Ogni tanto capita qualcosa che mi faccia stupire di quanto sia piccolo il mondo e, più in particolare, di quanto sia piccola la mia città.
«T'ò dìtt e stradìtt, Pärma l'è un paéz.» Mi risponde mio padre ogni volta che gli faccio notare qualche strana coincidenza. Devo ammettere che ha ragione: Parma è piccola, claustrofobica, ma anche piena di magia. Tizio conosce Caio, che conosce Sempronio, che, guarda caso, conosce te.
Ma Parma cerca sempre di restare al passo, non vuole avere niente meno degli altri e, in effetti, ci riesce. Ha i bar, i cinema, a volte i luna park, i fast food, le discoteche e un bowling. Ma ha solo questo?
Assolutamente no. La mia città è anche imbevuta di storia. Pensate che, oltre alla bellezza dei monumenti e dei castelli, ha anche un eretico personale. E nemmeno uno di quelli da poco.
L’eretico tutto parmigiano di cui voglio parlarvi si chiama Gherardo Segarelli e si presume sia nato dalle parti di Ozzano Taro nella prima metà del XIII secolo. Il primo riferimento a un anno specifico lo si trova grazie a Fra Salimbene de Adam, ovvero il 1260, anno in cui Gherardo, perlomeno secondo il frate, cerca di entrare nel convento dei frati minori di Parma. Tenta l’ingresso proprio una ventina d’anni dopo rispetto a quando era iniziata la costruzione di San Francesco del Prato, requisita e trasformata in carcere secoli dopo da Napoleone Bonaparte. Ma questa è un’altra storia e forse ne parleremo un domani.
In ogni caso, proprio in quell’anno il nostro non ancora eretico viene rifiutato, forse per le umili origini. E qui Gherardo – mi diverto a pensare io – non ci sta: se lui vuole vivere una vita che si ispiri agli apostoli, che nessuno osi impedirglielo. Da quel momento distribuisce i propri beni e inizia a vagare per la provincia esortando alla penitenza.
E qui arriva un fatto molto interessante. Fra Salimbene, che nel suo racconto rispettosamente polemico non arriva mai a usare la parola eretico, descrive l’ignoranza di Segarelli attraverso il modo in cui egli esortava alla penitenza. Non avrebbe mai detto «Penitentiam agite!» (Mt 3,2), ma lo avrebbe storpiato in un «Penitençagite» insieme a una lunga serie di gaffe interpretative della Scrittura.
Chi come me ha apprezzato Il nome della rosa, si ricorderà del personaggio di Salvatore che «parlava tutte le lingue, e nessuna». Ricorderà il modo in cui ripeteva quella stessa frase storpiata che rivelava il suo passato trascorso al seguito di una figura assai più conosciuta tra gli eretici medievali: Dolcino da Novara. Ma ogni cosa a suo tempo.
Quando pensiamo agli eretici, forse ci immaginiamo una corsa contro il tempo da parte delle istituzioni ecclesiastiche locali per bruciare tutti sul rogo. Ma non è sempre così. Per Gherardo, che nel frattempo ha accumulato un bel seguito e la stima del vescovo Obizzo Sanvitali, le cose vanno diversamente. Nel 1264, sappiamo che viene accordata la carità a questi fratres qui dicuntur Apostoli, che però restano autonomi e assolutamente non istituzionalizzati. Nel 1269 invece, viene raccomandata la carità alla controparte femminile, le sorores apostolorum. Come premio per le donazioni si concede addirittura l’indulgenza per quaranta giorni. Grazie ai provvedimenti si nota così l’iniziale apprezzamento che viene riconosciuto al movimento forse fondato, di certo mai presieduto, dal nostro non ancora eretico.
Per un periodo, i seguaci di Gherardo vengono supervisionati dall’abate cistercense di Fontevivo, sotto diretto consiglio di Alberto da Parma. Viene loro vietato di creare conventi e di congregarsi in case. È concesso però di vagare tenendo capelli e barba lunghi e di chiedere singolarmente ospitalità per la notte. Va ricordato che il movimento si diffonde quasi a macchia d’olio: da Parma a Fornovo, per poi arrivare in Emilia e nelle Marche, vicino Ancona.
Gli anni passano e tutto prosegue senza problemi. Come cantava Orietta Berti, «Finché la barca va, lasciala andare.» Tutto questo fino al 1286. In quell’anno papa Onorio IV emana una lettera chiamata Olim felicis recordationis, che, basandosi sul Secondo Concilio di Lione del 1274, impone alle autorità ecclesiastiche di assimilare i membri in altri ordini mendicanti. In caso di rifiuto, essi avrebbero dovuto abbandonare la carriera di tollerati predicatori abusivi, pena il carcere. Segarelli stesso finisce incarcerato in quell’anno.
La serie di interventi papali continua quasi ininterrotta fino al 1296 e nel frattempo intervengono anche gli inquisitori. Nel 1294 vengono bruciati sul rogo quattro membri, due uomini e due donne. Gherardo invece viene condannato al carcere perpetuo. Le accuse che vengono rivolte ai componenti di questa aggregazione sono un po’ i grandi classici dell’eterodossia: simulazione di santità, riunioni occulte, predicazioni contro la Chiesa di Roma e perché no, pure qualche attentato alla fede della gente comune.
Nel 1295 Segarelli perde il proprio alleato più prezioso, dato che Obizzo Sanvitali viene trasferito a Ravenna. Un anno dopo, infatti, iniziano gli interrogatori e i processi giudiziari che lo porteranno alla morte sul rogo il 18 luglio del 1300. Quarant’anni di carriera bruciati in un colpo solo.
La vicenda del povero, letteralmente, Gherardo si conclude qua, ma di certo non l’esperienza pauperistica evangelica della gente comune. Ritorno a parlare brevemente de Il nome della rosa e di Dolcino da Novara, perché è proprio quest’ultimo a prendere le redini del movimento. Si era avvicinato circa nel 1290 e, alla morte del presunto fondatore, gli viene passato il testimone. Sette anni ricchi di eventi, poi nel 1307 viene giustiziato pure lui.
Chi ha letto il capolavoro di Eco ricorderà un’altra curiosità. Nel romanzo, l’ordine (mai riconosciuto dalla Chiesa romana) viene presentato come un focolaio di ribellione contadina e, in effetti, sotto la guida di Dolcino si passa da una piccola schiera di predicatori erranti a mandrie di predicatori che si spostano in gruppo e contrattaccano quando necessario. Il cambiamento è incredibile. Forse è anche per questo che il secondo è diventato più famoso rispetto al nostro eretico di Ozzano Taro.
Fonti:
Merlo, Grado Giovanni, Eretici ed eresie medievali, Bologna, il Mulino, 2023.
https://www.treccani.it/enciclopedia/gherardo-segarelli_(Dizionario-Biografico)/
https://www.sanfrancescodelprato.it/blog/2019/02/01/san-francesco-del-prato/
https://www.treccani.it/enciclopedia/dolcino_(Dizionario-Biografico)/
© Punto e Virgola