Finora abbiamo parlato della filosofia nella parte europea del continente, guardando la Grecia e Roma, e io mi sono chiesto, mentre rileggevo i miei appunti, "ma come la pensavano i nostri amichetti con gli occhi a mandorla dall'altra parte del continente?" Ovviamente, sono andato alla ricerca, e ho approfittato delle vacanze per studiarli abbastanza bene da potervi dare la mia visione delle cose e, forse, qualche consiglio. Come sempre partiamo dalle cose più antiche e man mano veniamo avanti. Mentre nella Grecia antica si usava la ragione per raggiungere livelli superiori, nell'antica Cina si pensava più all'equilibrio, alla giusta condotta e all'armonia. Ora non voglio rompervi le balle con le solite menate storiche e gli elenchi di date e luoghi, anzi, cercherò di rendere tutto un po' più frizzante e divertente. Cominciamo quindi con gli inizi. In Cina tra il VI e III secolo a.C. ci fu un periodo di grande scompiglio politico, ma fu anche la culla di diverse scuole di pensiero. Questo periodo viene chiamato appunto CENTO SCUOLE DI PENSIERO: un casino di gente, perché già all'epoca erano tanti, che si mise a chiedersi come mai siamo al mondo? Da dove veniamo? E cose del genere, insomma, le classiche domande che si pongono tutti appena alzano il naso al cielo. Noi oggi ne affronteremo 2 di queste scuole di pensiero, le più famose e quelle che hanno lasciato di più il segno. Molti di voi le conosceranno o conosceranno i loro maestri, ma conoscete anche le maniere per applicare tali pensieri e forme? Lo scopriremo aahaha! Cominciamo quindi con il primo personaggione di oggi, Confucio!! Il nostro amico fu il pensatore più influente nella Cina antica e il suo sapere è stato scritto sui DIALOGHI(LYNYU). Viene descritto dai molti come un uomo dalla forte integrità morale, un educatore, un politico e un pensatore, ovviamente. Nasce nel 551 a.C. in un periodo che i cinesi chiamano PRIMAVERE E AUTUNNI, cioè periodi di forte instabilità politica ed esistenziale. Confucio voleva in quel periodo che i regnanti seguissero la "Via Dei Re Antichi", nient'altro che un ideale di saggezza e giustizia. Secondo Britannica, Confucio non costruì un sistema teorico rigido: i suoi insegnamenti sono aforismi, dialoghi e risposte che guidano verso il “junzi”, l’uomo superiore che vive con integrità. Ma andiamo più a fondo e scopriamo cosa pensava il nostro ninja antico. Per lui era dovere di un uomo prendersi cura di se stesso ogni giorno. Per lui una buona persona era una persona equilibrata, benevola, rispettosa e di rettitudine. La ricerca contemporanea conferma che nella tradizione confuciana la moralità non è innata: è un processo di coltivazione quotidiana, fatto di disciplina, autocontrollo e relazioni etiche. Queste erano le qualità che insegnava il nostro caro Confucio. Per lui, infatti, l'uomo non nasce buono ma lo diventa attraverso gesta e comportamenti corretti verso se stesso e verso gli altri. Ora la domanda fatidica, come facciamo ad abbinare queste forme di pensiero alla storia mia personale per trarne delle conclusioni che mi aiutino a stare meglio? Io credo di averne 2 su 4. Sono una persona benevola e rispettosa con le altre due. Con le altre due ho un po' più di difficoltà, ma ci sto provando, dai! Essere equilibrati è diventato sempre più difficile in questo mondo e fare ciò che è giusto e non ciò che conviene, beh, lo sappiamo, l'occasione fa l'uomo ladro! Io credo che l'equilibrio si raggiunga solo dopo la rottura del corpo e dell'anima. Quando rimettiamo insieme i pezzi per stare bene. Da questi pezzi poi nasce la rettitudine perché credo che quando sei stato distrutto puoi ricomporti come vuoi, lasciare a terra i pezzi con gli angoli troppo acuminati e raccogliere solo quelli smussati nel senso giusto si intende. A conti fatti, però, non sto andando tanto male come credo. In fin dei conti sto lavorando su me stesso, sto lavorando sul rapporto con gli altri, sto cercando di controllare quella parte di me che spesso mi trascina in grossi guai, quindi, a mio avviso, almeno Confucio un po' sarebbe contento di me!! Eppure sento qualcosa di strano in Confucio, un’idea che mi accarezza la mente come se lui stesso fosse il primo a dover imparare a padroneggiare queste doti e queste arti per poterle insegnare. Lo vedo come un filosofo delle RESPONSABILITÀ e una di queste era portare il suo insegnamento il più in alto possibile. Il secondo super personaggio di oggi è un compare di Confucio, ovvero il mitico Laozi!! Per chi non lo conoscesse, beh, ho delle brutte notizie, perché nessuno lo conosce davvero. Non siamo nemmeno sicuri che sia esistito o meno, un po' come Jesus Christ!! MDPI conferma che la figura di Laozi è avvolta nel mito: ciò che conta non è la biografia, ma la forza del suo pensiero, che ha influenzato la cultura cinese per oltre 2500 anni. Si dice che, stanco della corruzione del suo paese, Laozi decise di lasciare la Cina, ma, arrivato al confine europeo, una guardia gli disse: "Non puoi lasciare il paese senza prima lasciare un insegnamento". Così, come la leggenda narra, Laozi si mise a scrivere il TAO TE CHING, 81 capitoli scritti in malapena 5000 caratteri, ma con frasi e aforismi che si studiano ancora oggi. Quindi, dato che si studiano ancora oggi, perché non vediamo un po' di cosa parlavano? Per Laozi vige la regola del "non forzare" o "Wu Wei", dato che la sua linea di pensiero era quella per una libertà interiore. Secondo Libertatis, il Wu Wei non è inerzia: è un principio di efficacia non coercitiva, una forma di azione che nasce dalla spontaneità e dalla naturalezza. Come molti altri suoi colleghi filosofi, la pace la si raggiunge solo smettendo di cercarla e, nel mio caso, la guarigione è un processo che devo mettermi in testa: è naturale, non può essere forzato. Quando cerco di dare un senso a tutto, di controllare tutto, il sentore che non è mai abbastanza, il mio amico Laozi mi direbbe che sto remando controcorrente e che dovrei lasciare che le cose accadano senza prenderne il pieno controllo. Per Laozi la nostra mente è come un lago. Più lo agiti, più diventa torbido; più lo lasci in pace, più l'acqua rivelerà il suo fondale. Per lui la saggezza è quella a forma di bambino, spontanea, diretta, non offuscata dalle malizie dell'uomo ambizioso e, soprattutto, questa vi piacerà molto, secondo lui, un essere umano buono è un essere umano capace di essere come l'acqua, morbido, flessibile, umile, ma che, al momento giusto, riesca a scavare la roccia!! Devo essere come l'acqua, quindi! Flessibile senza spezzarmi, morbido con le persone senza permettere loro di trafiggermi, umile nel dire ho sbagliato via e ora ne scelgo un'altra, ma nel frattempo, goccia dopo goccia, scalfirò la pietra e, caro mio Laozi, arriverò dove voglio!
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