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Dalla Palmaria a Gaza: la rotta invisibile dell'industria bellica italiana
Dalla Palmaria a Gaza: la rotta invisibile dell'industria bellica italiana

Dalla Palmaria a Gaza: la rotta invisibile dell'industria bellica italiana

autore
Lorenzo Menozzi Lorenzo Menozzi
pubblicazione
14/08/2025
categoria
SocietàSocietà
tempo di lettura

2

Mi volto verso La Marina di Manarola salutando il paese e vecchie conoscenze incontrate per caso sul molo. è l’inizio di due giorni in solitaria lungo uno dei tratti di costa più belli d’Italia, dalla Palmaria a Sestri Levante, che dopo aver esplorato per più di cinque anni consecutivi, ogni anno mi chiama, chiedendomi di addentrarmi con maggiore cura e attenzione in quelle acque turchesi non raggiungibili da terra, in cerca di storie, grotte e cormorani, di nuove prospettive da cui scorgere la costa e il mare infinito.

Pagaiare è un'azione profondamente meditativa, galleggiare è come volare, sospesi su una superficie in costante movimento decine di metri sopra al fondale marino.

Sotto quello specchio sterminato si nasconde un mondo ancora inesplorato, che profuma di costante mistero, che brulica di vita, polmone blu del nostro pianeta.

Un mondo che stiamo contaminando sempre di più.

C'è un’economia che stona ai margini di un’area marina protetta e di un paesaggio di rara bellezza, ricco di biodiversità.

L’industria bellica.

Enormi strutture di ferro si ergono a La Spezia e il loro eco si propaga fino a Riva Trigoso, dove Fincantieri occupa per metà una baia meravigliosa incorniciata sullo sfondo dalle verdi colline, fiancheggiata da Valle Grande, importante corridoio verde.

Pagaio da Manarola a Levanto, raccolgo circa 10 kg di plastica. Ogni tanto mi fermo per riposarmi e ripararmi dal sole, giocando con la risacca nelle grotte buie. I suoni vibranti del mare che ribolle schiacciandosi sul fondo nero sonano come un mantra ancestrale che riconduce alle viscere della terra.

Musica feconda degli elementi da cui nacque la vita.

Supero punta Mesco, alcune capre camminano tranquillamente sulle scogliere verticali smuovendo piccoli sassi che precipitano in acqua.

La roccia si tramuta costantemente, ora tagliente e affilata poi tondeggiante e levigata dalle onde, piccole baie si alternano a promontori e scogli solitari che emergono dal mare.

Raggiungo Riva Trigoso al calare del sole, l'indomani, Ecco Fincantieri.

Un'economia che agli inizi dello sviluppo industriale portava lavoro, quando si guardava al futuro con poca lungimiranza, poco importa quello che si produce, l'importante sono i posti di lavoro. Oggi la prospettiva non sembra essere cambiata, anche se i posti di lavoro sono drasticamente diminuiti.

Quando l'economia è forte la si segue, la si cavalca, ci si investe.

Poco importa se si producono armi o caramelle.

Dal 27 settembre al 2 ottobre a La Spezia ci sarà SeaFuture, una fiera per le grandi aziende dell' industria bellica, per il riarmo, un salone della morte.

Mi trovo ora a Tuzla, oggi 11 agosto 2025, alle 11:30 come ogni mese dal 1995, anno del massacro della kapija, un numeroso gruppo di donne si raduna per commemorare la strage.

In questi giorni stiamo incontrando tanti attivisti che si battono per la giustizia, per la regolamentazione delle emissioni delle centrali di carbone, per il diritto di asilo dei migranti, portando avanti con coraggio e perseveranza battaglie ecologiche e umanitarie ignorate dalle istituzioni.

L'attivismo è l'unica vera forma di espressione politica e di partecipazione attiva in un mondo in cui l'economia e i soldi dettano le regole.

Per questo dal 27 settembre al 2 ottobre sarà fondamentale supportare le iniziative e le manifestazioni che si stanno organizzando contro il SeaFuture, a La Spezia.

Le morti di Gaza portano il marchio di aziende Italiane, le stesse che saranno a La Spezia a fine settembre.

Nel libro Per La Pace Perpetua, Kant sostiene che l'unica via per raggiungere la pace è l'abolizione degli eserciti, perché l'aumento delle risorse belliche porterà sempre alla competizione delle potenze militari e al conflitto armato.

Viaggiando ore in macchina e canticchiando Woody Guthrie mi viene in mente Bob Dylan: How many times must the cannonballs fly before they're forever banned?

La risposta non è nel vento, è nelle nostre mani, nella nostra volontà di identificare e opporsi all'ingiustizia, resa lecita e spesso invisibile da un sistema necrofilo e corrotto!

Autore

Lorenzo Menozzi Lorenzo Menozzi

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