Il prezzo del pane, il peso del mondo
Prima di cominciare questo pezzo vi devo ammettere che ho versato qualche lacrima. E no, non erano lacrime di coccodrillo anzi, ho pianto a dirotto come spesso succede quando mi sfugge il controllo delle cose. Per la precisione ho pianto perché mi sono sentito addosso tutto il peso della famiglia, del mondo. Nato nella povertà, con l’acqua che entrava in casa quando pioveva troppo, fin da subito capii che volevo qualcosa di più di quella squallida vita. Oggi mi rendo conto che tanto di ciò che cerco già lo avevo mancando però dei mezzi per riconoscerlo il classico tarlo che si infila in testa e ti ripete che si stava meglio da piccoli. Ma ne siamo davvero sicuri? Io non ricordo un’infanzia molto bella tutt’altro! A parte l’acqua in casa, che puzzava di fogna e marcio, ricordo che i soldi non bastavano mai e, capitava spesso di mangiare riso e patate perché quello passava il convento e spesso aspettavo mia madre che tornava dal ristorante magari con un pezzo di pizza o del risotto avanzato e quella era la nostra cena regale: gli avanzi degli altri! Avanzi che ora io non voglio più! Non ho la puzza sotto il naso, ma so bene da dove vengo e so che in tanti fallirebbero dove io e la mia famiglia, mia madre per la precisione, è riuscita ad andare avanti.
Mamma, sei una donna forte: la più forte, però lasciatelo dire, lo so, hai sofferto! Hai lavorato tanto per tenermi coperto sotto questo cielo da dove piovono bombe. L’ansia che mi inghiotte, la paura di non essere forte come te! Il lavoro, un amico furbo che ti ruba la gomma, poi quando cresci ti piega e ti viene la gobba a suon di sgobbare, lavorare a luci spente sperando un giorno di brillare. Ti ha fatto male. Ci ha fatto male.
Ricordo i sabati e le domeniche distanti, quando al ristorante era pieno e il mio tavolo era vuoto. Ne ho fatto un dramma: una madre che non ti sta accanto diventa un’arma da usare contro di lei quando non ti puoi sfogare con chi sta più in alto. Crescendo sto capendo che non avevo capito.
Numeri mensili, stipendi crollano in un mondo che si affoga di stronzate. Non voglio farne parte. Voglio fare arte da un’altra parte. Però mi son fatto fottere anch’io. Il lavoro mi ha preso in ostaggio, ora mi chiamano libero professionista, io che non so fare un cazzo e senza soldi non vado da nessuna parte. Non avevo capito questo strano giochetto del lavoratore e del padrone. Il padrone c’è sempre anche quando sei in proprio, si chiama stato!
Io come specchio di questa generazione che vuole scardinare le regole, la rivoluzione, la distruzione, l’abolizione di questo sistema marcio dentro e splendente fuori. Ho chiesto al cielo un’opportunità per salvare la mia famiglia, non credevo che per farlo avrei dovuto mettere in palio me stesso.
Vuoi i soldi? Va bene! Li avrai, ma ti costeranno tempo, momenti, rinunce, sacrifici e dolore. Tanto dolore. Dolore per ciò che non vedrai nascere, dolore perché per spezzare le catene devi rinunciare ai tuoi di sogni, dolore perché ci arrivi sempre così vicino ma non la sfiori mai, la luna.
Ed ora parlo proprio a te, luna. Ieri splendevi alta nel cielo, una piccola nuvola ti faceva da contorno. Ora tu dimmi se tutto ciò è possibile!? Diventare altro, diventare un altro per avere ciò che voglio.
Ogni volta che sto per crollare apro la porta della camera da letto di mia madre e la guardo dormire e mi dico: “Se lei riesce a dormire con tutti i grandi pensieri che ha, chi sono io per arrendermi?” Devo farlo. Sono rimasto l’unico maschio in casa, qualcuno deve pur difendere il territorio.
Come i lupi con i corvi, cerco un legame che vada oltre queste cose e che mi serva da ancora quando arriverà il momento dove rischierò di cadere di nuovo nel buio. Per dirla tutta, in questo paese non dovremmo nemmeno lamentarci tanto vedendo cosa c’è in giro, però credo proprio che nel vedere lo schifo che c’è in giro ti faccia venir voglia di mettere l’intero paese a soqquadro per risistemarlo. Non so se mi spiego.
Non voglio parlare di politica, non è il mio campo, però son del parere che qualche ghigliottina, com’è già successo, non farebbe male. Spargere un po’ di sangue per la patria non è mai cosa sbagliata. O mi sbaglio io? Forse mi sbaglio. La guerra porta sempre altra guerra. Il fatto è che noi non siamo una specie tanto pacifica anzi, proviamo un sadico piacere nel vedere le sofferenze altrui e più aumenti di rango più le persone diventano numeri su una mappa tattica. 10000 morti? Un’operazione ben riuscita! Ma rimaniamo nel mio, nel più piccolo.
Come già detto, lavoro in una S.P.A. e vedo numeri e grafici ogni giorno. Voi pensate che quelli che progettano quei grafici o che li spiegano stiano li a guardare davvero cosa c’è dietro ogni singolo numero? A nessuno frega un cazzo! Soldi, soldi, soldi! Arriviamo sempre li. Viviamo in un’epoca che ci prende ci spreme il più possibile e dopo ci butta via! Ho parlato con un mio cliente l’altro giorno che mi spiegava come il suo lavoro pian piano sta morendo. Lui, assieme al figlio, ripara e sistema apparecchi elettrici dalle tv, alle lavatrici fino ad arrivare alle lavastoviglie. Ora, mi dice l’uomo, non è più possibile riparare niente perché tutto è costruito per avere un ciclo di vita finito in modo che tu ne vada a comprare ancora, Obsolescenza programmata! Così si chiama quando crei qualcosa fatto per rompersi. Ora lui è un esempio di un quadro molto più grande che riguarda tutti noi. Perché se da una parte siamo vittime inermi al sistema dall’altra siamo anche ciò che lo alimenta. Per darvi un’idea più chiara uno smartphone su tre viene cambiato quando è ancora perfettamente funzionante e la cosa peggiore è che lo cambiamo per moda non per una vera necessità. Poi c’è anche da dire che il 77% degli europei preferirebbe aggiustare piuttosto che ricomprarne uno nuovo ma purtroppo come detto prima le cose sono fatte per rompersi e essere ricomprate. Così facendo entriamo in un loop infinito che non smette mai di auto alimentarsi.
Torniamo al nocciolo della questione. Perché alla fine di tutto questo giro di parole sono qui per parlare di stipendi, di vita media per non dire mediocre. Ho cominciato questo pezzo per denunciare quello che ormai è sotto gli occhi o il tappeto di tutti cioè, la vita costa, costa sempre di più e noi guadagniamo sempre di meno. Con stipendi fermi all’Italia dei mondiali del ‘86 e un potere di acquisto sempre minore io mi chiedo fino a che punto il mio paese sia disposto a sopportare in silenzio! Perché l’aiuto non arriva mica dal cielo, quelli sono gli americani, che dal cielo di certo non lanciano aiuti. Per quanto ancora noi giovani dovremo sentirci dire che “Ah ai miei tempi si lavorava duro e si portava il pane a casa” certo ai tuoi tempi nonno mio adesso il pane costa come l’oro se paragonato a ciò che serve. La carne piena di merdosi steroidi e schifezze chimiche e volata alle stelle non ho qui sotto lo scontrino della spesa ma la carne di cavallo eravamo sugli 8 euro per tre bistecche non so se rendo l’idea!!
Non voglio essere mia madre o meglio, non voglio rinunciare tanto quanto ha rinunciato lei. Sono orgoglioso della donna che mi ha messo al mondo che con 900 euro al mese mandava avanti tutta la baracca. Non voglio essere come lei non per cattiveria ma semplicemente perché non è accettabile una vita del genere. Quante partite di calcio si è persa mia madre? Solo per lavorare in una cucina che non riconosceva nemmeno i suoi anni di esperienza e bravura!? No grazie! Io i figli voglio godermeli e se scrivere ciò che penso in giro da qualche parte può aiutarmi a raggiungere quell’obbiettivo beh, eccomi qui! Io scriverò sempre e presto o tardi darà i suoi frutti.
Non rinunciate mai ai vostri sogni! Sono l’unica cosa che ci rende speciali in un mondo di replicanti!
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