
Sono tornato dalle ferie pochi giorni fa. Il rientro è stato un trauma che sto ancora smaltendo.
Vivere 10 giorni con mia sorella, dopo 7 anni che non ci vedevamo, mi sembra troppo e troppo poco al tempo stesso.
Mi devo ancora riprendere. Ho ancora nelle orecchie le urla dei bimbi e le canzoni cubane del bar vicino alla piscina del complesso.
Mi sento ancora la pelle tirare dalla salsedine, sento ancora le onde avvolgermi nel loro freddo abbraccio atlantico.
Detto questo, volevo parlarvi di un fatto che mi è successo e che mi ha dimostrato quanto informarsi bene sia una cosa d'obbligo prima di fare certe scelte.
Parto dall'inizio. Ho scritto due libri circa due anni fa. In realtà sarebbe uno solo, ma per via della lunghezza mi sono ritrovato a doverlo spezzare in due per raggiungere i parametri di Amazon. Vi dico subito la verità quei due libri non hanno venduto un cazzo in pratica. Ne ho regalati molti, ma poi si sa, la bella recensione o quanto meno la lettura reale del libro non sempre è garantita. In questo caso non ci fu né una né l'altra.
Questo, però, non è un mio grande problema o rimpianto: in fondo, ho scritto per liberarmi, per cominciare una cosa e portarla a termine, per lasciare un segno che un giorno forse verrà notato tra le miriadi di libri per bambini su internet.
Ora voi direte "Cosa c'entrano le ferie con il libro?" ed è una domanda legittima perché fino a qui sembrano due cose scollegate, ma ora vi spiego.
Mentre ero da mia sorella a Tenerife, stavo passando le foto dal suo telefono al mio pc per poterle fare spazio, appunto, sul telefono che ormai con 22 mila foto si stava impallando.
Mentre faccio tutto ciò, aspettando che si carichi la barra verde che prima segna sette minuti poi diventano tre ore, mi arriva una notifica da Linkedin. Io non ci faccio subito caso di solito sono richieste di collegamento oppure proposte di lavoro pagato poco per giunta.
Finita la parte tecnica delle foto, entro su Linkedin e trovo un messaggio privato. Aprendolo, scopro un'immagine di quella che sembra una mail dove vi era scritto che Netflix aveva valutato il mio libro Il Mostro di Kerkin per un adattamento cinematografico. In pratica mi stavano dicendo che con il mio libro volevano fare una serie tv o un film.
Immaginate la mia prima reazione, quella di mia sorella soprattutto entusiasta della cosa.
Io mangiai subito la foglia e mi dissi che forse era troppo bello per essere vero, ma mia madre mi precedette e mi disse: "a volte è bello anche sognare". Rileggo bene il testo e mi dico: cavolo, c'è scritto proprio quello che ho capito. Vado a vedere il profilo di questa persona e nel profilo appunto si evince che lei lavora esternamente a Netflix e fa ricerca di autori per produrre nuovo materiale per la piattaforma. Tutto sembra credibile come le solite cose americane. Avevano anche una mail molto simile a quella reale di Netflix o associata.
Il palco cadde alla mia risposta al messaggio. Io chiedo a questa utente quale parte del libro le è piaciuta di più; da lì in poi nessuna risposta con successivo cancellamento della chat.
Io sentitomi preso per il culo e con la frase di mia madre ancora in testa decido di informarmi meglio.
Ovviamente era una truffa e ovviamente quella mail non esisteva o quantomeno non era una proprietà di Netflix.
Mi sono informato meglio sul modus operandi di Netflix e ho scoperto che Netflix contatta agenti o editori, ma non l'autore direttamente. Non hanno nessun compartimento che si dedichi alla ricerca di autori o libri da adattare.
In più, Linkedin è pervaso di account che imitano altri account. In pratica, questa molto probabilmente non esiste nemmeno oppure esiste ma fa un altro lavoro. I messaggi diretti, le mail fuorvianti sono all'ordine del giorno in questo tipo di truffe.
Tutto questo ha un carattere planetario perché io ho citato Netflix, ma potrei dirvi HBO o Amazon Studios.
Su BookScreen.pro ho trovato questa notizia, ovvero il Dipartimento di Giustizia USA ha arrestato nel 2025 gli operatori di PageTurner Press: avevano rubato 44 milioni di dollari a oltre 800 autori, fingendo di essere collegati a Netflix e altri studi.
44 milioni con meno di 1000 persone. Questo è preoccupante. Ormai chi scrive ha talmente smania di arrivare che quando gli viene proposta una cosa del genere ci casca subito perché l'idea di un adattamento cinematografico di ciò che hai scritto cazzo fa gola a tutti no? In più i documenti sono scritti bene; a volte sembrano uguali, ma se andiamo bene alla ricerca troveremo il tranello. Perché poi diciamocelo, un libro che ha venduto forse 20 copie può davvero essere preso in considerazione da Netflix? Certo, ho visto film orrendi basati sulla storia di un libro, però credo sia un po' come Harry Potter: il libro è sempre più bello del film.
Ed è proprio qui che voglio fermarmi un attimo, perché quello che mi è successo non è un episodio isolato, non è una sfortuna personale, non è un colpo di sfiga capitato a me mentre ero in ferie. È un fenomeno planetario, una macchina che gira da anni e che si nutre della fame degli autori emergenti, della loro voglia di essere visti, letti, scelti. E allora, se devo lasciare un segno, che sia almeno un segno utile: una piccola guida per chi scrive e sogna, per chi ha un libro nel cassetto e un’illusione nel cuore.
La prima cosa da sapere è semplice: le grandi piattaforme non ti cercano. Non ti scrivono in privato, non ti mandano email con loghi patinati, non ti contattano su LinkedIn con frasi tipo “abbiamo valutato il tuo libro”. Netflix, HBO, Amazon Studios parlano solo con agenti, editori, case di produzione. Se ti arriva un messaggio diretto, è già un campanello d’allarme. Non sei stato scelto: sei stato puntato.
La seconda cosa è ancora più importante: le truffe non sembrano truffe. Non sono scritte male, non hanno errori grammaticali, non ti chiedono soldi subito. Sono studiate, calibrate, costruite per sembrare vere. Usano nomi reali, profili credibili, email che imitano quelle ufficiali. Ti fanno credere che qualcuno, da qualche parte, abbia letto il tuo libro e ci abbia visto un potenziale. È la trappola perfetta: ti colpiscono dove sei più vulnerabile, nel punto esatto in cui la tua ambizione incontra la tua solitudine.
La terza cosa è questa: se non sanno citarti una scena, non hanno letto niente. È la domanda che li manda in tilt, la domanda che li smaschera. “Quale parte del libro ti è piaciuta di più?” Silenzio. Cancellazione della chat. Fine della magia. È il momento in cui capisci che non eri stato scelto: eri stato adescato.
La quarta cosa è la più dolorosa da accettare: la fame degli autori è il carburante delle truffe. Chi scrive sogna. Chi scrive spera. Chi scrive si immagina già sul set, già nella sala di montaggio, già con il proprio nome nei titoli di coda. È umano. È naturale. È inevitabile. Ed è proprio per questo che le truffe funzionano: perché ti promettono la scorciatoia che non esiste, il salto che nessuno può garantirti, la consacrazione che nessuno può regalarti.
La quinta cosa è un dato, e i dati non mentono: nel caso PageTurner Press, 44 milioni di dollari sono stati rubati a 800 autori. Quarantaquattro milioni. Ottocento persone. Gente che ha pagato per un sogno, gente che ha creduto a un’e-mail, gente che ha pensato “perché non io?”. E invece no. Non loro. Non tu. Non nessuno.
La sesta cosa è la più importante di tutte: un libro non diventa un film perché qualcuno ti manda un messaggio. Un libro diventa un film perché ha un agente, un editore, una struttura, un pubblico, una storia che cammina da sola. E sì, a volte succede che un libro minuscolo diventi un film gigantesco. Ma non succede mai così. Non succede mai con un DM. Non succede mai con una mail sospetta. Non succede mai con un profilo che sparisce appena fai una domanda.
E allora, se devo lasciarvi qualcosa, è questo: non credete alla scorciatoia. Credete al lavoro. Credete alla lentezza. Credete alla vostra voce. Perché quella, almeno quella, non ve la può rubare nessuno.
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