È stato un grande spettacolo, come tutta la vita di Giuseppe Grillo.
«Noi abbiamo impostato la puntata sapendo benissimo che dovevamo solo offrirti il palcoscenico, com’è giusto che sia», ammette Fedez durante la nuova e attesissima intervista a Beppe Grillo, uscita ieri sui canali di Pulp Podcast. In effetti, Grillo passa l’intera puntata come fosse un fiume in piena, un vulcano di idee, d’altronde come è nel suo stile, ma questa volta con una vena filosofica più marcata: un disincanto estremo, un’ironia tagliente ed esilarante, la solita amara saggezza. Difficilissimo da arginare in un unico articolo, anche se ha parlato per appena un’ora. Tanto difficile che abbiamo pensato di raccogliere, in questo pezzo, solo alcune delle dichiarazioni più interessanti e, attraverso il link qui sotto, rimandarvi direttamente alla puntata intera del podcast, l’unico modo per farvi un’idea più chiara del pensiero di un Grillo ormai quasi ottantenne. L'intervista parte con una tensione enorme, il primo argomento di cui parla Grillo è suo figlio Ciro. Ce lo chiedevamo tutti, se avrebbe avuto il coraggio di aprire in questo modo il suo cuore: «L'ho visto maturare così: con questa spada di Damocle sulla testa. Si è laureato con 110 e lode in Giurisprudenza, ha messo su famiglia, ha una bambina stupenda e ha una moglie straordinaria. Studia per diventare avvocato penalista e gridare al mondo la sua innocenza. Vuole difendersi da solo». Infatti, nel 2025, dopo tre anni di indagini e di dibattimento processuale, Ciro Grillo e i suoi tre amici genovesi Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria sono stati ritenuti colpevoli di violenza sessuale. La vicenda risale alla notte tra il 16 e il 17 luglio 2019, in Costa Smeralda, nella villa della famiglia Grillo. Due giovani donne denunciarono, alcuni giorni dopo, lo stupro. La difesa dei tre indiziati ha sempre sostenuto che le ragazze fossero consenzienti e capaci di intendere e di volere. A Ciro Grillo fu data la condanna più pesante, 8 anni, alla fine del processo di primo grado.
D'un tratto, il fondatore del Movimento 5 stelle disinnesca l’enorme blocco di tensione, dando il via allo show e scalando le marce del ritmo, passando dalla prima alla sesta: «Che giorno è? che data è? Me lo chiedono ogni giorno i miei familiari per capire se ho l'Alzheimer. Dieci per cinque? Dieci per cinque? quali sono le tre parole che ti ho detto?». E, con quella voce unica e i soliti sguardi esilaranti, l'ascoltatore non riesce a trattenere una risata spontanea, e non ci riuscirà per tutta la puntata. Il video è iniziato da appena cinque minuti e Grillo sembra ancora in forma smagliante, tanto che, dopo pochissimo, tira fuori dal cilindro l'argomento che tutti aspettavamo: «Come faccio io a fondare un partito ed organizzarlo? Non ho il potere e la voglia né di farlo, né di organizzarlo. Io posso dare degli straordinari spunti sulle cose da fare, sull'ambiente e sulla religione.» e su quest’ultima si sofferma per molto tempo: «Guardate come entra ora la religione nell'economia e nella finanza, come queste ultime sembrano essere la stessa cosa. Questo carattere forte della religione è dovuto al fatto che, a Gerusalemme, non si è mai costruito un manicomio. La religione è il morbo di Alzheimer della filosofia». Continuando a parlare di trascendenza: «Abbiamo bisogno di credere in qualcosa che non vediamo, siamo predisposti, abbiamo neuroni e sinapsi che si attivano solo con la preghiera» afferma grillo e chiude il suo pensiero sull'intelligenza artificiale: «L'algoritmo, probabilmente, e sono felice di ciò, sancirà la fine della nostra specie. L'intelligenza artificiale impara, mentre la democrazia è una cattiva allieva. Siamo rimasti fermi a delle istituzioni rimaste al paleolitico, circondati da una tecnologia che vorticosamente ci gira intorno in un presente vorticoso; e non ti muovi più di lì: Vai indietro.» e quindi si rivolge all'attualità, seppur con scarso entusiasmo: «Ecco perché ci buttiamo nel fascismo, nel nazionalismo, nella bandiera, nella patria: queste sono malattie infantili.» Di qui, Grillo affronta il tema dello straniero e della conseguente crescita della xenofobia: «Lo straniero non esiste, esiste il povero. Lo straniero, quando ha i milioni nell’home banking, lo prendono e gli fanno la cittadinanza in cinque giorni.» Subito dopo, il discorso si sposta sul confronto politico e sull’imminente campagna elettorale: «Oggi le persone intelligenti si nascondono. Hanno paura di confrontarsi con qualcuno di questi qui: uno su tutti è Vannacci. Il futuro di Vannacci sono le domande stupide. Il futuro di Vannacci sono le domande con un sottile astio sottinteso, sono le contestazioni che lo portano a guadagnare voti. Vannacci è come una decalcomania, che più le sputi addosso e la inumidisci più s'appiccica. Qua ormai il problema è diventato il calo totale della conoscenza e delle conoscenze.» E poi rivela, di fronte al pubblico, la quintessenza della sua natura: «Io ho vissuto di parole.» Arriva dunque una delle battute più particolari della puntata: «Dopo la battuta sui socialisti (durante il suo monologo, Grillo ironizzò su un viaggio in Cina dell'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi e del dirigente socialista Claudio Martelli, immaginando il loro stupore nel trovarsi di fronte a un miliardo di persone iscritte al partito ma senza nessuno da cui "rubare", NDR) mi dissero, “C'è qui Craxi che vorrebbe parlati. Devi scusarti subito”». Grillo torna quindi a parlare del progetto politico da cui era partito, insieme a Gianroberto Casaleggio: «Io progettavo una cosa nuova. Avevo bisogno di una classe dirigente nuova, volevo che si limitassero gli stipendi e i mandati in parlamento. Preferivo politici dilettanti che si occupassero di temi nuovi, piuttosto che politici esperti che si occupassero di temi vecchi» Da qui, il discorso si allarga alle opinioni e al modo in cui affrontiamo i problemi: «Siamo sovrastati dalle opinioni. Anneghiamo nelle opinioni. Anneghiamo nelle soluzioni dei problemi. I problemi si risolvono perché passano di moda. Abbiamo gente che vorrebbe adattare la realtà al proprio pensiero.» E ancora, sulla libertà: «La libertà non interessa più a nessuno. La libertà di pensiero? Non ne usufruisco. La libertà di associazione? Mi stanno sui coglioni tutti. La libertà di religione? Non credo in niente.» Il ragionamento prosegue sulla società e sulla fiducia: «Vi rendete conto che non ci fidiamo più nessuno? Noi stiamo chiudendo a chiave la nostra società. Se non sappiamo cos'è diventato il lavoro, come possiamo conferire del valore ad esso?». Poi torna sul Movimento e, in generale, sulla politica contemporanea: «Non ho rimpianti. Oggi il movimento è in mano all'uomo che sussurrava ai cavilli, al Reverendo Jones, ci sono queste persone che si agitano dentro un movimento che di progressista ha solo la paralisi della mente, progressiva appunto. Non c'è uno che prospetta un'umanità nel 2050. Il 2050 sul simbolo l'ho fatto mettere io per non disperdere i valori originari.» E poi quella che sembrerebbe essere una stoccata a Giuseppe Conte: «Non ho mai trovato una persona intelligente che non fosse ironica». Poi, in uno slancio di ottimismo: «Andiamo verso un caos straordinario, belìn.» Il discorso si sposta quindi sulle divisioni sociali e sulle categorie che, secondo Grillo, stanno scomparendo: «La divisione sta scomparendo: uomo e donna, bambini e adulti. Non vedete gli adulti come sono scemi? L'infanzia non è una condizione biologica, è un'idea. Ma che idea d'infanzia abbiamo? Il pudore è scomparso, la divisione tra uomo e donna, tra animali e uomini, tra pubblico e privato è scomparsa». E, infine, arriva una riflessione sulla morte, sulla paura e sulla propria esperienza personale: «Ho paura, ho perso quasi tutti i miei amici. Io ho necessità di confrontarmi con qualcuno. Mi darebbe fastidio morire da scemo. La mia morte dovrebbe essere un finale epico, da palcoscenico. Se Giovanna d'arco fosse morta scivolando nella doccia non se la sarebbe cagata nessuno. Tutti i grandi della storia hanno fatto un danno immemorabile socialmente, da Gengis Khan a Napoleone.»
E di qui un’amara constatazione: «Le rivoluzioni nascono con le idee di sinistra e terminano con i governi di destra». Perché si nasce incendiari e si muore pompieri. Sul Movimento 5 Stelle precisa: «Io non ce l'ho con il Movimento 5 stelle, sono persone nuove, dicono anche delle cose buone e fanno anche battaglie giuste. Parliamo di uno spirito che non c'è più. Non vedo una rinascita del Movimento con i suoi valori originari.» Poi parla del proprio rapporto con il presente e con la curiosità: «Io, per me, lo dico egoisticamente, sono molto entusiasta di questo periodo storico. La curiosità è la mia molla. Ma purtroppo, non ho più il pubblico, quindi scrivo per me.» E arriva anche una riflessione su Dio e sulla creazione: «Dio ha fatto la creazione… io gli avrei detto anche di fare tutto un po’ più vicino ed ordinato. Dio dovrebbe farsi un po' di esame di coscienza.» Poi una stoccata micidiale ai giornali di Angelucci, lo stesso gruppo editoriale che sembra interessato a rilevare il podcast di Fedez e Marra: «La cosa che mi terrorizza è che i giornalisti di destra parlano bene di me. Rimango sconvolto.» Sulla televisione e sul giornalismo d'inchiesta, infine, afferma: «All’interno della trasmissione Report le indagini venivano fatte come se volessero arrivare a un punto prestabilito.» E chiude con una considerazione sull'editoria: «Non ci sono più editori puri.» Quanto c’era mancato Beppe!
Ps. Vi preghiamo di dargli uno spazio in televisione, anche se sappiamo che rischierebbe per finire nuovamente censurato dai soliti “coglioni di corte”.
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