbligandolo ad adottare Marco e Lucio Vero. Marco entra così nella dinastia degli Antonini. Nel 140 d.C. diventa console e sposa la figlia di Antonio Pio, che gli dà molti figli, tra cui quello stronzo di Commodo. Chi ha visto Il Gladiatore sa perché è stronzo! Diventa imperatore nel 161 d.C. e inizialmente governa con Lucio Vero. Dopo la morte del fratello governa da solo, affrontando guerre, crisi, epidemie e tutto ciò che poteva andare storto. Famosissimo filosofo stoico, Marco Aurelio scrive le Meditazioni: un diario personale, introspettivo, viscerale, dove si rivolge a se stesso come un padre al figlio. La sua idea è semplice: i pensieri governano la mente e la mente deve governare i pensieri. Solo così si può vivere in pace. E lui di pace ne aveva assaporata poca: partecipò a due grandi guerre contro Parti e Barbari, subì la devastazione della peste che portò a una crisi dell’impero. Nonostante tutto, non si tirò indietro e mantenne sempre un comportamento propositivo: trasformava le difficoltà in occasioni per accrescere la sua virtù. Come imperatore fu davvero un figo: non governò con potere assolutistico, ma diede importanza all’equità e al senato. Ma non è il modo di governare che lo rende epico: è il suo livello di pensiero. Secondo lui la mente doveva governare i propri tormenti e lasciarsi andare alle cose che non si potevano evitare. Da qui la frase: “La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri.” Quanto avrei voluto conoscerti, Marco. Saresti stato un ottimo maestro per me, che di pensieri ne ho molti e non ho idea di come metterli in ordine se non scrivendo, proprio come facevi tu. Essere stoici non è cosa da poco: controllarsi davanti alle sfide più grandi è difficilissimo e io stringo la mano a chi ci riesce sempre. Io faccio fatica a controllare i miei pensieri, e su questo Marco mi direbbe di lasciar andare ciò che non posso controllare e di trasformare questo casino in una prova per diventare più virtuoso. Pensando a mio padre, forse le sue parole sarebbero: “Ogni uomo agisce secondo la sua natura. Non giudicare, comprendi.” E forse è quello che devo fare: sedermi, ascoltare, accettare che non tutto può andare come vogliamo. Per me è molto difficile. Mi viene difficile soprattutto quando cerco di dare ordine al caos che ho in testa, e Marco direbbe che se non lo possiamo controllare dobbiamo lasciarlo andare. Ma come fai a lasciar andare una fetta così grossa della tua esistenza? Come si fa a dare forma a una realtà distorta dai ricordi e dalle malelingue? Come faccio, Marco!? Forse mia madre è un ottimo esempio. L’ho vista piangere solo alla morte dei suoi genitori, ma con me in casa, con il problema che ho io, è sempre rimasta tutta d’un pezzo. Forse da una parte sbaglia perché si tiene tutto dentro, certo, ma provate voi ad avere un figlio come me e non andare nel panico, non crollare, non gettare la spugna. Lei forse non incarna tutti gli elementi di Marco Aurelio, ma di sicuro sa trasformare il dolore in un motore di spinta senza arrendersi. Ho molto da imparare da Marco Aurelio e ancor di più da mia madre. Non so come fosse Marco versione padre, ma so com’è mia madre, e posso garantirvi che sfiora la grandezza di questo grande personaggio.
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