Punto&Virgola
  • home
  • mensili
  • categorie
  • autori e autrici
  • playlist
  • lavora con noi
Instagram
No Kings: università, proteste e deportazioni negli USA
No Kings: università, proteste e deportazioni negli USA

No Kings: università, proteste e deportazioni negli USA

autore
Clara Dall’AglioClara Dall’Aglio
pubblicazione
14/06/2025
categoria
SocietàSocietà
tempo di lettura
tag
usausauniversitàuniversità
Paesi
🇺🇸Stati Uniti

“Nessuno che vi sorvegli, nessuno che vi opprima!” diceva Bertolt Brecht in Vita di Galileo, riflettendo sulle ingerenze del potere nei percorsi della conoscenza.

Le sue parole rimangono attuali, soprattutto quando i più grandi organi che producono sapere dipendono economicamente e sono costretti dalle mani dei potenti. E’ così che si è arrivati al conflitto tra le maggiori università americane e il governo statunitense. Nel corso dell’ultimo secolo queste istituzioni hanno sviluppato un legame strettissimo che ha permesso un veloce progresso scientifico in tutti i campi dal dopoguerra in avanti. Le università - si parla delle Ivy League, le migliori del paese, come Columbia, Harvard, Yale, Brown, Princeton, Dartmouth - pur essendo istituzioni private hanno accettato miliardi di dollari di investimenti federali; così hanno potuto crescere, creare tanti poli di ricerca, seguire ospedali e progetti, ma facendolo sempre a condizioni esterne a loro.

Durante il 2024 molte di queste facoltà, che ospitano i più grandi pensatori di tutto il mondo, sono state attraversate da proteste, occupazioni e rivendicazioni da parte del corpo studentesco per denunciare il genocidio in corso a Gaza e tagliare le relazioni con aziende e progetti di ricerca che lo supportano. E’ successo lì come anche in tanti altri paesi europei e del mondo. Gli interessi degli studenti sono stati mostrati davanti agli occhi di tutto il pianeta - la canzone di Macklemore Hind's Hall prende il nome da un plesso della Columbia così rinominato dagli studenti in onore di Hind Rajab, bimba palestinese uccisa da Israele - ma quello del suo benefattore più grande, il governo americano, sì è poi fatto sentire di conseguenza. In particolare l’amministrazione Trump recrimina alle università una rinascita di antisemetismo e un’indottrinazione ideologica; su queste basi ha tagliato i fondi federali.

Le risposte sono state diverse.

La Columbia, dopo la minaccia di tagli fino a 400 millioni di dollari se non avesse ridotto la libertà di espressione e protesta nel campus, ha ceduto. Ha posto il dipartimento di studi mediorientali sotto la sorveglianza di un organismo federale, poi ha vietato l’uso delle mascherine per proteggere le identità di chi protesta e ammesso la polizia nel campus universitario per arrestare gli studenti. E molti sono stati gli arresti e le deportazioni, tra cui ha ricevuto particolare risonanza mediatica il caso di Mahmoud Khalil.

Harvard non si è invece piegata alle richieste del governo e quando ha visto tagli di fondi fino 2,7 miliardi di dollari ha reagito con una causa legale contro l’amministrazione. La risposta è stata di nuovo netta: il governo statunitense ha revocato la possibilità per Harvard di ammettere studenti internazionali, perciò non è più possibile per l’università sponsorizzare le visa J, F e M, i permessi di soggiorno per motivi di studio.

Lo scontro contro le università e soprattutto la loro componente “non americana” si iscrive in un contesto più ampio di fermi e deportazioni per tutti gli “illegal aliens” presenti sul suolo americano.

Dall’inizio del mandato di Trump, la linea è stata fissa e irremovibile su questo: chiunque non fosse cittadino o residente legale negli Stati Uniti non ci poteva stare. Anche la campagna mediatica è stata forte, le operazioni non si sono certo svolte al buio, dai video delle persone prossime alla deportazione in catene, alle foto nel carcere di massima sicurezza di El Salvador dove ora molte si trovano (non tutte, anzi molte, con giusti motivi, come Kilmar Abrego Garcia). Si sono moltiplicati gli arresti a studenti che avevano preso parte alle proteste contro il genocidio a Gaza, che ne avevano scritto o parlato. Ma tanti altri sono stati i casi di persone prelevate dalle strada a qualsiasi ora del giorno o della notte perché il loro status di residenza era messo in dubbio; si tratta soprattutto di persone razzializzate, quindi latine o afrodiscendenti.

Chi si occupa di questo? Si tratta di ICE (Immigrations and Customs Enforcement), un’agenzia federale - riceve dal governo 8 miliardi annui, per avere un metro di paragone -  che si occupa di confini e immigrazione, che sta arrivando a colpire sempre più persone seguendo la linea del governo di rimuovere qualsiasi persona illegale. Lo sta facendo sorprendendo chi si reca ad affrontare il colloquio per il permesso di soggiorno, separando famiglie e andando ad arrestare anche bambini e ragazzi (un esempio qui).

Il malcontento rispetto a queste politiche è sempre più diffuso, anche in centri storicamente più allineati ai repubblicani. In questi giorni è specialmente la California che, di nuovo, sembra bruciare. La protesta contro l’ICE è iniziata a Los Angeles il 6 di giugno: la manifestazione pacifica si è subito fatta più tesa a causa dell’intervento della polizia e, più avanti, quando il governo federale ha chiamato circa 2000 truppe della Guardia Nazionale (i riservisti dell’esercito) e i Marines a intervenire. Da quel momento si sono moltiplicati gli arresti dei manifestanti, le aggressioni anche verso la stampa ed è stato imposto un coprifuoco (dalle 8 di sera alle 6 di mattina).

Il governatore della California, il democratico Gavin Newson, si è opposto all’intervento della Guardia Nazionale, iniziando una causa legale contro l’amministrazione Trump: “Donald Trump’s violation of the U.S. Constitution is an overstep of his authority” [La violazione della Costituzione da parte di Donald Trump oltrepassa la sua autorità].

Intanto le manifestazioni contro le deportazioni continuano in altre città, come Austin, Washington D.C., San Francisco, Dallas, Denver, Philadelfia, Seattle, Boston, New York, Chicago. La situazione, e il clima di tensione, sono lontani dall’essere risolti.

Seguendo la stessa linea, tra il 14 e 15 giugno, le proteste nelle principali città americane hanno assunto un nome differente: No Kings. E’ un aperta e diretta denuncia al forte autoritarismo che il presidente ha esercitato dall’inizio del suo mandato, convogliato nella giornata del 14, quando si è tenuta una parata militare in onore dei 250 anni dell’esercito e - casualmente - del compleanno di Trump. Questa coincidenza insomma non è passata in sordina, anzi, ha solo dato una motivazione maggiore al malcontento dei cittadini, espressa nella frase “No Kings in America” (qui un reportage).

Tra i due eventi della giornata di sabato quello organizzato dal presidente è sicuramente stato molto più scarsamente partecipato, se pure la spesa pubblica per la realizzazione sia stata tra i 18 e i 33 milioni di dollari - stanziamento interessante da un governo che si affanna a tagliare qualsiasi spesa.

Intanto quest’anno è il decennale dall’uscita del musical Hamilton, uno dei più grandi successi della storia americana recente, amatissimo in ogni angolo del paese. Il tema è storico, si narra la nascita del paese dopo l’indipendenza dal re dalla prospettiva di uno dei suoi padri fondatori, Alexander Hamilton. Questo personaggio, insieme a tutti gli altri fautori degli Stati Uniti, sono rappresentati sul palco solo e strettamente da uomini neri o latini e una delle frasi più note dello spettacolo è “Immigrants, we get the job done!”.

Ancora una volta le persone vanno in una direzione che non è quella dei loro rappresentanti eletti e il distacco tra il potere e il popolo continua ad allargarsi nel paese.

tra le fonti utilizzate:

By Alan Blinder Trump Has Targeted These Universities. Why?By Alan Blinder Trump Has Targeted These Universities. Why?

https://edition.cnn.com/us/live-news/la-protests-ice-raids-trump-06-11-25

https://www.ilpost.it/2025/05/22/trump-vieta-iscrizione-studenti-internazionali-harvard/

BBC News Mass protests against Trump across US as president holds military paradeBBC News Mass protests against Trump across US as president holds military parade

Autore

Clara Dall’AglioClara Dall’Aglio

Potrebbero interessarti:

Attentato a Sigfrido Ranucci Attentato a Sigfrido Ranucci
Attentato a Sigfrido Ranucci
23/10/2025
One Piece e rivoluzione One Piece e rivoluzione
One Piece e rivoluzione
13/10/2025
PartirePartire
Partire
07/10/2025
蒸発 o estetica della scomparsa 蒸発 o estetica della scomparsa
蒸発 o estetica della scomparsa
07/10/2025
L’ultimo primo giorno: la scuola che ci insegna a vivereL’ultimo primo giorno: la scuola che ci insegna a vivere
L’ultimo primo giorno: la scuola che ci insegna a vivere
07/10/2025
As autumn colors fallAs autumn colors fall
As autumn colors fall
07/10/2025
Cremona in piazza per la Global Sumud Flotilla Cremona in piazza per la Global Sumud Flotilla
Cremona in piazza per la Global Sumud Flotilla
07/10/2025
La gabbia si è arrugginita: sui media, oggiLa gabbia si è arrugginita: sui media, oggi
La gabbia si è arrugginita: sui media, oggi
07/10/2025
Boxe contro l’assedio Boxe contro l’assedio
Boxe contro l’assedio
30/09/2025
La cicatrice del campioneLa cicatrice del campione
La cicatrice del campione
29/09/2025

Dello stesso autore:

Lettera di presentazione della direzione editoriale Lettera di presentazione della direzione editoriale
Lettera di presentazione della direzione editoriale
07/10/2025
Sul Genocidio Sul Genocidio
Sul Genocidio
07/10/2025
Il circo dei sogni - Petit Cabaret 1924 Il circo dei sogni - Petit Cabaret 1924
Il circo dei sogni - Petit Cabaret 1924
18/09/2025
Charlie Kirk e la violenza di armi da fuoco negli USACharlie Kirk e la violenza di armi da fuoco negli USA
Charlie Kirk e la violenza di armi da fuoco negli USA
11/09/2025
Una docile fibra spinta da nostalgiaUna docile fibra spinta da nostalgia
Una docile fibra spinta da nostalgia
15/07/2025
No Kings: università, proteste e deportazioni negli USANo Kings: università, proteste e deportazioni negli USA
No Kings: università, proteste e deportazioni negli USA
14/06/2025
Che senso ha lottare se i giganti nemmeno ti vedono? Recensione “Don Chisciotte” Teatro al ParcoChe senso ha lottare se i giganti nemmeno ti vedono? Recensione “Don Chisciotte” Teatro al Parco
Che senso ha lottare se i giganti nemmeno ti vedono? Recensione “Don Chisciotte” Teatro al Parco
13/06/2025
Serve ancora il pride? Intervista a Jules Ricci Serve ancora il pride? Intervista a Jules Ricci
Serve ancora il pride? Intervista a Jules Ricci
09/06/2025
Storie che ci cambianoStorie che ci cambiano
Storie che ci cambiano
19/05/2025
La vita è resistenza e la resistenza è vitaLa vita è resistenza e la resistenza è vita
La vita è resistenza e la resistenza è vita
15/04/2025
Punto&Virgola

home

mensili

articoli

arte

cultura

politica e cronaca

racconti e poesie

rubriche

società

locale

lavora con noi

Parma | Reggio Emilia

InstagramXTiktok